“Romanamente” Vol. 11. Libia: Come l’Italia valorizzò i deserti in Africa

Undicesimo volume della collana storico-coloniale “Romanamente”. Il nuovo dossier “Come l’Italia fascista valorizzò i deserti in Africa” è dedicato alle opere agricole in Tripolitania (Libia) realizzate a partire dagli anni Venti con il governatore Volpi, seguito da De Bono e Badoglio.

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00_dx copiaStefano Jacini, ministro dei lavori pubblici dal 1864 al 1866, disse: “Non il solo pane esce dalla terra lavorata, bensì un’intera civiltà”.
Su queste basi si fondò quella che l’Italia fascista considerava la “battaglia decisiva”: la conquista della terra per il popolo italiano, basata sulla politica agraria nelle terre d’oltremare.
Infatti osservò Siniscalchi ne “Le concessioni demaniali in Tripolitania” che si doveva “consolidare a tutti i costi, l’occupazione militare con la conquista economica della terra”.
Inizialmente, tra il 1911 e il 1922, questo fu reso difficile per la precaria e instabile situazione politico-militare nella quale versava la Libia, da cui la sfiducia da parte di possibili imprenditori di investire capitali.
Fu per il primo il Governatore Volpi che creò un vasto demanio di terreni seguito da una mirata legislazione per la concessione della terra tenendo conto dei grossi investimenti iniziali necessari e i redditi a lunga scadenza.
Gli succedette il generale Emilio De Bono, “aspiro – disse – ad un solo blasone: quello del contadino”, il quale proseguì l’avvaloramento agrario ai fini del popolamento.
Dopo di lui il Maresciallo Badoglio il quale proseguì l’opera dei suoi predecessori: “a me non restava che calcare la via segnata dai miei predecessori”.
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11 thoughts on ““Romanamente” Vol. 11. Libia: Come l’Italia valorizzò i deserti in Africa

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