Libia. Quel che resta di “Crispi”. Da villaggio agricolo a città fantasma

Tra i maggiori progetti realizzati da Italo Balbo, Governatore della Libia (1934-140), vi è sicuramente la realizzazione, nella colonia nordafricana, della strada costiera detta “via Balbia” (chiamata così dopo la sua morte). Duemila chilometri di strada asfaltata che collegava la Libia da est a ovest dalle frontiere egiziane a quelle tunisine.
L’obiettivo della litoranea non era solo soddisfare le esigenze militari ma anche risolvere le urgenze economiche, commerciali e turistiche della colonia.

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Per portare a compimento l’insediamento coloniale Balbo aspirava a far insediare un numero di ventimila coloni all’anno per un periodo di cinque anni. Il progetto infatti mirava ad insediare un totale di 500.000 italiani in Libia entro gli anni Cinquanta.
Una rapida operazione di predisposizione e organizzazione delle terre destinate al nuovo piano mirava anche a risolvere il problema della disoccupazione italiana e ad affrontare l’affollamento della popolazione nelle zone rurali. Con il Regio Decreto n. 701 del 17 maggio 1938 il governo stanziò i fondi necessari per la realizzazione dei nuovi servizi relativi agli edifici pubblici e alle abitazioni agricole.
Una parte dello stanziamento venne dedicato all’Istituto Nazionale Fascista per la Previdenza Sociale (INFPS) e l’Ente per colonizzazione della Libia (ECL), entrambe istituzione che curarono questi progetti.
Solo nella provincia di Tripolitania, nell’anno 1938-39, l’INFPS e l’ECL realizzarono circa 1.800 unità abitative distribuite tra i villaggi “Crispi” e “Gioda”, situati nei pressi di Misurata, nel villaggio “Breviglieri”, nella zona di Tarhuna, in “Oliveti” e “Giordani” nella periferia di Tripoli e in “Bianchi”, nella zona di Taghrina.
Le nuove abitazioni dei villaggi agricoli erano composte da tre o quattro camere, una cucina, un bagno, un soggiorno, due terrazze, una cantina, un pozzo e un’aia per gli animali. Tutti i nuovi insediamenti erano dotati della rete idrica ed elettrica.

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“Appare chiaro che si può dedurre che Balbo, col suo dinamismo e fervore politico, diede inizio al più importante periodo di intenti volti a realizzare gli sforzi italiani di creazione della “quarta sponda” (proclamata col RDL del 09-01-1939). Da questo punto di vista, il governatore sembra avesse avuto intenzione di fondare una colonia forte e moderna. Una strategia ben precisa, questa, consistente nell’offrire un’immagine dell’Italia più benevola, amichevole e solidale, e nel dimostrare di essere colonizzatori moderni ed evoluti. Con ciò si può azzardare che la Libia di Balbo si sarebbe potuta costituire, riferendosi alle infrastrutture agricole e stradali, a pieno titolo sulla falsariga dell’Italia se non fosse scoppiata la seconda guerra mondiale.”1

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Il villaggio colonico “Crispi” (oggi Tamina) nei pressi di Misurata venne progettato dagli architetti Giovanni Pellegrini e Umberto Di Segni. Il nuovo villaggio, sorto nel deserto, per “i ventimila” partiti da Genova il 29 Ottobre 1938, aveva la chiesa, la scuola e il cinema. Suddiviso in 370 poderi di circa 10 ettari ciascuno, ospitò i coloni italiani fino a quando non vennero cacciati da Gheddafi. Oggi il villaggio è in totale stato di abbandono.

di Alberto Alpozzi
Foto © Abdulaziz al Nairi – Si ringrazia per la collaborazione Mofawak Hawas

NOTE
1. Mustafa Younis, I progetti di costruzione e l’infrastruttura extra-urbana nella Libia balbiana, Eunomia – Rivista semestrale di Storia e Politica Internazionali, VIII n.s. (2019), n. 1, 49-67

GALLERIA FOTOGRAFICA ESTERNI – VILLAGGIO CRIPSI (TAMINA) LIBIA – FOTO © ABDULAZIZ AL NAIRI

GALLERIA FOTOGRAFICA INTERNI – VILLAGGIO CRIPSI (TAMINA) LIBIA – FOTO © ABDULAZIZ AL NAIRI

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