Chi era il Gioda che diede il nome ad un villaggio agricolo della Libia? LIBRO

LIBRO Mario Gioda. Armare i cervelli e temprare gli spiriti, di L. Bonanno, Eclettica Edizioni, 2021 (652 pagine, € 22,00)

Nel 1938 in Libia a sud di Misurata avviene la costruzione del villaggio agricolo Mario Gioda, progettato dall’architetto Umberto di Segni. Il villaggio agricolo era chiuso da tre lati da edifici, con l’ultimo lato che dava sulla strada. Era composto da case coloniche, poderi, pozzi, servizi secondari come stalla, magazzino, forno, concimaia, rete di distribuzione e canalizzazione acqua per irrigazione. La costruzione degli edifici era in senso antiorario a partire dal lato sud. Qui un edificio ospitava la sede della milizia fascista e degli organi municipali, mentre al piano superiore gli uffici del Fascio. Altri tre edifici, non direttamente affacciati sulla piazza, ospitano le abitazioni degli insegnanti, le scuole, l’ambulatorio. Ad ovest la scuola e la chiesa (intitolata a S. Agostino) con annessa sacrestia, battistero, canonica e ufficio del parroco. A nord della piazza si trovano le botteghe degli artigiani e i locali per il mercato al coperto. Tutte queste costruzioni hanno gli ingressi rivolti verso la piazza, al cui centro si trova una fontana in cui da sei getti fluiscono fiotti abbondanti d’acqua (circa 4000 litri al minuto). La cerimonia di inaugurazione avviene alla presenza del Re Imperatore, delle autorità politiche in rappresentanza del Segretario del Partito e di una delle figlie del Gioda, e si conclude con la prima trebbiatura del grano del villaggio Gioda.

Ma chi era questo Mario Gioda a cui si intitolò il villaggio. Lo scopriamo attraverso la biografia, la prima a lui dedicata, scritta da Luca Bonanno, edita da Eclettica Edizioni. Gioda era un torinese, tipografo, giornalista, prima anarchico, per diventare interventista durante la Grande Guerra e trovare, come sbocco naturale, la presenza in piazza S. Sepolcro per la nascita dei Fasci di Combattimento, dopo pochi giorni fonderà il Fascio di Torino. L’autore affronta tutta la vita del Gioda, con i suoi passaggi politici testimoniate da citazioni nei numerosi giornali su cui collaborò. Con l’entrata del De Vecchi all’interno del Fascio di Torino nascono forti contrasti, il Gioda repubblicano, fortemente antimonarchico, non può accettare alcune svolte volute dal De Vecchi. Quando l’ambiente sembra rasserenarsi e dopo pochi mesi dall’elezione da deputato (voluto fortemente da Mussolini) alle elezioni del 1924, Gioda muore causa leucemia contratta durante la Grande Guerra (nel libro sono presenti anche diverse citazioni del diario, mai pubblicato, scritto durante l’impegno al fronte).

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IL LIBRO:
Luca Bonanno ricostruisce tutta la vita di Mario Gioda dalla nascita ai primi lavori come tipografo, dalla Grande Guerra all’approdo nelle file del Fascismo e l’elezione a deputato del 1924, fino ad arrivare alla sua morte pochi mesi dopo. Ma non stiamo parlando di una mera scansione della vita. L’autore ci fa viaggiare nella vita del Gioda, il Gioda politico partendo dal suo pensiero socialista per poi abbracciare l’ideale anarchico. Con lo scoppio della Grande Guerra si sposta su posizioni interventiste, diventando amico fraterno di Mussolini. Logico sbocco è la presenza in piazza San Sepolcro alla fondazione dei Fasci di Combattimento, e la fondazione pochi giorni dopo del Fascio di Torino. Questo cambiamento interiore dell’Uomo Gioda lo troviamo in tutti gli articoli citati, tratti dai diversi giornali dell’epoca in cui collaborò (La Folla, Il Grido della Folla, L’Emancipazione, La Protesta Umana, La Rivolta, Sciarpa Nera, La Ragione della Domenica, Humanitas, La Giovine Italia, Volontà, La Guerra Sociale, Il Popolo d’Italia, Il Maglio).
Un lavoro minuzioso accompagnato dalle poco meno 500 note bibliografiche presenti. Tra tutte le diverse pubblicazioni inerenti il fascismo e i suoi uomini, nessuno aveva mai trattato Mario Gioda, caduto nell’oblio, nel dimenticatoio dalla storiografia ufficiale. Mario Gioda un uomo nato e morto in povertà, che non dava importanza al ruolo, a cui bastava solo “la stima del capo di Milano, l’affetto della sua gente, e soprattutto, la libertà di poter scrivere ed esprimere sempre e comunque le proprie convinzioni, come farà, riprendendo già a giugno del 1919, una vecchia polemica iniziata nel 1916, in piena conflitto, contro i “padroni” della Fiat lucratori di sopraprofitti di guerra”.

L’AUTORE:
Luca Bonanno vive nella provincia di Monza. Diplomato in perito elettronico, è magazziniere con la passione della storia. Ha collaborato con alcuni articoli alla rivista La Civetta dell’Associazione culturale ‘Pensiero e Tradizione’ di Mantova. Per Ritter Edizioni ha pubblicato la prima biografia su Ather Capelli, intitolata Ather Capelli. La vita e gli scritti nel marzo 2018. Ha curato per Le Frecce Edizioni la ristampa (prefazione e postfazione biografica) di Torino Sotterranea Illustrata di Mario Gioda uscita nel gennaio 2021.

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