1941, Hailè Selassiè ringrazia l’Italia: «Professo la più alta ammirazione e la più viva riconoscenza per le direttive di politica indigena, inspirata ad un largo senso di giustizia e di umanità»

hailè selassiè (1)Hailè Selassiè: «Sono molto dolente che le circostanze di questa guerra non consentano di fare la conoscenza personale del generale Nasi, verso il quale professo la più alta ammirazione e la più viva riconoscenza per le direttive di politica indigena, inspirata ad un largo senso di giustizia e di umanità, da lui adottate e imposte durante tutto il periodo del suo vice-governatorato generale. Le migliaia di abissini da me interrogati dopo il mio ritorno in Etiopia mi hanno fatto, senza eccezioni, unanimi commoventi grati elogi del trattamento usato dal generale Nasi verso le popolazioni native dell’impero».
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Con la sconfitta degli italiani in Africa Orientale il 20 gennaio 1941  l’Imperatore Hailè Selassiè fece ritorno in Africa per rientrare trionfalmente, con il supporto degli inglesi, in Addis Abeba il 5 maggio 1941.
Però «gli etiopici non tardarono molto ad accorgersi che gli inglesi liberatori […] ostentavano un disprezzo, un distacco razziale, di cui, in genere, gli italiani non erano capaci». (Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale – 3. La caduta dell’Impero).
GeneraleGuglielmo_NasiIl 17 giugno 1941 l’ex ministro italiano in Etiopia Renato Piacentini incontrerà il Negus, il quale dichiarerà la sua amarezza e sconforto verso gli inglesi che non gli avevano concesso nessuna autorità, contrariamente a quanto convenuto a Londra, tanto che pure la polizia indigena dipendeva direttamente dall’ufficio politico britannico, ed egli era stato relegato nel palazzo imperiale senza alcuna sovranità.
«Sono molto dolente – dichiarerà Hailè Selassiè – che le circostanze di questa guerra non consentano di fare la conoscenza personale del generale Nasi, verso il quale professo la più alta ammirazione e la più viva riconoscenza per le direttive di politica indigena, inspirata ad un largo senso di giustizia e di umanità, da lui adottate e imposte durante tutto il periodo del suo vice-governatorato generale. Le migliaia di abissini da me interrogati dopo il mio ritorno in Etiopia mi hanno fatto, senza eccezioni, unanimi commoventi grati elogi del trattamento usato dal generale Nasi verso le popolazioni native dell’impero». (da una una dichiarazione del 5 febbraio 1946, rilasciata da Piacentini al generale Nasi. Vedi documenti AB, ONU, Somalia, b. 2/b, alleg. 5)
Dichiarazione confermata il 6 luglio 1965 dall’allora ministro per la Riforma dell’Amministrazione Luigi Preti, in visita in Etiopia: «Ti confermo quanto ti è stato riferito all’Ambasciata Italiana in Etiopia circa il giudizio positivo espresso dall’Imperatore Hailè Selassiè nei confronti dell’Italia. Soggiungo che nell’incontro che ebbi con lui, mi parlò molto bene anche del Generale Nasi ed ebbe particolari espressioni di lode per le imponenti Opere di viabilità realizzate dagli italiani in quella terra». (Documento n. prot. 06998, citato da Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale – 3. La caduta dell’Impero).
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di © Alberto Alpozzi  – Tutti i diritti riservati

22 thoughts on “1941, Hailè Selassiè ringrazia l’Italia: «Professo la più alta ammirazione e la più viva riconoscenza per le direttive di politica indigena, inspirata ad un largo senso di giustizia e di umanità»

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  5. Posso testimoniare quanto sopra descritto circa il rispetto e la stima verso persone che non hanno mai dato adito a intolleranze raziaali coe mio padre. Ufficiale di porto a Massaua sin dal 1935 e dopo la sua prigionia, fu la stessa amministrazione inglese ad invitarlo a riprender il suo posto nel porto.e nel 1952 lo stesso ministro della marina del governo etiopico gli chiese di prestare la sua opera e professionalità al comando del porto di Assab, fiore all’occhiello personale dell’Imperatore. Il 26 gennaio 1953 visita dell’Imperatore ad Assab il quale recandosi sulle banchine del porto volle conoscere personalmente il comandante di quel porto il Capt. F:Matarazzo con il quale si intrattenne per circa mezz’ora di colloquio, ovviamente tutte di carattere tecnico. A testimonianza su FB una foto di quell’incontro. Nel 1959 l’Imperatore, per suo desiderio che giovani ragazzi etiopici imparassero l’arte marinaresca, volle che si creasse una scuola nautica e che la direzione venisse affidata sempre al Capt. F:Matarazzo coadiuvato da 2 ufficiali della marina mercantile jugoslava assunti con la qualiifica di piloti portuali. Da parte del corpo insegnante il Capt. F.Matarazzo insegnava ai giovani futuri uomini di mare etiopici astronomia e navigazione. Purtroppo per i troppi anni di Massaua e Assab per i patimenti di quell’anno di guerra 40/41, per quegli anni di prigionia, la sua salute cominciò a vacillare costringendolo al rimpatrio definitivo nel 1961 con vero rincrescimento e dispiacere delle autorità amministraztive etiopiche e dei suoi ragazzi. Il Com.te,F. Matarazzo decedeva a Roma nel marzo del 1971. Alla notizia giunta a Massaua, nella chiesa di Taulud veniva celebrato un elogio funebre con la messa in suffragio..

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  20. con commozione, condivisione e rispetto ho letto tutto quanto precede. Io Nato a Gondar il 23/06/1940 , posso affermare, con la quasi certezza di essere l’ultimo figlio dell’Impero. Dopo la caduta di Gondar io e mia madre fummo trasferiti ad Asmara e rientrammo in Italia con una delle navi Bianche ( la Duilio). Mio padre fu trasferito, come civile prigioniero, ad Asmara dove resto, fino al ‘ 46 , anno del suo rientro in patria.

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