AO, 1941 – “Un Italiano, pur di non lasciare al nemico la sua bandiera l’avrebbe mangiata”

Seconda Guerra Mondiale, Fronte Africa Orientale – Le forze italiane, comandate dal generale Guglielmo Nasi, conquistano la Somalia Britannica. L’offensiva era iniziata il 3 Agosto e terminò il 19, durò poco più di 2 settimane, con l’entrata vittoriosa degli italiani a Berbera.

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Tra quegli uomini c’era il sottotenente di fanteria Palma Pietro, classe 1917, originario di Monopoli (Bari), al comando del XVI Battaglione Coloniale. Annotava dietro una sua fotografia con le bandiere inglesi catturate come trofeo:

Febbraio 1941. Fronte A.O.
Bandiere inglesi e sudanesi, cadute in mano nostra con inaudita facilità.
Cosa avrebbe fatto un Italiano, pur di non lasciare in mano al nemico la sua bandiera?
L’avrebbe mangiata.
Si vede bene che i signori inglesi, sazi dei cinque pasti giornalieri, non hanno cosa farne.
Sicuro di farti cosa gradita, a te dono.

Palma venne decorato con la Croce di Guerra:
“Durante aspro combattimento contro forte formazione di predoni appostati, in terreno accidentato e boscoso, era di esempio ai suoi per impeto e ardimento. Attaccava con violenza e decisione un numeroso nucleo nemico minacciante il fianco del reparto, sgominandolo ed infliggendogli perdite notevoli. Concorreva, con la sua mezza compagnia, all’ulteriore successo dell’azione” – Dogonù, 14 agosto 1940

Ed anche con una Medaglia Bronzo al Valor Militare:
“Comandante di mezza compagnia coloniale inviata in ricognizione, attaccava di iniziativa una formazione di avversari molte volte più numerosa e ben rifornita. Rovesciato il nemico dalla sua posizione, lo ricacciava da altre quattro successive con gravi perdite, ponendolo in fuga dopo oltre tre ore di combattimento. Recuperava armi ed ingente quantita di munizioni.” – Ghersù – Tertape (A.O.), 10 febbraio 1941.

Palma fu ferito in azione e venne rimpatriato prima della caduta dell’Africa Orientale. Si è spento nel 2004. Ulteriori informazioni su Palma saranno presenti sul libro, di prossimo pubblicazione, Il Segno del Valore – L’albo dei decorati al valore della Città di Monopoli – 1800-1945.

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Per l’immagine si ringrazia Museo di Storia Militare di Monopoli

Bollettino ufficiale di Guerra n. 78 – Agosto 1940
L’attacco ebbe inizio nel pomeriggio del giorno 11, preceduto ed accompagnato dall’azione dell’aviazione che, agli ordini del generale di brigata aerea Collalti, agiva con ondate successive di bombardieri sugli apprestamenti difensivi nemici e con incursioni di cacciatori mitraglianti sui campi dell’aviazione nemica. L’avversario sfruttando gli apprestamenti difensivi opponeva però tenace e valida resistenza con il fuoco, con il contrattacco, con bene organizzate azioni di artiglieria.La nostra azione riprendeva il giorno 12 e continuava accanita nei giorni 13 e 14. Malgrado le difficoltà opposte dal clima e dal terreno manovrando sagacemente, concentrando gli sforzi alle ali, le nostre truppe valorose, con il valido appoggio dell’artiglieria e i ripetuti bombardamenti aerei, progredivano metodicamente travolgendo successivi e muniti ordini di difesa avversaria. Il giorno 15, previo violento bombardamento aereo seguito da precisa preparazione di artiglieria, la XV brigata alla nostra ala destra conquistava di slancio gli ultimi capisaldi nemici a cavallo della rotabile per Lafaruk: nel solo caposaldo n. 1 venivano fatti prigionieri 13 ufficiali ed altri militari inglesi e nel suo interno si contavano oltre 200 morti di un battaglione rhodesiano. Contemporaneamente, alla sinistra la II brigata, travolti gli ultimi centri di resistenza del nemico, ne avvolgeva l’ala destra. A notte gli inglesi ripiegavano lasciando sul terreno centinaia di morti e nelle nostre mani numerosi prigionieri ed ingente quantità di materiale, fra cui artiglierie. Dopo quattro giorni di lotta accanita il sistema difensivo inglese era così completamente travolto. Terza fase: dal 16 al 19 agosto. Superata in tal modo la principale posizione difensiva del nemico, le nostre truppe proseguivano nella loro avanzata: XV brigata su Lafaruk, fiancheggiata a sinistra dalla XIII e a destra dal gruppo delle bande Bertello, con il compito di avvolgere le difese da esse investite; in riserva le brigate LXX e XIV. L’aviazione continuava a conservare il predominio del cielo proteggendo le sottostanti colonne, bombardava e volgeva in fuga rinforzi nemici accorrenti, infliggendo loro sensibilissime perdite ed iniziava un sistematico bombardamento delle navi da carico e da guerra che il nemico faceva affluire nel porto di Berbera. Una nostra colonna autocarrata, costituita con elementi di volontari tratti da tutte le forze armate, da un battaglione di Camicie nere e da uno indigeno, agli ordini del luogotenente generale Passerone, partita da Zeila raggiungeva nel frattempo Bulhar, lungo la strada costiera che da Zeila conduce a Berbera. Il gruppo de Simone presto urtava presso Lafaruk con il secondo sistema difensivo anch’esso munitissimo di reticolati, trincee e caverne, sul quale avevano ripiegato le truppe sconfitte e dove erano affluiti gli ultimi rinforzi disponibili nel territorio della colonia. Il 18 agosto anche tale ultimo baluardo inglese, investito frontalmente ed avvolto alle ali, veniva sfondato. Battaglioni indiani con accaniti contrattacchi, cercavano invano di liberarsi della pressione dei nostri, per poi fuggire in direzione di Berbera. Il generale Nasi lanciava allora verso Berbera la colonna motorizzata già predisposta per lo sfruttamento del successo e costituita con unità della polizia A. I., mentre gli inglesi, in disordinata fuga, dopo l’inutile prodezza di incendiare la parte europea di Berbera, si sforzavano di mettersi in salvo sull’ultima nave da guerra rimasta in porto, ripetutamente bombardata dalla nostra aviazione. Il 19 le nostre truppe entravano in Berbera. Durante le operazioni abbiamo catturato alcune centinaia di automezzi e di armi automatiche, numerose artiglierie e carri armati, ingenti quantità di munizioni, di viveri e di materiale del genio e di sanità. Nelle nostre mani sono inoltre rimasti qualche centinaio di prigionieri delle truppe regolari e tutte le truppe somale, ammontanti a circa un migliaio di uomini. Tali truppe erano state impiegate per proteggere l’imbarco degli inglesi e abbandonate poi al loro destino.

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