Maggio 1941, operazione “Chapter”, cade definitivamente la Somalia italiana. Gli inglesi occupano il faro di Guardafui

Come cadde la Somalia italiana del nord?
Verso la fine dell’aprile 1941 il Colonnello De Maria, comandante del settore Alta Migiurtinia fece confluire il presidio di Bender Cassim e Dante presso il suo comando a Tohen dopo aver fatto distruggere tutti gli impianti riutilizzabili dal nemico.
Ai primi di maggio le forze al comando del De Maria erano di 300 nazionali e 200 ascari ed erano ancora in funzione le stazioni radiotelegrafiche di Eil, Dante, Alula e faro Crispi.

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Mogadiscio invece era già caduta il 25 febbraio ma i porti principali della Migiurtinia rimasero in mano italiana fino a maggio. Il 6 maggio 1941 i britannici occuparono la già evacuata Bender Cassim; l’11 mossero verso Dante che cadde il 16, dove era rimasto solamente il personale della stazione radiotelegrafica e del Comando Servizi Marina, per assicurare finché possibile il servizio radiotelegrafico ed infine distruggere ogni opera militare dinnanzi all’imminente capitolazione.
Ancora il 16 maggio il Comando del Presidio di Dante, dispose in accordo col comandante inglese, pronto al bombardamento aereo, di non distruggere invece gli impianti delle saline.
Infine il 18 maggio 1941, nell’ambito dell’operazione “Chapter”, sbarcavano da tre piroscafi, tra cui la “HMS King Gruffydd” al comando del Lt. Commander Gabbett e la “HMIS Clive” al comando del H.R. Inigo-Jones, le forze di occupazione inglese: il faro di Guardafui insieme al vicino villaggio di Tohen furono teatro di un raid di un commando britannico condotto con l’assistenza della Reale Marina indiana e il 21 maggio infine un reparto inglese prendeva possesso anche della vicina Alula, dove il nostro personale aveva già distrutto la stazione radiotelegrafica.
L’azione è riportata anche nel Weekly Resume (No. 90) of the Naval, Military and Air Situation from 12 noon May 15th, to 12 noon May 22nd, 1941 nel paragrafo dedicato a “Other Foreign Stations – In Italian Somaliland, Guardafui Lighthouse was occupied by our forces and Tukom (10 miles South of Guardafui) surrendered on the 19th May.”
Il Clive e il King Gruffydd presero posizione alle 6.40 davanti a Damo, a 1,6 miglia dal faro, alle 7.00 gli italiani si ritiravano nell’entroterra sotto il fuoco della Clive e alle 7.25 sbarcarono due plotoni terminando alle 11.30 per le pessime condizioni meteo. Alle 12.00 gli inglesi si mossero per prendere contatti con gli italiani. Il Clive ancorò alle 14.35 nei pressi di Tohen per dare copertura alle truppe che procedevano a terra mentre il King Gruffydd, rimasta a Damo, si occupò della conquista del faro che avvenne alle 17.30. Il farò venne riacceso alle 18.30.

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Il faro di Guardafui infatti rientrava nei piani delle forze britanniche dell’acquisizione dell’area per facilitare il passaggio delle loro navi attraverso il Golfo di Aden.
I dati riassuntivi del disagio creato all’Inghilterra, con tanto di mappa fu pubblicato su Il Giornale d’Italia del 27 luglio 1940 con una poco interpretabile didascalia: “Un costoso diversivo per l’Inghilterra in seguito alla guerra con l’Italia”.
Questo perché a guerra iniziata il faro venne spento per rendere di nuovo difficoltosa la navigazione delle navi come scrive il Mockler in Il mito dell’Impero:
“…quando gli Italiani spensero il faro sull’estremità del Corno dell’Africa, a Capo Guardafui, tutti i convogli inglesi dovettero portarsi ad est di Socotra, aggiungendo così 200 miglia alle loro rotte e qualche giorno alla durata del viaggio: soltanto questo ritardo era un vantaggio rilevante ai fini dello sforzo bellico dell’Asse”.
Sull’Ottawa Citizen del 20 ottobre 1945 infatti si legge che durante la guerra il Corno d’Africa era diventato un punto strategico e di nuovo pericoloso a causa dei naufragi, così che con la nuova occupazione inglese la luce del faro, del nostro faro, era tornata a splendere.
Si legge in un dispaccio delle Operazione contro le forze italiane del 16 luglio 1941 del Commander in Chief, East Indies Station H.M. Naval Office, Colombo:
“Operazioni minori contro italiani in Africa orientale, in cui le forze navali hanno preso parte, erano la presa di Dante, Faro di Capo Guardafui (ora di nuovo nelle operazioni) e, infine, di Assab. Mi dispiace che durante queste operazioni la Royal Indian Navy A/S PARVATI nave è stata affondata da una mina al largo Assab il 30 aprile.”
A Tohen 19 ufficiali e 61 uomini si arresero al Maggior Musgrave mentre ad Alula 4 ufficiali e 35 uomini. La Clive procedette verso Dante per imbarcare altri italiani, mentre la King Gruffydd vero Bender Cassim. Gli italiani catturati vennero tutti trasferiti ad Aden il 22 maggio; in totale ad Aden furono sbarcati 30 ufficiali e 154 uomini come prigionieri di guerra.

Testo tratto dal libro “Il faro di Mussolini” di Alberto Alpozzi, Eclettica Edizioni, cap. 35 “La seconda guerra mondiale a Guardafui” pagg. 230-233

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Vi era un tempo leggendario in cui le vite di pirati senza scrupoli si intrecciavano con quelle di corrotti avventurieri e quelle di trafficanti d’armi con enigmatici sultani. Un tempo in cui accordi segreti e inganni segnavano l’era del colonialismo nel Corno d’Africa e le rotte di audaci esploratori e avidi mercanti doppiavano tra mille insidie il famigerato capo del “Leone dormiente”. Qui, a capo Guardafui, per proteggere quei mari, l’Italia di Mussolini costruì un faro, intitolato alla statista Francesco Crispi, ponendo fine alla secolare pirateria e a disastrosi naufragi.Affermazione dell’Italia e dell’antica Roma, passato alla storia come simbolo del colonialismo italiano, testimone silenzioso del sogno imperiale, oggi quell’antico faro, ancora svettante in Africa, resta il più grande fascio littorio esistente. Un’appassionata e inedita indagine storica per narrare quei luoghi e quegli uomini che segnarono gli avvenimenti cruciali della storia coloniale della Somalia. Un avvincente viaggio nella più lontana terra d’oltremare per riscoprire un capitolo di storia italiana ancora sconosciuto.Percorrendo le decennali vicende della costruzione del faro Crispi e delle molteplici battaglie che sotto la sua luce si consumarono viene svelato un nuovo volto del colonialismo italiano nascosto sino ad oggi.Un inedito lavoro di ricerca, che esplora 90 anni di storia mondiale, in una nuova edizione integrata con documenti e testimonianze uniche uscite per la prima volta dagli archivi militari e di stato per essere pubblicate. Scoprirete con questo libro, già premio Hombres nel 2015, di non sapere ancora tutto sul colonialismo italiano in Somalia.

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