16 Maggio 1941, Tobruch. Emilio Caizzo la prima MOVM dell’Arma del Genio nella Seconda Guerra Mondiale

Emilio Caizzo MOVM

Nei Guastatori non si militava se non si dava prova di possedere le migliori qualità umane, fisiche e morali : buona tempra e cuore saldo, fede pari al coraggio, resistenza fisica e perizia tecnica.
Le unità Guastatori erano state costituite per assolvere il compito di conquistare, con pochissimi uomini, le più munite fortificazioni fisse senza dover ricorrere ai convenzionali sanguinosi attacchi di massa che esigevano il sacrificio di troppe vite umane.
Ciò si era dimostrato possibile combinando tecnica e arditismo ed usando metodi, mezzi e tattiche minuziosamente studiati per permettere a volontari accuratamente selezionati e perfettamente addestrati di affrontare con la massima determinazione rischi straordinari ma scrupolosamente calcolati.
Emilio, nacque a Castelmezzano (PZ) il 15 aprile 1920 da una famiglia modesta, secondogenito di tre figli nati da Domenico Caizzo e da Rosa Benvenuti.
Diciottenne, si arruolò volontario e fu assegnato al 3°Reggimento Fanteria carristi in Bologna come aspirante meccanico. Ammalatosi, fu prosciolto dalla ferma volontaria e, richiamato alle armi il 1° febbraio 1940, fu destinato al 21° Reggimento Genio, Compagnia Trasmettitori. Un mese dopo chiese di partire per la Libia ed il 5 marzo sbarcò a Bengasi, da dove però dovette rimpatriare per malattia.
Trasferito al 12° Reggimento Genio venne a conoscenza che si cercavano volontari per la Scuola Guastatori di Civitavecchia, ed ottenne di esservi ammesso per frequentare il 2° Corso, iniziato nell’ottobre 1940. Superate le numerose prove e conseguito il “brevetto con il gladio sulla bomba fiammeggiante” venne assegnato alla 3ª Compagnia “Folgore” ed il 14 gennaio 1941 Emilio Caizzo sbarcò nuovamente in Libia entrando a far parte del XXXII Battaglione Guastatori.
Egli rivelò subito l’allegra serenità del suo spirito, qualità indubbiamente preziosa in un reparto di “arditi” guadagnandosi la stima e la simpatia dei commilitoni per il suo carattere buono, leale ed esuberante. Biondo, alto di statura e robusto, si prodigò per aiutare i compagni a sopportare di buon animo le fatiche e disagi e la sua figura ben presto si fece nota in tutta la Compagnia; gli amici lo motteggiavano sia per la “mosca” bionda – che egli tentava di farsi crescere per darsi un’aria, a suo dire, più marziale – sia per il suo formidabile appetito e per la sua capacità di gagliardo bevitore.

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La fiamma della 3ª compagnia Folgore

Si raccontava che durante certi lavori di scavo che il suo plotone stava eseguendo per la realizzazione di un fosso anticarro se ne uscì dicendo: “Darei non so che cosa per andare in azione; saprei io trovare un magazzino inglese di viveri e vi assicuro che vi porterei via delle pagnotte anche se fossero legate all’affusto di un cannone”.
Il 24 marzo, il Generale Rommel, comandante dell'”Afrika Korps” (Corpo di spedizione Germanico da cui dipendevano i reparti italiani) appena giunto in Africa, confidando nelle debolezze dell’avversario, intraprende l’offensiva conquistando in breve tempo Marsa el Brega, el Mechili e Derna, giungendo rapidamente fino alle fortificazioni di Tobruch. Proseguendo nell’azione, il 12 aprile, la Divisione “Brescia” e la 5ª Divisione Leggera germanica muovono all’ attacco, ma i difensori si palesano più forti del previsto; un infernale fuoco di artiglieria costringe anche i carri dell'”Ariete” ad arrestarsi. Un contrattacco inglese, anche se subito rintuzzato, induce Rommel a fermarsi e ad attendere adeguati rinforzi. Fra questi si trovano la 3ª “Folgore” (motto “Usque ad finem”) e la 4ª Uragano (“Per vincere”) del XXXII Guastatori che, il 21 aprile, giungono ad Acroma ed il 27 sono già in prima linea pronte a scattare all’attacco. L’offensiva italo-tedesca aveva permesso alle forze dell’Asse la riconquista della Cirenaica fino al passo dell’Halfaya; soltanto la piazzaforte di Tobruch e l’ oasi di Giarabub erano ancora in mano inglese.

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Tobruk fortificata – 1941

Al loro arrivo, i Guastatori cominciano subito a prepararsi per affrontare il compito di assalire la piazza di Tobruch. Durante questa fase preliminare Caizzo rivela la generosità del suo animo quando, sebbene ferito, non vuole che si dia importanza alla cosa e lo nasconde persino alla famiglia. Dalle sue lettere inviate in questo periodo si rivela che il giovane continuava a preoccuparsi sempre delle condizioni economiche dei suoi, ai quali inviava la sua modesta decade. Le due Compagnie Guastatori furono assegnate rispettivamente alle Divisioni “Ariete” e “Brescia”; davanti ad esse stava la piazzaforte difesa dalle fortificazioni permanenti costruite dal Genio Militare italiano e rinforzate dagli inglesi: una tripla cintura di reticolati ed una profonda fossa anticarro circondavano una serie continua di capisaldi costituiti da ridotte e da robuste casematte fortificate e abilmente dissimulate sotto il livello del terreno, capaci di ospitare un plotone; attorno a questi nuclei di ridotte (indicate da una “R”) ed unite ad esse con camminamenti protetti, stavano le postazioni fisse di mitragliatrici, di mortai e di cannoni anticarro. Ai capisaldi costituiti da ridotte di tipo “R” si alternavano quelli formati da fortificazioni di sostegno (indicati da una “S”) che li appoggiavano e li proteggevano.
Più all’interno, in postazione protette da bastioni, numerosi gruppi di artiglierie di medio calibro vomitavano fuoco senza mai interrompersi; dal mare le navi inglesi sparavano con i grossi calibri.

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Pianta fortino di tipo”R”

Nella notte del 1° maggio inizia violentissimo l’attacco: i Guastatori, al loro primo impiego come “corpo speciale” sul fronte africano, adottarono le loro tattiche particolari avanzando per primi assieme a reparti di Bersaglieri e ad un Battaglione dell’Afrika Korps. La determinazione, il coordinamento e l’audacia con cui svolgono le loro azioni, faranno dire a un Tenente dei Bersaglieri: “si muovevano sul campo di battaglia come se manovrassero in poligono“. Le alture dominanti i bastioni di Ras el Medauar sono subito occupate; i Guastatori espugnano 5 fortini tipo “R” aprendo varchi nei reticolati con i tubi esplosivi e lanciando cariche da 3 chili nelle feritoie ed impiegando i lanciafiamme tanto che i difensori Australiani li ribattezzarono “fire-eaters” mangiatori di fuoco. Attacchi e contrattacchi si alternano furiosamente per giorni e giorni sotto l’incessante martellare delle artiglierie e, benché senza sostegno delle fanterie, tutti si prodigano in scontri sanguinosi ed in tenaci difese delle ridotte conquistate e testardamente contese, tenute per 9 giorni contro le continue ondate di nemici, dovendo ricorrere spesso all’ impiego di armi e munizioni avversarie dopo aver esaurito tutte le proprie. Cade in quei giorni, alla testa dei suoi uomini, il Comandante della 3a Compagnia, Tenente Francesco Tuci, difendendo “Fino alla fine” – come il motto della sua compagnia il fortino conquistato. Il giorno 11 maggio, dopo un solo giorno di riposo, la 3ª Compagnia Guastatori “Folgore”, attingendo tra i superstiti dei combattimenti, forma un plotone “di formazione” che viene affidato al Sottotenente Rolando de Angelis, già conquistatore di una ridotta “R”, ed assegnato alla Divisione di fanteria “Brescia”; questa stavolta si attaccheranno tre fortificazioni di tipo “S”, insieme con due plotoni della 4ª”Uragano”, per allargare a Nord il cuneo aperto fra i capisaldi australiani con le azioni dei giorni precedenti. Gli altri due plotoni della 4ª, insieme ai Bersaglieri dell'”Ariete”, attaccano altre due ridotte di tipo “R” a sud-est di quelle conquistate il 3 maggio e difese tenacemente per 12 giorni. Emilio Caizzo, porta-cariche cubiche, è a riposo perché ferito a una gamba durante un’azione precedente, ma non intende rinunciare a stare accanto ai suoi commilitoni nel nuovo combattimento ed ottiene d’unirsi al plotone di formazione della 3ª. Dopo ardite ricognizioni eseguite dagli Ufficiali comandanti i plotoni Guastatori, la la mattina del 16 maggio alle ore 0,45 viene dato il via all’azione.

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Plotone guastatori all’assalto

Con la consueta perizia i Guastatori aprono varchi nei reticolati mediante l’impiego di tubi di gelatina esplosiva e proseguono l’attacco. Il nemico accortosi dell’azione, contrattacca. I Guastatori, dopo cruenti corpo a corpo all’arma bianca e lanciando bombe, riescono ugualmente ad aprirsi la via verso le opere fortificate. In questa azione si distingue fra gli altri Emilio Caizzo che, sotto intenso fuoco, sebbene colpito da una scheggia di granata, oltrepassa il reticolato con il suo compagno di coppia, riesce a portarsi sotto l’S-15, e piazzando opportunamente la sua carica distrugge due mitragliatrici. Colpito ancora, quando già cominciano a mancargli le forze,strappa dalle mani del suo compagno caduto la carica e la porta ad esplodere nella piazzola nemica, concludendo così una vita vissuta da vero uomo coerente ai propri principi, fedele ai sui ideali, modesto ma fiero, volontario senza esitazioni quando le circostanze gli offrono l’occasione di andare fino in fondo per assolvere il sentito dovere inalienabile di servire la Patria anche a costo del sacrificio della propria vita. Uno dei superstiti della 4a Compagnia, il Guastatore Libero Gentili ha raccontato che il suo Tenente, dopo aver ascoltato l’esposizione dei fatti da parte di ciascuno dei suoi uomini commentò: “La notte del quindici maggio sarà ricordata a lungo sia da noi che dai nostri nemici! Vi siete battuti come leoni!”. Sono stati compiuti degli atti di valore che passeranno alla storia!” “Uno, fra i tanti, da un certo Caizzo della 3a” “Chi? Emilio?” “Cos’ha fatto?” “All’assalto del fortino, lui che era portacariche rimase ferito a pochi metri dalla postazione nemica. Cadde, si rialzò, fece un paio di passi, fu nuovamente colpito alle gambe, cadde nuovamente, cercò di rialzarsi, ma non gli riuscì. Allora, mentre il nemico sparava all’impazzata bloccando l’assalto, si trascinò in un angolo morto. Faticosamente arrivò al bordo della postazione da espugnare …. ed anziché lanciare la carica di tritolo per salvarsi, con grande sforzo di volontà si sollevò col busto sul ciglio della postazione e fece esplodere la carica affrontando una morte sicura per distruggere il forte nemico e salvare i suoi commilitoni da una fine certa”.

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Tobruk, le azioni della 3ª e 4ª compagnia Guastatori dall’1 al 16 maggio 1941

In sedici giorni di combattimenti il XXXI I Battaglione Guastatori d’Africa aveva perduto 4 Ufficiali, 14 Sottufficiali e 91 Guastatori, su una forza totale di 315. Il Gruppo Nazionale Guastatori del Genio – per onorare con Caizzo tutti i suoi fratelli d’arme caduti con lo stesso Suo distintivo portato orgogliosamente sul braccio – il 22 ottobre 1964 chiese ed ottenne dal Comune di Castelmezzano (PZ) di intestare la piazza di quella cittadina ad Emilio Caizzo che, il 16 maggio 1941 a Tobruch, aveva valso all’Arma del Genio la sua prima Medaglia d’Oro al Valor Militare Seconda Guerra Mondiale. In quella occasione in mezzo allo scenario fantastico delle Sue montagne, il Colonnello De Marco e Don Luigi Matrone (il Cappellano del XXXII Battaglione, che aveva ritrovato la salma del Caduto molto tempo dopo il fatto d’ arme) commemorarono l’eroica figura. La motivazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa ad Emilio Caizzo è la seguente:
Volontario guastatore, sebbene a riposo per la ferita riportata in precedente azione, chiedeva ed otteneva di partecipare, quale portacariche, all’attacco di una munita ridotta nemica. Oltrepassato con un compagno il varco del reticolato, sotto intenso fuoco, sebbene colpito da una scheggia di granata, riusciva a portarsi sotto l’opera fortificata e a provocare lo scoppio della carica, distruggendo due mitragliatrici nemiche. Colpito una seconda volta più gravemente e già allo stremo delle forze, visto cadere un compagno, con epico gesto gli strappava dalle mani la carica già accesa e la portava sulla piazzola nemica, ove, in supremo olocausto, immolava la sua giovane vita per la Patria. Tobruch (Africa Settentrionale) 15-16 maggio 1941″.

di Federico Pirola

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L’ultimo balzo di Emilio Caizzo, 16 maggio 1941 – Disegno di Paolo Caccia Dominioni, 1976

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