Colonialismo. Quel “destino africano” inaccettabile retorica fascista?

Forse l’unica retorica sull’argomento è quella di chi tradisce i suoi lettori mentendo e alterando il passato. Tesi preconcette di boriosa presunzione hanno gettato fango sul passato coloniale italiano, rifiutando a priori, per timore di essere smentiti e per sciatto conformismo, l’utilizzo di fonti e documenti pur di avere qualche minuto di esibizionismo sui mezzi di informazione del paese. Infatti sul preteso “destino africano” spesso attribuito, con scherno, ad una scoperta fascista esistono ben altre e precedenti voci a quelle considerate “inaccettabili” del fascismo.

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G. Mazzini

In epoche precedenti, ben distanti dal contagio imperiale, si sollevarono le voci di Giuseppe Mazzini che, compiuta l’unità d’Italia (1861), individuava i mezzi dell’espansione “nell’influenza italiana da aumentarsi sistematicamente in Suez e in Alessandria e in un’invasione colonizzatrice da compiersi quando che sia e data l’opportunità sulle terre di Tunisi”. Il già fondatore della “Giovine Italia” così delineava il quadro generale: “… come il Ma rocco spetta alla penisola iberica, l’Algeria alla Francia, Tunisi, chiave del mediterraneo centrale, connessa al sistema sardo-siculo e lontana un ventiquattro leghe dalla Sicilia, spetta visibilmente all’Italia. Tunisi, Tripoli e la Cirenaica formano parte, importantissima, per la contiguità con l’Egitto e per esso e la Siria con la Asia, di quella zona africana che appartiene veramente fino all’Atlantico al sistema europeo” (1) .

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N. Bixio

Ricordiamo anche l’intervento di Nino Bixio nella seduta parlamentare del 4 marzo 1861: “aveva tuonato alla Camera per dimostrare a quelle orecchie dormienti, intuendo problematiche future, che l’Italia dopo l’apertura della nuova via d’acqua (canale di Suez, nda), avrebbe di certo dovuto disporre nel mar Rosso di almeno un porto e indicò proprio Assab” (2) chiedendo che fosse presto presidiata.
Cesare Correnti, Senatore del Regno, fondatore e secondo presidente, dal 1873 al 1879, della Società Geografica Italiana, scriveva: “L’Africa ci attira invincibilmente. È una predestinazione. Ci sta sugli occhi da tanti secoli questo libro suggellato, questo continente mummificato, onde pur ci venne primamente la civiltà, e che ora ci esclude dai grandi Oceani, ci rende semibarbaro il Mediterraneo, e costringe l’Italia a trovarsi sugli ultimi confini del mondo civile. Bisogna vincere questa natura ribelle. Il pensiero del profetico fondatore d’Alessandria e della vittoriosa rivale di Cartagine è divenuto l’istinto dell’Europa civile, il bisogno dell’Italia.

C. Correnti

Ma ora le conquiste si fanno studiando. Conoscere val quanto possedere; e per conoscere davvero non bisogna starsene solo ai libri, ma convien fare; e noi si ha a fare subito, a non voler essere gli ultimissimi.Questa crociata (e voglia Dio che sia davvero una crociata di civiltà) si predica da più anni; ed ora siamo all’assalto generale. Tutti gli screpoli sono stati spiati, tutte le porte scassinate, tutte le brecce aperte. La Numidia, divenuta europea, promette di correggere i suoi mari importuosi e di convertire il deserto; il rinato impero faraonico sente la necessità di assicurarsi la strada maestra all’Africa centrale e di ricongiungere alla seconda capitale dell’Islam i neofiti del Sudan equatoriale. E a noi? In tanto affollamento di genti e di stati, che ci chiudono d’ogni parte l’orizzonte, codesto dell’Africa è ancora l’unico spiraglio, da cui ci si mostri un po’ di luce”.

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M. Camperio

A Milano invece, troviamo l’eroe delle Cinque Giornate, il Capitano Manfredo Camperio, ill quale fondò anch’egli una Società di esplorazione per contribuire al sorgere nella nazione di un vero e proprio movimento colonialista. Infatti invitava gli italiani a portare “la bandiera, pacifica e civilizzatrice, così nei mari lontani come nelle terre tutt’ora inesplorate, ove aprire nuovi mercati ai commerci”.
Vogliamo anche ricordare il cappuccino Guglielmo Massaia di Piova d’Asti (l’Abuna Messias del film vincitore della Coppa Mussolini al Festival di Venezia del 1939) destinato nel 1846 Vicario apostolico nella missione dei Galla. In Abissinia ci resterà per 35 anni fondando diverse missioni e non fece altro che proseguire quelle trattative commerciali già iniziate nel 1857 dall’amico Conte di Cavour con i principi abissini.
La lista è lunga, ma è già sufficiente per smontare la retorica antifascista sulla pretesa retorica fascista del “destino africano”.

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F. Crispi

Si può però ancora citare Francesco Crispi che già intuì che in Egitto si sarebbe risolta la questione del Mediterraneo. Infatti proprio mentre un piccolo territorio appena acquistato dal Regno d’Italia nel Mar Rosso prendeva il nome di “Colonia italiana di Assab” l’Inghilterra trasformava l’Egitto in un protettorato inglese, proprio dopo che il ministro degli esteri Mancini aveva rifiutato la richiesta di collaborazione da parte degli inglesi per domare la rivolta egiziana, lasciando così solo all’Inghilterra il profitto politico dell’intervento. Scrisse al Mancini: “Sono dolentissimo che hai declinato l’invito che ti fu fatto dall’Inghilterra ad intervenire in Egitto. Voglia Iddio che il tuo rifiuto non sia causa di nuovi danni all’Italia nel Mediterraneo. Bisognava accettare senza esitazione. Quando Cavour ebbe fatta l’offerta di unirsi alle potenze occidentali per andare in Crimea, non vi pensò un istante. Il Governo del piccolo Piemonte ebbe quel coraggio che oggi manca al Governo d’Italia”. Infatti Crispi, nel 1885 alla Camera esclamava “l’Italia però è ad Assab, e a Massaua e in altri luoghi d’Africa, e deve restarci… Siamo dunque nel Mar Rosso, e vi stiamo facendo, secondo il linguaggio dell’on. Ministro degli Affari Esteri, una politica modesta. Io non capisco le politiche modeste in materia così grave come quella nella quale ci siamo impegnati: mi permetta quindi l’on. Mancini che io la sua la chiami non una politica modesta, ma una politica incerta… Io sono contrario a coloro che, con sentimenti molto borghesi, piangono il denaro speso, piangono la spedizione mal fatta; e… vorrei che il nostro paese ne traesse tutti i possibili benefici. Sarete capaci di perseguirli? (una somiglianza al “ne sarete voi degni” pronunciato nel discorso del 9 maggio 1936 in piazza Venezia a Roma dal Duce, nda). Vi appoggerò, ma ne dubito, perché il vostro paese vi condanna. Voi siete gli uomini delle mezze misure, voi siete incerti, voi non sapete quel che fate; voi siete andati nel Mar Rosso senza un concetto preciso”.Crispi desiderava che la Nazione che scoprì l’America ma che non ebbe “la forza di imporvi il suo impero” potesse allora “costituendosi al suo interno, ricostituire anche la sua posizione presso gli altri popoli” e quindi estendere i propri confini facendo “sì che le altre potenze non occupino sole tutte le parti del mondo inesplorato”.
Crispi concepiva il progetto coloniale non con spirito da piccolo bottegaio volto al guadagno immediato, da borghese insomma, ma per i benefici futuri anche se indubbiamente con dei costi ma “l’Inghilterra – disse – dagli estremi mari del Nord, insino agli estremi limiti del Mediterraneo, ha stazioni navali. […] Avete mai udito domandare nel Parlamento inglese quello che costa alle finanze britanniche il possedimento di quelle stazioni?” Era il 18 maggio 1888 alla Camera quando colui che poi divenne l’assertore del colonialismo italiano oltremare pronunciava queste parole e proseguiva “avete detto che essendo in Roma, noi dobbiamo inaugurare un mondo nuovo, un diritto nuovo, una nuova civiltà; ebbene, o signori, se questi sono i vostri desideri, dovete aiutare il governo, dargli i mezzi affinché nella sua missione possa riuscire”. E ancora Crispi: “Prima del 1859 eravamo schiavi dei nostri tiranni, oggi siamo schiavi della nostra debolezza. Allora ci insultavano dicendo che l’Italia era un’espressione geografica, oggi ci insultano perché sanno che non possiamo fare la guerra. […] Vi sono uomini i quali a difendere il loro contegno, dicono saggezza la viltà, inconsideratezza l’audacia, imprudenza il coraggio. E vi sono tempi in cui il senso morale è così stravolto che si applaude al contegno di codesti uomini”.

Non c’è che dire: Cavour (1810-1861), Mazzini (1805-1872), Bixio (1821-1873), Camperio (1826-1899), Massaia (1809-1889) e Crispi (1818-1901) tutti fascisti imperialisti già nell’Ottocento.
Inoltre è bene precisare che ricondurre tutto quanto attiene al colonialismo al solo periodo fascista e ancor più ristrettamente alla sola guerra d’Etiopia (1935-36) compie un grave errore storico e temporale. Infatti intere generazioni di italiani si avvicendarono nelle colonie italiane di Eritrea sin dal 1870, nella Somalia dal 1889, in Libia dal 1912. Leggendo le date è facile constatare come molti dei nostri nonni si trovassero già in Africa ben prima dell’avvento del fascismo.

di Alberto Alpozzi

NOTE
1. Mazzini G., Opere edite e inedite, Vol. XVI, Daelli, Milano
2. Bandini F., Gli italiani in Africa – Storia delle guerre coloniali 1882-1943, Longanesi & C., Milano 1971

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