Schiavismo in Somalia. Terribile verità o propaganda fascista?

La domanda ovviamente è capziosa quanto ideologica. Infatti è sufficiente non essere totalmente a digiuno di basilari nozioni storiche per sapere che in Africa la tratta degli schiavi era il commercio più lucrativo che ci fosse e che per secoli aveva scoraggiato qualunque altra forma di commercio.

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1893, Benadir. Galla Abdallah, il primo schiavo liberato in Somalia

Inoltre basti pensare che Vincenzo Filonardi primo ambasciatore e console di Zanzibar poi primo governatore della Somalia (all’epoca chiamata Benadir), morto nel 1916, liberava nel paese i primi schiavi nel 1893 per conto della Società Antischiavista Italiana. Il primo schiavo liberato di chiamava Galla Abdallah.
Oppure l’esploratore ing. Luigi Robecchi Bricchetti che, sempre per conto della Società, liberava schiavi in Somalia. Ecco qui ad esempio il documento della liberazione, a Merca il 24 aprile 1903 di Amr Mohamed:
“Dopo ciò: il giorno di mercoledì di Safar dell’anno 1321, Luigi Bricchetti Robecchi, incaricato dal Governo italiano per la liberazione degli schiavi ha liberato lo schiavo Amr Mohamed, subito di liberazione valida e compita, non condizionata nè temporanea; ondegli (schiavo) è divenuto libero come i liberi mussulmani coi loro diritti e doveri e non ha altra servitù che II walà verso il suo liberatore, l’ha scritto li servo della legge cadì Abu Bekr bin cadì Mao Cahtani, di mano propria”1.
Il 26 aprile del medesimo anno il Robecchi riceva in “dono” dal Vice Residendente di Merca, G. Monti, alcuni ferri tolti dai piedi degli schiavi affinchè possa portarli in Italia. Il singolare dono venne accompagnato da questa lettera:
Signor Ing. Robecchi Bricchetti – Merca
Sono ben lieto di poterle consegnare un paio di ferri da me personalmente tolti ad uno dei tanti poveri schiavi che, fuggiri dai Bima Boras,vennero a mettersi sotto la protezione della bandiera italiana. Con perfetta osservanza.
Il Vice Residente G. MONTI

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Atto di liberazione di Galla Abdallah

Proprio al I Congresso della Società Antischiavista, tenutosi a Roma nell’aprile 1903, venne elaborata la proposta di affidare ad una congregazione italiana la missione del Benadir per combattere lp schiavismo sulla sia dell’enciclica In plurimus (5 maggio 1888) di Papa Leone XIII.
In qualità di delegato dei trinitari al congresso parteciò padre Leandro dell’Addolorata, al secolo Giovanni Antonio Barile.
Il suo intervento: “La Società Concessionaria del Benadir a mezzo del suo amministratore delegato Cav. Angelo Carminati, mi ha fatto presente come la stazione più adatta per istituirsi una prima Missione sia Brava e non Mogadiscio, come era stato suggerito dalla Eminenza V. Revma. Anche il dottor Carlo Mucciarelli, tornato poco fa dal Benadir, dove ha esercitato l’arte medica per tre anni, è dello stesso parere, e ne ha dato le ragioni: il clima è più sopportabile; la popolazione è più quieta e meno fanatica; dai padroni musulmani si lascia generalmente agli schiavi la facoltà di seguire la credenza che più credono”2.
Nel Benadir venne così eretta una prefettura apostolica per contrapporre al commercio degli schiavi “l’unica vera civiltà, quella cristiana, la sola che avrebbe potuto, attraverso i missionari, portare in Africa la libertà dell’anima e del corpo”
3.

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Padre Leandro nel Benadir

Va ricordato inoltre che l’Italia faceva parte dell’OIL “Organizzazione internazionale del lavoro” l’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa sin dal 1919 di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani internazionalmente riconosciuti. L’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che si occupa dal 1919, anno della sua fondazione, di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani internazionalmente riconosciuti.
La questione non fu di facile soluzione. Infatti negli anni del fascismo lo schiavismo persisteva e toccò al primo governatore fascista della Somalia italiana, Cesare Maria de Vecchi, risolvere il problema.
Sull’argomento facciamo però parlare Mohamed Issa Trunji, laurea in Giurisprudenza. Somalo ovviamente. In modo tale da non essere tacciati di propaganda e nostaglia. Trunji dal 1992 al 2006 ha lavorato per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR) come “Senior Protection Officer” in Iran, Iraq, Sudan, Etiopia e Zambia e nel 2015 a Londra con la Looh Press ha pubblicato un corposo volume dal titolo “Somalia – The untold history”.
Nel testo scrive: “uno dei più recalcitranti fra i capi tradizionali somali fu Sheikh Hassan Bersane, un religioso della tribù Galjel, che condannò l’ordine governativo e reclamò il diritto di opporsi all’abolizione della schiavitù” (pag. 19 dell’edizione italiana).
Trunji riporta per intero una lettera dello schiekh somalo inviata al Residente di Merca nella quale gli intimava di rendergli i suoi schiavi: “Non veniamo da lei a nessun costo poiché lei ha rotto il patto che c’era tra noi. Tutti i nostri schiavi sono fuggiti e passati dalla sua parte e lei ha dato l’ordine di liberarli. Quest’azione non ci rende felici. Secondo la nostra legge, noi possiamo mettere i nostri schiavi in prigione e sottoporli a lavoro forzato…” era il 12 marzo 1924.

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I ferri degi schiavi somali donati da Monti a Bricchetti

E che così la commenta: “lo stile e la sostanza della lettera sono in totale contrasto con il carattere della lotta nazionalista e anti-colonialista attribuita a questo religioso negli anni ’70 dal regime militare somalo. Lo Sheikh sembrava più preoccupato per la perdita dei suoi schiavi che per altre considerazioni. Rivendicava il diritto di sfruttare e disumanizzare altri esseri umani nati liberi come lui in nome della religione” (pag. 20 dell’edizione italiana).
A partire dal 1922, il Consiglio e l’Assemblea della Società delle Nazioni invitavano ripetutamente gli Stati membri, in applicazione dell’art. 23 del Patto5, a fornire informazioni circa l’esistenza della schiavitù nei territori soggetti alla loro amministrazione. Il 27 settembre 1924, il Capo di Gabinetto del Ministro degli Esteri, Lojacono, in risposta ad una di tali richieste, trasmetteva al Segretario Generale della Società delle Nazioni, Drummond, i rapporti redatti6.
De Vecchi riassumeva nei seguenti termini l’opera del Governo italiano, che aveva condotto alla scomparsa della schiavitù in Somalia:
«Il Sultano di Zanzibar, Bargasc ben Said, che aveva il dominio sulle stazioni marittime della costa del Benadir, fin dal 25 gennaio 1876, aveva, con suo rescritto, ordinata l’abolizione della tratta degli schiavi “attraverso i nostri territori del Benadir e del distretto di Chisimaio” analogamente a quanto erasi impegnato di fare pei suoi domini di Zanzibar e Pemba e per l’Arabia nel trattato concluso con la Gran Bretagna il 5 giugno 1873.[…] Con dichiarazione 17 ottobre 1898 il Regio Commissario e Console Generale Britannico a Zanzibar proclamava efficace la convenzione 13 settembre 1889 che accordava libertà a tutte le persone nate nei domini zanzibaresi dopo il 1° gennaio 1890. Durante il periodo di amministrazione della Società Anonima Commerciale Italiana del Benadir (1° maggio 1898-15 marzo 1905) furono emanate varie disposizioni riguardanti la soppressione della schiavitù. […]

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Merca, 24 aprile 1903. Documento della liberazione di Amr Mohamed

L’ordinanza Governatoriale 2 marzo 1903 proibiva il commercio e la tratta degli schiavi e stabiliva norme per la liberazione e il riscatto […] In data 13 aprile 1904 il Regio Console Generale d’Italia a Zanzibar, che aveva la vigilanza sul Governo del Benadir, allora affidato alla Società, e il Governatore stesso della costa del Benadir emanavano tre ordinanze; la prima, applicabile ai “soli abitanti delle città di Brava, Merca, Mogadiscio e Uarsciek”, richiamava il già citato rescritto 15 gennaio 1876 del Sultano di Zanzibar e stabiliva l’abolizione completa della schiavitù. La seconda ordinanza, riguardante “coloro che abitano fuori delle città di Mogadiscio, Merca, Brava e Uarsciek”, aboliva la tratta e comunque il commercio degli schiavi, dichiarava liberi gli schiavi in allora posseduti, mantenendoli nello stato di servitù domestica, e liberava assolutamente i nati dagli schiavi o dai servi domestici posteriormente il 18 marzo 1904. […] Con ordinanza governatoriale 16 aprile 1904 veniva istituita, coi proventi delle ammende, delle multe e di tutte le pene pecuniarie nonché con oblazioni comunque raccolte, una “Cassa per l’affrancazione dei servi domestici” […]. Nessuna nuova disposizione è ormai più necessaria per combattere la schiavitù che in fatto è scomparsa, basta integrare quelle già prese e vigilare continuamente a sradicare con esemplari sanzioni punitive quei casi sporadici che in un territorio vasto come la Somalia potessero eventualmente riscontrarsi»7. (testo completo QUI)

Esisteva dunque lo schiavismo in Somalia prima della colonizzazione italiana?
Ovviamente no se nell’ordine mentono: Vincenzo Filonardi, la Compagnia del Benadir, la Società Antischiavista italiana, l’ing. Luigi Robecchi Bricchetti, il padre Leandro, il dott. Trunji, il Governatore de Vecchi e soprattutto il CNR che riporta documenti falsi e di propaganda.
Si badi bene: di propaganda “fascista” già in atto nel 1889 con la Società Antischiavista, nel 1893 con Filonardi, nel 1903 con Robecchi Bricchetti, nel 1907 con i Trinitari e portata avanti, sempre questa propaganda “fascista” nel 2015 dal Trunji con il suo libro “Somalia – The Untold History”.

di Alberto Alpozzi

NOTE
1. Robecchi Bricchetti L., Dal Benadir lettere illustrate alla Società Antischiavista d’Italia, Soc. Ed. La Poligrafica, Milano, 1904
2. APF, NS, vol. 455, 1908, 141, foll. 260-2
3. Ceci L., Il vessillo e la croce, Carocci Editore, Roma, 2006, p. 44
4. La Civiltà cattolica, LV, 1904,I, pp.486-7
5. L’articolo 23 così disponeva: «Sous la réserve, et en conformité des dispositions des conventions internationales actuellement existantes ou qui seront ultérieurement conclues, les Membres de la Société: […] b) s’engagent à assurer le traitement équitable des populations indigènes dans les territoires soumis à leur administration» (Trattati e Convenzioni, v. XXIV, pp. 97-98).
6. Parte IX – CONDIZIONE GIURIDICA DEGLI INDIVIDUI – Cap. IV – Diritti dell’uomo – E – Repressione della schiavitù » 1063/3 – La schiavitù nelle colonie italiane
7. De Vecchi a Mussolini, Mogadiscio, 4 agosto 1924, all. a Lojacono a Drummond, Roma, 27 settembre 1924

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