I Carabinieri nella Guerra d’Etiopia

CARABINIERI REALI AOI, ILLUSTRATORE TAFURIIl 3 ottobre 1935 l’Italia invade l’Etiopia, in Africa Orientale. Il Generale Emilio De Bono, Quadrumviro della Marcia su Roma, varca il fiume Mareb, il confine tra la colonia italiana d’Eritrea e l’Etiopia. Contemporaneamente, da sud, il Generale Rodolfo Graziani varcava il confine somalo. Inizia la guerra italo-etiopica. Sin dall’aprile del 1935 era stato istituito il “Comando Superiore dell’Africa Orientale” di cui fece parte anche il “Comando Superiore Carabinieri”.
Per il “Comando Superiore Carabinieri” furono mobilitate cinque Sezioni, un Nucleo ufficio postale ed una Sezione zaptiè, dislocata presso il Comando del Corpo d’Armata Eritreo. Successivamente furono anche mobilitate 2 Sezioni Carabinieri da montagna, una Sezione a cavallo ed un Nucleo postale per ciascun Corpo d’Armata e Divisione destinati ad operare in Africa Orientale. In Somalia vennero costituite due “Bande” con truppe indigene, forti di 23 ufficiali e 1100 tra sottufficiali e militari semplici. Fu anche istituito un Comando Carabinieri di Intendenza, per il coordinamento dei servizi di polizia militare nelle retrovie e per compiti informativi.
Col progressivo affluire nel teatro di operazioni delle Grandi Unità, l’Arma portò i suoi reparti in Africa a 55 Sezioni da montagna, 6 a cavallo, 6 miste, 3 Sezioni zaptiè e 23 Nuclei, oltre a 3.143 zaptiè e 2.500 dubat somali, inquadrati in reparti diversi.
AOI 1941, Carabinieri_battaglia-di-CulqualberIl 5 ottobre cadeva Adua, l’8 novembre anche Macallè e proprio in queste due città, significative per la storia d’Italia, nuclei di Carabinieri entrarono per primi assieme ai reparti dell’84° e del 60° Fanteria.
Il 15 dicembre Ras Immirù tentò un’offensiva verso l’Eritrea cercando di risalire a Nord verso la zona di Selaclacà. Per proteggere la frontiera il maggiore dei Carabinieri Giuseppe Contadini organizzò quattro Bande di irregolari indigeni da impiegare come ausiliari di polizia; due di esse erano comandate da sottufficiali dell’Arma. Una delle bande, la Cohain, agli ordini del brigadiere Silvio Meloni, durante una ricognizione oltre il Mareb, resistette ad uno scontro di otto ore contrattaccando nuclei etiopici che cercavano di aggirare lo schieramento italiano. Caduto l’ufficiale comandante, il comando venne preso dal Meloni. Ferito a sua volta, fu catturato insieme al carabiniere Domenico Palazzo, anche lui gravemente ferito. I superstiti riuscirono a rompere l’accerchiamento nemico e a ricongiungersi con il XXVII Battaglione eritreo.
Caddero nello scontro il brigadiere Giovanni Amorelli ed il carabiniere Angelo Alaimo.
Alla Memoria dei militari fu concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Alle operazioni contro Ras Immirù presero parte anche la 305a e 515a Sezione Carabinieri, attestate nella zona difensiva di Adì Qualà – Furdínai – Arresa – Tucul.
Il 21 gennaio 1936 alla battaglia di passo Uarieu, la porta del Tembien, parteciparono la 302a e la 312a Sezione Carabinieri.
carabinieri_partenza_AOIFrattanto in Somalia, sul fronte sud, durante un combattimento a Malca Guba, il brigadiere Salvatore Pietrocola, nella zona di Neghelli, morì in azione in un momento particolarmente critico dell’azione: caduto il proprio comandante, condusse i pochi superstiti all’assalto, pur ferito gravemente. Alla sua Memoria venne concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Dopo il vittorioso scontro nella battaglia dell’Endertà tra il 27 ed il 29 febbraio 1936 con la seconda battaglia del Tembien, le forze congiunte dei Ras Cassa e Sejum vennero definitivamente sconfitte.
Mentre la guerra si avviava verso la fase conclusiva, furono istituiti 4 speciali reparti dell’Arma da impiegare in operazioni tattiche, denominati “Bande autocarrate”. Inquadrate a Roma ed articolate ciascuna su due Compagnie ed un Plotone comando, con un totale di 1.000 uomini, vennero imbarcate il 25 febbraio 1936 e raggiunsero Obbia, nel nord della Somalia, il 10 marzo successivo.
Inquadrate il 12 aprile nel costituito il Comando Raggruppamento Bande, il 24 si distinsero nell’aspro combattimento di Gunu Gadu. Questa località costituiva un formidabile baluardo avanzato dell’Ogaden, presidiato da circa 30.000 etiopici trincerati in caverne scavate tra gli alberi, profonde tre metri e sistemate in modo da consentire un’azione incrociata di fuoco.
carabinieri_etiopia_AO_CimmarustiI Carabinieri attaccarono le posizioni abissine con i loro autocarri, ingaggiando uno scontro a fuoco durato dalle ore 7 alle ore 16. Si distinsero per valore il capitano dei Carabinieri Antonio Bonsignore, che si lanciò più volte sui trinceramenti nemici e, nonostante rimanesse ferito ad un fianco, rifiutò i soccorsi e continuò a guidare i suoi uomini finché non cadde colpito a morte; il carabiniere Vittoriano Cimarrusti che, già ferito ad un braccio e medicato sommariamente torno sulla linea di fuoco attaccando gruppi di etiopi che tentavano di sorprendere di fianco la propria Compagnia; nuovamente ferito proseguì l’azione con il lancio di bombe a mano, finché venne sopraffatto dal numero dei nemici; infine il carabiniere Mario Ghisieni che, ferito gravemente alla gamba sinistra mentre attaccava le posizioni nemiche, continuò a combattere fin quando dovette essere soccorso per l’aggravarsi della ferita di cui poco dopo morì. Alla Memoria dell’ufficiale e dei due altri militari fu concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Il 28 aprile 1936 cadde Sassabaneh. L’avanzata proseguì per Dagabur, poi fu la volta di Giggiga, di Harar e infine Dire Daua.
Sul fronte settentrionale il 5 maggio 1936 le truppe italiane entrarono in Addis Abeba. Il 9 dello stesso mese il Negus Hailè Selassiè lasciò l’Etiopia per recarsi in esilio a Londra. Seguì ancora l’occupazione del Goggiam e alla fine dei maggio 1936 le operazioni militari poterono dirsi virtualmente concluse. L’Italia di Mussolini fondò il nuovo Impero.
carabinieri_etiopia_AOIPer le esigenze dell’intera campagna in Africa Orientale l’Arma aveva richiamato dal congedo circa 12.000 uomini ed i suoi reparti mobilitati giunsero a 78 Sezioni, oltre ai Nuclei, alle Bande autocarrate ed a quelle di irregolari indigeni.
I Carabinieri, oltre a partecipare a tutte le fasi del ciclo operativo combattendo con le altre truppe, si resero indispensabili nei servizi di loro specifica competenza, di polizia militare e civile. In particolare le Sezioni Carabinieri presso l’Intendenza curarono la sicurezza delle vie di comunicazione e la disciplina del traffico, esercitando inoltre un’azione di controllo e assistenza sui contingenti di operai che affluivano dall’Italia per la costruzione di strade e di altre strutture di supporto logistico alle truppe operanti.
Nel corso della guerra caddero 208 carabinieri; circa 800 furono i feriti. Vennero concesse a singoli militari 4 Medaglie d’Oro, 49 d’Argento e 108 di Bronzo al Valor Militare, oltre a 435 Croci di Guerra. La Bandiera dell’Arma fu insignita della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia (oggi d’Italia) con la seguente motivazione:
“Durante tutta la campagna, diede innumerevoli prove di fedeltà, abnegazione, eroismo; offrì olocausto di sangue generoso; riaffermò anche in terra d’Africa le sue gloriose tradizioni; diede valido contributo alla vittoria”.
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Fonte carabinieri.it
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VIDEO – Reparti dei Carabinieri in partenza per l’Africa Orientale
Tafuri Clemente, Gunnu Gadu, Arma Carabinieri
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