L’affondamento del “Donizetti”, la prima grande tragedia italiana nell’Egeo dopo l’8 settembre

Maragliano Alessandro_1943L’affondamento del piroscafo “Gaetano Donizetti”, la prima grande tragedia italiana nell’Egeo dopo l’8 settembre raccontata da Enrico Maragliano, figlio del Sergente Alessandro Maragliano, perito nell’affondamento nel mare di Rodi il 23 settembre 1943.

Chi era Alessandro Maragliano

Dopo aver servito la propria Patria dal 12 Agosto 1935 al 22 settembre 1943, essere stato imbarcato sugli incrociatori più prestigiosi dell’epoca, Montecuccoli, Colleoni e Clio, aver ricevuto la medaglia per la campagna di Spagna a soli 20 anni, fu promosso sergente a luglio del 1943. Da documenti e foto risulterebbe tra l’altro aver fatto parte forse anche della Xa Mas. Nel febbraio del 1943 viene destinato all’isola di Rodi, ultima destinazione prima della tragica scomparsa.

A Rodi dopo la resa
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La resa degli italiani comportò per tedeschi il grave problema di cosa fare con così tanti prigionieri, anche perché non erano disponibili imbarcazioni per trasferirli tutti in altre isole. Le prime due forze a essere disarmate furono la Regia Aeronautica e la Regia Marina, perché decise fermamente a non collaborare e quindi potenzialmente più pericolose del Regio Esercito, dove alcuni ufficiali davano segni di amicizia nei confronti dei tedeschi.
Dopo aver obbligato il Governatore Campioni a ordinare la resa delle sue truppe a Scarpanto, con la minaccia di un attacco aereo, il generale Kleemann, che ora era al comando di Rodi, tentò di fare lo stesso con Coo e Lero, ma stavolta Campioni non diede nessun ordine. Ben presto i tedeschi si installarono nel Comando italiano e gradualmente furono fatti evacuare tutti gli alti ufficiali italiani compreso Campioni.
Durante questo periodo furono molti gli italiani che tentarono la fuga via mare per sottrarsi alla prigionia, ma spesso i tentativi finirono male e gli uomini morivano in mare o venivano scoperti dai tedeschi. A volte comunque le fughe avevano successo e, dopo una faticosa navigazione nell’Egeo, i soldati approdavano a Coo o a Lero.
componenti della Xa Mas. Alessandro MaraglianoIl 19 settembre circa 1.800 uomini dell’aviazione e della marina furono imbarcati sul piroscafo Doninzetti catturato dai tedeschi per essere trasferiti, ma durante il viaggio due cacciatorpediniere inglesi, l’Eclipse e il Fury, affondarono la nave provocando la morte di tutti gli occupanti. Il 12 febbraio 1944 un’altra nave, il piroscafo Orion, urtò uno scoglio vicino all’isola di Gaidaro e morirono 4.062 prigionieri. Altri soldati invece furono introdotti nell’ambiente civile greco dai comandanti italiani per evitarne la cattura; pochi invece furono quelli che aderirono alla causa tedesca o repubblicana.
In totale abbandonarono l’isola circa 1.580 militari, i dispersi furono 6.520 e vennero eseguite 90 fucilazioni dai tedeschi, 40 delle quali senza processo.
Il presidio di Alimnia, retto dal sottotenente Cinicola, ricevette l’ordine di resa da un generale italiano, ma rifiutò di deporre le armi. Raggruppati gli sbandati che giunsero nell’isola, e dopo aver comunicato faticosamente con Lero, gli uomini mossero per quest’isola con armi, munizioni e viveri.
Col passare del tempo la situazione di Rodi divenne disperata sotto il punto di vista alimentare: i tedeschi per risparmiare viveri trasferirono altrove civili e militari in licenza, e solo gli aiuti inglesi evitarono il peggio. Nel settembre 1944 il generale Wagener sostituì Klemann fino a quando, il 9 maggio 1945, il dominio tedesco su Rodi ebbe ufficialmente fine.
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L’ultimo imbarco del sergente Maragliano Alessandro
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Annottava sul suo diario quando il Donizetti salpò il 22 settembre. Tenendosi sotto la costa orientale di Rodi, diresse per sud-ovest, passò davanti a Lindos e, venne a trovarsi alle ore 01.10 poco al largo di Capo Prasso, estrema punta meridionale dell’isola. Lo scortava una silurante con equipaggio tedesco al comando dell’Oberleutnant Jobst Hahndorff. La piccola unità – 610 tonnellate, armata con due cannoni da 100 – era al terzo cambio di mano e dopo essere nata francese col nome La Pomone, era diventata FR 42 per la Marina italiana ed infine TA 10 per la Kriegsmarine.
Nave FurySulle stesse acque, non troppo profonde ma prossime a precipitarsi nella “fossa di Scàrpanto”, il cacciatorpediniere britannico Eclipse colse sul proprio radar i profili delle due unità che procedevano di conserva. La Royal Navy si era impegnata sin dai primi giorni dopo l’armistizio – meglio sarebbe dire sin dalle prime notti – in una vera e propria guerra di corsa tra le isole. Partendo dalle basi lontane di Alessandria e di Cipro, unità veloci battevano i canali di Caso e di Scàrpanto e risalivano verso nord-ovest non sino ai limiti dell’autonomia, ma sino alla calcolatissima copertura delle tenebre. L’obbiettivo era quello di far piazza pulita di qualsiasi natante senza attardarsi mai e con l’ordine di disimpegnarsi a tutto vapore in modo d’essere, all’alba, fuori dall’Egeo e il più lontano possibile dai ricognitori e bombardieri della Luftwaffe.
Quella notte, sul 23 settembre, l’Eclipse stava operando una ricerca tra Rodi e Scàrpanto assieme all’unità consorella Fury. Più a nord, tra Stampalia ed Amorgos, altri due caccia, il Faulknor e il Vassilissa Olga – (destinato quest’ultimo, tre giorni più tardi, a colare a picco in coppia con l’Intrepid nella baia di Portolago) – stavano conducendo analoga operazione. La messa a punto dell’Eclipse prima di aprire il fuoco fu rapidissima. Fulmineo il tiro. Il Donizetti affondò in pochi istanti trascinando nel gorgo 600 avieri, 1110 marinai, 114 sottufficiali e 11 ufficiali dei quali, in assenza di sopravvissuti e di liste nominative redatte all’imbarco, non si sono conosciuti i nomi.
Piroscafo Gaetano DonizettiCon altrettanta rapidità la TA 10 finì la sua randagia carriera sotto le salve implacabili dell’Eclipse. Trascinatasi alla meglio sino a un centinaio di metri dalla terraferma, posò lo scafo lacerato sugli scogli di Prassonisi lasciando emergere la plancia e il fumaiolo.
I superstiti dell’equipaggio trovarono temporaneo rifugio nell’area abbandonata della batteria “Mocenigo”. Il Col. Arcangioli venuto da Rodi col permesso del Comando tedesco per conoscere i dettagli del disastro e raccogliere gli scampati all’ecatombe, non trovò naufraghi ne ebbe notizie di essi dai “matrosen” della TA 10. L’Eclipse, da parte sua, dopo i lanci e le salve andate a segno, aveva accuratamente evitato ogni “sur place” e – buon nome non mente – si era eclissato dando il massimo dei giri alle eliche. Solo più tardi seppe di aver firmato la prima grande tragedia dell’Egeo.
Una tragedia che una segnalazione tempestiva avrebbe potuto evitare e sulla quale, a posteriori, si sono fabbricate illazioni persino romanzesche peraltro annullate dalla glaciale conferma del “Defence Security Office” del Dodecanneso. Il quale, a una richiesta della Commissione per la tutela degli interessi italiani in Egeo, rispondeva che il “Donizetti […] was sunk in a naval action south west of Rhodes on 23th september 1943”. Null’altro.
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di © Enrico Maragliano – Tutti i diritti riservati
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