Julian “Aquila Nera” asso dell’aviazione dopo la guerra d’Etiopia chiede la cittadinanza italiana

Non solo le forze armate del Negus Hailè Selassiè non erano miseramente dotate solo di archi e frecce ma avevano una, seppure scarsa, aeronautica composta da 12 volivoli.
Negli anni Trenta al comando della squadriglia negussita vi era l’asso Hubert Julian, noto in tutto il mondo come “Black Eagle” (Aquila Nera). Originario di Trinidad (1897) migrò in Canada (1914) dove divenne pilota dell’Aviazione Militare Canadese.

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Famoso per i suoi voli e salti col paracadute nel 1931 l’Imperatore Hailè Selassiè lo invitò in Etiopia per prendere parte alla sua cerimonia d’incoronazione. In quell’occasione Julian ricevette la cittadinanza etiope, l’Ordine di Menelik II e con il grado di colonnello gli venne affidato il comando dell’aviazione militare del paese africano. Durante la cerimonia distrusse però l’aereo dell’Imperatore.
Con lo scoppio della guerra, il 3 ottobre 1935, Julian al grido di “Africa for Africans” salpò per l’Etiopia per prendere parte alle operazioni militari comandando la squadriglia aerea etiope.
Ma i sogni di gloria dell’Aquila Nera furono ostacolati dalla presenza di “Brown Condor”, il pilota John Robinson, nato in Florida, che aveva da poco accettato un posto nell’aeronautica del Negus.
Robinson effettuò diverse missioni di ricognizione e di corriere sul fronte etiope, alcune accompagnate dallo stesso Imperatore, sia con un Beechcraft Staggerwing disarmato che su un Potez. Durante i suoi 12 mesi di permanenza nel paese fu ferito ad un braccio durante una battaglia. Quando le sorti delle guerra furono chiare fuggì solo pochi giorni prima dell’Imperatore stesso.

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Sebbene Julian fosse stato riaccolto dal Negus, non gli fu permesso di pilotare. Così scrisse Julian: “C’erano solo dodici aerei in tutto il paese. Farli volare sulle rotte degli italiani sarebbe stato come lanciare colombe ai falchi”. Julian fu incaricato quindi di addestrare un reparto di 3.000 soldati.
Il corrispondente australiano Noel Monks riferì che Julian si era anche prestato a fare da informatore per i corrispondenti che erano tutti confinati nelle loro stanze d’albergo e dipendendevano dai comunicati ufficiali. Quindi si affidarono a “spie” e “runner”. Scrisse Monks: “Julian, l’Aquila Nera di Harlem era una delle mie spie e, in seguito scoprii, che lavorava anche per una mezza dozzina di altri giornalisti. Era ormai caduto in disgrazia e faceva affidamento esclusivamente sui soldi che gli pagavamo noi giornalisti”.

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Le ostilità terminarono il 5 maggio 1936 con la presa italiana di Addis Abeba. Il 16 giugno dello stesso anno “Il Giornale di Addis Abeba” riportava la notizia “L’Aquila Nera chiede di diventare suddito italiano”. La notizia arrivava da New York il 14 dello stesso mese, dove nel mentre il pilota era tornato: “L’aviatore negro Iulian, il cosiddetto Aquila Nera, ha presentato alle autorità italiane il suo passaporto etiopico, chiedendo di diventare suddito dell’Italia.
Egli ha, inoltre, spiegato le ragioni che lo hanno indotto, nei mesi scorsi ad abbandonare l’esercito di Tafari”.
Fu una notizia di propaganda oppure la verità? Ottenne la cittadinanza richiesta? Forse. Però la sua singolare ed eroica storia conferma nuovamente che le forze armate etiopiche non erano composte da poveri contadini armati di sole lance…

di Alberto Alpozzi

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