Armi e armamenti dell’esercito abissino nella guerra d’Etiopia del 1935-36 – GALLERY

Poco prima dell’inizio delle ostilità, il 3 ottobre 1935, l’Ufficio Informazioni del Comando Superiore in Africa Orientale aveva redatto a stampato in Asmara un guida pratica per gli ufficiali.
Il documento – riservato – venne distribuito nel luglio 1935 in previsione dell’intervento armato in Etiopia.

Il materiale bellico esistente a quella data nell’Impero Etiopico era calcolato in:

  • 1.000.000 di fucili efficienti (prevalentemente Lebel), di cui 200.000 di tipo moderno
  • 2.000 mitragliatrici tra pesanti, leggere e fucili mitragliatori
  • 6 lanciabombe Stokes-Brandt
  • 7 autocarri con mitragliatrici su torretta in legno
  • 7 carri armati
  • 200 pezzi di artiglieria con affusto rigido di piccolo calibro da montagna
  • 35 pezzi di artiglieria con affusto a deformazione di piccolo calibro (20 mm.) Oerlikon
  • 4 cannoni da 75 Schneider e Vichers
  • Alcune decine di milioni di munizioni per armi portatili (in Addis Abeba esisteva una fabbrica di cartucce Gras, impiantata da un inglese con macchinari francesi)1
  • 14 velivoli, di cui 8 efficienti
  • 1 stazione radio per aerei
  • 12 stazioni radio campali someggiate o spalleggiate
  • 300 autocarri per trasporto truppe
  • 5.000 maschere antigas (in ordine 50.000)

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Informazioni dell’intelligence davano in continuo aumento il materiale bellico in entrata nel paese via Gibuti (Francia) e Berbera (Inghilterra).
Gli armati abissini erano istruiti da missioni militari di ufficiali russi, svizzeri, belgi e svedesi. Per esempio il Col. Th. Konovaloff scrisse il libro “Con le armate del negus un bianco fra i neri” edito per l’Italia nel 1937 da Zanichelli.
Quindi il mito dell’esercito etiope “armato solo di lance” è una fantasia della propaganda anti-italiana di ieri e di oggi.
Infatti gli abissini erano “anche” armati di lance. E non solo. Ecco come erano equipaggiati gli armati del Negus:
gli appiedati, oltre al fucile, portavano un pugnale o un coltello, spesso una lunga sciabola a scimitarra, lo scitol, col taglio da ambo le parti. I graduati portavano anche la pistola.
I cavalieri, oltre allo scitol, portavano la lancia o uno-due giavellotti. Quasi sempre il fucile, appeso orizzontalmente alla sella, oppure portato da un servo appiedato.
Lo scudo era ancora molto in uso nell’esercito abissino, composto da liste di ferro, stoffa o cuoio, con ornamenti di rame, argento e oro, più pietre preziose.
Tutti gli armati marciavano a piedi nudi, d’altronde come quasi tutti gli indigeni.

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Gli uomini mobilitati per la guerra furono circa 600.000. Così suddivisi:

  • dalle province di nord-est (ras Seium, deg. Hailù Chebbedè e merdasmac Asfauossen): 140.000
  • dalle province di nord-ovest (deg.Aialeu Burrù, ras Cassa Hailù e deg. Uondeuossen Cassa): 120.000
  • dalle province orientali (deg.Josef Burrù e deg. Mohamed Jaio): 15.000
  • dalle province centrali: 90.000
  • dalle province occidentali: 170.000
  • dalle province meridionali: 90.000

di Alberto Alpozzi

NOTE
1. Varanini V., Le forze armate dell’Abissinia, Bietti, Milano, 1936

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