Documenti e professori dicono bene dell’Italia in Somalia ma per i gendarmi della memoria compimmo solo nefandezze

L’analisi dei documenti d’archivio è fondamentale per lo studio del passato. Il confronto delle risultanze è basilare per unirle alle riflessioni di eminenti studiosi per completare un quadro quanto più possibile corretto e vicino a quelle realtà che non abbiamo vissuto direttamente.

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Quando leggo nelle prime pagine di un recente libro1 (con la pretesa di essere di storia): “opere come quelle di Del Boca rimangono fondamentali nell’avanzamento della consapevolezza delle nefandezze di cui gli italiani, pur con tempo e risorse minori rispetto ad altre realtà, sono riusciti a macchiarsi” (pag. 11) e poche pagine dopo cita il testo “Italiani, brava gente?” (pag. 13) sempre di Del Boca, mi domando che fine abbia fatto il lavoro di ricerca e soprattutto la verifica delle fonti. Forse l’autore ha dedicato più tempo alla creazione dell’ironico titolo (ottimo marketing) che all’indagine storica.
Del Boca per sua stessa ammissione ha distorto la realtà, inoltre proprio i contenuti di “Italiani, brava gente?” sono stati ampiamente squalificati da tempo insieme alla validità storica dei suoi lavori.
Ecco una “nefandezza”: nella relazione finanziaria2 per l’anno 1925-26 del de Vecchi, Governatore della Somalia, leggiamo: “garanzia per i sudditi coloniali di salvaguardia della vita di tutti, degli averi di tutti, delle loro abitudini, dei loro costumi, delle loro famiglie e della loro molto rispettata religione”.
I medesimi concetti sono sottolineati di nuovo nel Gennaio 19413 dall’allora colonnello Camillo Bechis a Torino: “Non si conquista la fiducia di un popolo a qualunque razza appartenga se non se ne salvaguardano gli interessi economici, se non se ne rispetta la proprietà, la religione e le consuetudini”. Per usare le parole del non già citato autore di cui sopra: “senza dubbio il fascismo imprime una disastrosa svolta violenta all’imperialismo italico” (pag. 13). Uguale no?

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Si potrebbe obiettare che il de Vecchi e il Bechis fossero due fascisti, quindi, secondo sempre l’autore non citato “realtà di un dominio razzista, rapace e sanguinario” (pag. 24).
Ma costui, dopo aver letto (?) “l’opera instancabile, indispensabile” (pag. 15) di Del Boca che definisce erroneamente “storico” (non lo era infatti) ha per caso letto anche qualche riga di Joan M. Lewis, autore di Pastoral democracy: a study of pastoralism and politics among the northern Somali of the Horn of Africa. Lewis fu antropologo sociale e emeritus professor della London School of Economics dal 1969 al 1994, ha insegnato dapprima nell’università di Salisbury della Rhodesia del Sud e nell’università di Glasgow. Dal 1981al 1988 è stato direttore onorario dell’International African Institute, è stato presidente dell’African Educational Trust e dal 1986 è stato fellow della British Academy.

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Formatosi alla scuola di Evans-Pritchard, fu da questi avviato nel 1955 a una ricerca sul campo tra i pastori nomadi della Somalia italiana e poi di quella britannica, che si protrasse per due anni consecutivi. Da questa sua esperienza è nata la monografia “Una democrazia pastorale”4 subito affermatasi tra le opere classiche dell’antropologia sociale inglese, da cui traiamo questo passo: “lungi dall’indebolire l’autorità della legge religiosa, le amministrazioni coloniali o non somale, l’hanno, se mai, rafforzata con la giurisdizione conferita ai cadì ufficiali. Questi, infatti, forti del sostegno governativo, sono in condizioni di applicare la Shariah in modo più ampio”.
Strano che, di nuovo, per conoscere la realtà di quello che fu il colonialismo italiano in Africa ci si debba affidare ad autori stranieri, mentre con quelli italiani si debba sempre perdere tempo a verificare le loro presunte fonti e note.

di Alberto Alpozzi

NOTE
1. Autore e testo non meritano menzione
2. De Vecchi di Val Cismon C.M., Relazione sul progetto di bilancio della Somalia Italiana per l’esercizio finanziario 1925-1926, Tipografia R. Bettini, Mogadiscio, 1924
3. Bechis C., Continuità dell’azione imperiale fascista dalla riconquista libica alla guerra attuale, discorso tenuto a Torino al corso di perfezionamento per la preparazione della donna alla vita coloniale, 11 Gennaio 1941
4. Lewis J.M., Una democrazia pastorale, Franco Angeli, Milano, 1983

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IL LIBRO:
Per le bugie è sufficiente una parola ma per la verità occorrono le prove. Una sola pagina di questo testo, fonti e documenti alla mano, annulla decenni di retorica fabbricata ideologicamente sulla storia coloniale italiana.
Narrazioni fantasiose e menzognere, mai avvalorate da prove, hanno diffuso per anni miti infondati e fake news. Carte e citazioni sono state parzializzate e fatte aderire a strumentalizzazioni di comodo.
Questo libro, frutto di un meticoloso lavoro di ricerca, presentando fonti verificabili e documenti pubblici chiarisce alcuni dei principali dubbi sulla storia degli italiani in Africa.
Le colonie furono conquistate, invase o acquisite legalmente? L’Italia abolì davvero la schiavitù nelle sue colonie? I lavoratori indigeni godevano di contratti oppure erano sottoposti a lavoro coatto? Lo sfruttamento delle risorse delle colonie dissanguò quei territori? Gli indigeni potevano frequentare le scuole? Usi, costumi e religioni locali vennero soppressi?
Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui si forniscono inequivocabili risposte documentate e supportate da un ricco apparato iconografico.
L’approfondita indagine storica negli archivi, non su precedenti pubblicazioni, fornisce nuovi elementi di analisi e spunti di riflessione per completare un quadro storico ancora oggi molto controverso.
La storia esposta con i fatti non celata con le opinioni. Crederai ancora solo in ciò che vuoi credere?

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