Eritrea, un’invenzione italiana

Prima che ci arrivassero gli italiani l’Eritrea non esisteva. In quella che grazie all’Italia diventerà una nazione, stanziavano sull’altopiano le orde di Ras Alula. Lungo le coste del Mar Rosso spadroneggiavano gli egiziani e, nel bassopiano occidentale imperversavano i sudanesi.
Nel 1869 la società Rubattino di Genova acquista la baia di Assab che il governo italiano acquisisce come territorio dello Stato nel 1882.

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Gli inglesi stentano a domare la ribellione dei mahadisti in Sudan, occupato dagli egiziani e chiedono aiuto all’Italia che gli viene fornito. In cambio consentono l’occupazione di Massaua, invitando gli egiziani ad andarsene. Fu così che nel 1885 i soldati italiani, al comando del Tenente Saletta occupano Massaua che diventa territorio italiano.
Militarmente l’Italia si spinge ad occupare la baia di Archico, Zula, Arafali e si spinge sino a Saati, una trentina di chilometri da Massaua, verso Asmara. Il Negus, Giovanni IV la prende male e manda i guerrieri al comando di Ras Alula a fronteggiare gli italiani che avevano occupato il forte lasciato dagli egiziani.
Erano 750 soldati che dovevano fronteggiare un orda di 20.000 guerrieri che furono respinti. Le truppe italiane erano stremate e senza munizioni e chiesero aiuto al Comando di Massaua che inviò la colonna De Cristoforis in aiuto la quale cadde in un imboscata tesa da Ras Alula, distruggendola a Dogali. Sembrava finita ma dall’Italia furono inviate altre truppe che ritornarono a Saati e furono costrette a fronteggiare le truppe di 100.000 guerrieri capeggiate dal Negus il quale senza combattere decise di ritornarsene in Etiopia che nel frattempo era stata invasa dai sudanesi.

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La strada verso Asmara era libera e le truppe italiane vi si insediarono, subendo poi la disfatta di Adua e sottoscrivendo successivamente con Menelik il trattato di Uccialli con il quale venivano stabiliti i confini di quella che era diventata l’Eritrea, nome assegnatogli con il Regio Decreto del 1890 che costituiva la Colonia Italiana. Questi confini tracciati dall’Italia sono quelli esistenti tutt’ora.
Era finito il periodo dei governatori militari ai quali subentrò, come primo governatore civile, Ferdinando Martini.
Si completa la ferrovia Massaua-Asmara il cui primo tronco di Saati fu realizzato nel 1887, si iniziano a costruire le Poste, il Palazzo del Governatore, alberghi e ville in stile alpino . Successe a Martini Salvago Raggi che avviò i nuovi piani regolatori e dette impulso all’economia.
Nel 1922 con la costruzione della Cattedrale termina il periodo coloniale ed inizia quello dell’Impero che si concretizzerà nel 1936 con l’occupazione dell’Etiopia.

di Pasquale Santoro

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Cover front Eritrea-Architettura coloniale italiana_Guiot_Alpozzi (1)

INTRODUZIONE di Roberto Guiot – La popolazione eritrea è veramente splendida. Dopo averla conosciuta non si può che condividere il pensiero del Comandante Guillet.
Nel bene e nel male i rapporti con l’Italia sono stati nel passato molto stretti.
Indubbiamente noi italiani come neo potenza coloniale in cerca di nuovi spazi in Africa Orientale abbiamo preso. Però a differenza di altri qualcosa di buono abbiamo anche fatto e lasciato.
I rapporti tra Italia ed Eritrea iniziarono nel 1869 quando la Compagnia di Navigazione “Rubattino” acquistò un terreno nell’Eritrea del sud non lontano da Assab per poi cederlo nel 1882 al governo italiano.
Iniziò quindi una lenta penetrazione non sempre pacifica nel territorio eritreo che verso fine secolo si concretizzò nella creazione della colonia di Eritrea (1890).
Di grande importanza strategica e ricca di risorse stimolò l’Italia ad investire…
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2 thoughts on “Eritrea, un’invenzione italiana

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