1° marzo 1896, la disfatta di Adua. Perché in Italia ci si compiace delle proprie sconfitte?

La data del 1° marzo 1896 corrispondente alla disfatta di Adua si presta tutt’oggi in Italia alle più miserabili speculazioni autolesionistiche retaggio tipico del più bieco servilismo antinazionale.
Ad esempio la sconfitta, al contrario di quanto si continua a voler far credere, non arrestò assolutamente le ambizioni coloniali italiane nel Corno d’Africa. Anzi!
Segnò, invece, per merito del governatore Ferdinando Martini l’atto di nascita di un vera e propria nuova nazione: l’Eritrea. Creata dall’amalgama di un insieme di etnie, di religioni, di lingue e di dialetti, l’Italia riuscì ad eliminare “ogni causa di lotta tra i diversi popoli e ha armonizzato le forze economiche dei sudditi ricostituendo l’unità territoriale ben distinta dall’impero etiopico” (Pollera A., Le popolazioni indigene dell’Eritrea, Capelli, Bologna, 1935).

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Le numerose etnie: abissini, bileni, begia, cunama, baria, assaortini, dancali, somali, sudanesi e galla si fusero, grazie all’oculata politica coloniale italiana, in un’unità ben distinta ancora oggi tanto gelosa della sua individualità da essere indotta a difenderla strenuamente perfino con le armi.
Strano come in altre nazioni dove le disavventure militari non sono state certo inferiori a quella di Adua, esse siano state però esaltate fino ad assumere la dignità e il prestigio di memorabili fatti d’armi.
Mi viene in mente la Battaglia di Balaklava, durante la guerra di Crimea, dove un intero reggimento di ussari inglesi venne massacrato il 24 ottobre 1854 dalle forze russe.
La critica situazione dei 4350 uomini al comando del generale Colin Campbell fu solo parzialmente sbloccata da due cariche di cavalleria condotte l’una, quella più famosa per la sua audacia, dal generale Scarlett a stento riuscita ad arrestare l’attacco, la seconda, del tutto inutile, diretta dal conte Cardigan, cognato del comandante della cavalleria, Lord Lucan. L’azione, del tutto negativa dal punto di vista strettamente militare, fu tuttavia, così esaltata in patria negli anni a venire, da dar vita a due film: uno del 1936, “La carica dei seicento” diretto da Michael Curtiz (premio Oscar miglior regista nel 1944 per “Casablanca”), interpretato da Errol Flynn, Olivia de Havilland e David Niven, e l’altro, del 1968, “I seicento di Balaklava” diretto da Tony Richardson (premio Oscar miglior regista nel 1964 per “Tom Jones”), e interpretato da Trevor Howard, Vanessa Redgrave e David Hemmings.
Su Adua sono stati realizzati dei film forse?

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Mi viene in mente ancora la drammatica impresa di Massimiliano d’Asbrugo, nel desolato villaggio messicano di Camerone il 30 aprile 1863.
La 3ª compagnia del 1º battaglione della Legione Straniera comandata dal colonnello Jeanningros, composta da 62 uomini inquadrati dal Capitano Jean Danjou inviati per proteggerlo, fu attaccata e decimata all’alba da soverchianti formazioni di insorti messicani. Senza più munizioni la compagnia fu annientata. I superstiti decisero di attaccare con la baionetta innestata sui fucili, pur di non arrendersi.
La giornata di Camerone per la Francia non è un giorno da dimenticare, o peggio da ricordare compiacendosi gettando fango sui caduti, è invece un giorno di gloria celebrato tutt’oggi come festa del Corpo della Legione Straniera.
Non dimentichiamo che la Francia è anche quel paese che sancisce per legge (legge 158/2005) che il colonialismo francese fu cosa buona e giusta.
Perché dunque nel nostro paese è così esaltante e encomiabile assumere sempre posizioni antiitaliane, disprezzare la propria storia in una continua opera di denigrazione del proprio passato? Perché?
Forse aveva ragione Malaparte quando ne “La pelle” scriveva: «L’8 settembre 1943, quando avevamo dovuto buttare le nostre armi e le nostre bandiere ai piedi dei vincitori (…) v’erano anche le bandiere di Vittorio Veneto, di Trieste, di Fiume, di Zara, dell’Etiopia, della guerra di Spagna. Erano bandiere gloriose, fra le più gloriose della terra e del mare.
Perché dovrebbero essere gloriose soltanto le bandiere inglesi, americane, russe, francesi, spagnole? Anche le bandiere italiane sono gloriose. Se fossero senza gloria, che gusto avremmo trovato a buttarle nel fango?»

Gli interessi del nostro Paese non dovrebbero essere lesi così profondamente da chi ha voluto cancellare e negare il nostro passato senza però essere stato in grado di creare un futuro.

di Alberto Alpozzi

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2 thoughts on “1° marzo 1896, la disfatta di Adua. Perché in Italia ci si compiace delle proprie sconfitte?

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