Vaiolo, tifo, sifilide e lebbra. Prima dell’Italia in Etiopia erano liberi di morire per malattie endemiche

Aver costruito una rete stradale prima inesistente in paesi dove l’economia era pressoché assente pare motivo di ilarità per gli anticolonalisti da sala d’attesa del barbiere.
Ma nessuna sagace battuta sull’inesistente sistema sanitario che nell’Etiopia del 1936, prima della conquista italiana, vantava un’attrezzatura ospedaliera prossima allo zero?
Amensia o totale sconoscenza dell’argomento storico trasformato in slogan da cabaret?

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Nessun cenno sul fatto che il vaiolo facesse periodicamente strage soprattutto tra le popolazioni del Galla e Sidamo, che il tifo petecchiale fosse endemico soprattutto nello Scioa, che la lebbra imperasse specie nel territorio del Harar e che centinaia e centinaia di ciechi si aggirassero per tutto il territorio dell’Abissinia frutto dell’imperversare della sifilide e della blenorragia?
Intere popolazioni “libere” di morire di patologie facilmente curabili da anni debellate nei paesi dei colonizzatori. D’altronde non ci avevano chiesto di essere “civilizzati”.
L’Italia “fascista” e “imperialista” realizzò in Etiopia, in soli quattro anni, dal 1936 al 1940, quattro laboratori di igiene e profilassi ad Addis Abeba, a Harar, a Gondar e a Gimma contro la sifilide.
Sifilicomi e ricoveri anticeltici furono aperti anche a Dessiè, a Gondar, a Ualdia, a Lalibelà, a Debra Tabor, a Debra Marcos, ad Adi Arkai, a Debarè, a Metemma, a Combolcià, a Moggio, a Harar, a Dire Daua, a Giggiga, ad Asba Littoria , a Gimma, a Neghelli, a Lechemti, a Gore, a Afdem, ad Argiò, a Moiale, a Javello, a Bonga, a Uolisò, a Magi, a Soddu, a Gardulla.
Tutti gli istituti specialistici, le infermerie e gli ambulatori disponevano di forniture continue di “Neosalvarsan”.

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Ai tre ospedali di Addis Abeba: “Duca degli Abruzzi”, con 300 posti letto, “Luigi Razza” con 350 posti letto e “Principe di Piemonte” con 350 posti letto si aggiungevano un ricovero per la maternità e infanzia e un lebbrosario e un centro ortotraumatologico.
Ad Harar un ospedale con 200 posti letto, poi a Dire Daua, un altro a Giggiga e ancora a Gondar e a Gimma dotata di due ospedali con 450 posti letto.
La rete di ambulatori e di infermerie spesso gestite da personale militare contava 115 elementi.
I medici erano tutti alle dipendenze dirette dell’Ispettorato Generale di Sanità a capo del quale furono prima il Prof. Basile al quale seguì il Prof. Pisani.
Grandi investimenti furono fatti nell’Istituto per lo studio delle rickettsiosi dove venne fabbricato uno speciale vaccino per la cura del tifo petecchiale. Usato in dosi massicce e con la messa in atto di una rete capillare di disinfestazione attraverso colonne sanitarie mobili nel 1939 il tifo in Etiopia era stato del tutto debellato.
Per l’assistenza all’infanzia e alle madri indigene furono costruiti appositi ospedali di cui due in Addis Abeba.
Infine con l’ausilio tecnico e finanziario dell’Ordine di Malta, coordinato dal prof. Baduel, fu costruito nella piana di Selaclacà, in Eritrea, l’Istituto per lo studio e per la cura della lebbra (poi distrutto degli inglesi).

di Alberto Alpozzi

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One thought on “Vaiolo, tifo, sifilide e lebbra. Prima dell’Italia in Etiopia erano liberi di morire per malattie endemiche

  1. Sergio S Brizio Carissimo Alberto….infaticabile ricercatore e studioso…..sono veramente ammirato dal tuo impegno e dalla tua passione che comprendo profondamente…è come la mia passione per l’architettura ! ! ! Non mi abbandona mai e così capita a te ! ! ! Caro Alberto poiché però ho anche la passione per la storia, grazie al tuo notevole impegno con cui ci descrivi le più diverse realtà “coloniali”…. ne consegue che io leggendoti con assiduità metto assieme tutti o quasi i pezzi del mosaico e mi accorgo che oltre tutte le grandi iniziative realizzate in quei pochi anni in Italia in tutti i campi (!!!) anche nelle cosiddette colonie i nostri padri hanno realizzato enormi lavori non solo edili ma in tutti i campi…Questo sintetico articolo sulle opere ed iniziative ospedaliere realizzate in quei pochissimi anni mostra una “febbre” di realizzazioni per far fare un salto dal medioevo all’era allora contemporanea a luoghi antichi. Luoghi per i quali qualche pseudo storico inqualificabile si è permesso di sparare mostruose menzogne su quello che gli italiani hanno fatto ! ! ! Alberto io la storia e le sue vicende le ho sempre vissute ed immaginate come dei film….ed i film delle nostre colonie mostrano una spaventosa e febbrile attività in tutti campi e da notare che tutte le iniziative erano contemporanee….Mi immagino cosa doveva essere trovarsi in quei territori in quei giorni …. Io ho esperienza di cantieri e non solo e comprendo che anni come quelli non sono mai più tornati ….. i nostri padri sono stati incredibili….e tu fai bene a rendere loro merito descrivendo e portando all’attenzione del mondo contemporaneo tutte quelle fatiche ….. Fulgidi esempi di come gli italiani quando li lasci lavorare sanno creare l’universo mondo ! ! ! GRAZIE GRAZIE INFINITAMENTE GRAZIE ALBERTO PER LA TUA OPERA…..IL TUO INCESSANTE LAVORO DEVE ESSERE DIVULGATO AL MASSIMO…. QUELLA E’ LA VERA NOSTRA ITALIA ! ! ! …… UN GRANDE ABBRACCIO AMICO MIO CARO ! ! !

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