Napoli 1948. Quel convegno di antifascisti per chiedere la restituzione delle colonie

Se non c’è su Google non esiste. Se provate a cercare notizie sul Convegno Nazionale di Studi sull’Affrica tenutosi a Napoli tra il 18 e il 21 dicembre 1948 non troverete nulla. Niente. Un buco nero. Come non fosse mai avvenuto e con esso le dichiarazione dei relatori e sopratutto quelle del Sottosegretario agli Esteri e all’Affrica Italiana, on. Brusasca, non sono mai esiste. Non troverete un solo sito che ne parli, che le riporti e men che meno una qualunque pubblicazione a carattere coloniale (anticoloniale?!) stampata e diffusa negli ultimi 50 anni.
Però troverete decine di siti web e pubblicazioni sui capitoli attinenti l’uso dei gas, la conquista dell’Etiopia e le rappresaglie di Rodolfo Graziani.
Questa totale assenza nel quadro storico di quella che fu, peraltro, la prima grande manifestazione di portata politica in Italia dopo la cessione dell’armistizio, è chiaramente la misura che dimostra quanto la storia coloniale sia stata viziata e mistificata arrivando sino a nascondere e negare affermazioni di esponenti dell’antifascismo quando queste non si trovarono allineate alla nuova narrazione che è andata delineandosi in quel binomio ormai indissolubile: antifascismo-anti Italia. Binomio che certamente non apparteneva ai primi e veri antifascisti, a quelli che il fascismo lo vissero e lo osteggiarono.

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Pubblico alla cerimonia inaugurale del Convegno

Quindi per onorare la verità e la Storia è doveroso colmare questa lacuna e soprattutto far sì che da ora su Google sia presente, per chi lo vorrà, la voce riguardante il Convegno Nazionale di Studi sull’Affrica del 1948 con tutti i suoi contenuti e dichiarazioni.
Il convegno fu organizzato dalla Società Affricana d’Italia, il più antico ente affricanistico Italiano, con l’obiettivo di discutere “sul tema «Italia e Affrica» e mettere in evidenza alla vigilia delle decisioni internazionali ciò che ha rappresentato e rappresenta l’Affrica nella vita e nell’economia del popolo italiano” e soprattutto fu “oggetto di particolare rilievo il problema della restituzione all’Italia delle sue vecchie Colonie”.
Ecco l’intervento dell’on. Brusasca1, Sottosegretario dell’Africa Italiana:
«Sono lieto di portare l’adesione del Governo a questa manifestazione la quale acquista particolare significato sia per il suo oggetto che per il tempo nel quale avviene. È questa infatti la prima manifestazione di vasta portata politica che avviene in Italia dopo la cessazione dell’armistizio; poiché è solo dal 15 dicembre che siamo finalmente usciti dal periodo armistiziale e abbiamo conquistato la nostra piena completa indipendenza. Ed è perciò molto significativo che la prima manifestazione che si tiene in Italia sia questa col significato che è stato già chiaramente espresso cioè non con uno scopo puramente scientifico e storico ma con un chiaro preciso specifico senso di rivendicazione di quanto abbiamo fatto al servizio della civiltà nel continente completamentare di Europa.

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L’on. Brusasca durante il discorso di apertura del covegno

È quindi veramente benemerita la Società Affricana dì Napoli che ha voluto qui riunirsi nel momento in cui la Commissione d’inchiesta nominata dai Quattro sta compiendo il suo lavoro in Eritrea per proseguirlo poi in Somalia e nella Libia. Saranno indubbiamente preziosi i risultati di questo convegno che dovranno mirare ad offrire al Governo italiano le prove da esibire ed illustrare in sede internazionale per dimostrare a tutti gli uomini in buona fede che nessun’altro meglio di noi può continuar un’opera che nessun’altro meglio di noi avrebbe potuto iniziare in Affrica. Si parla di colonizzazione, di progresso, di civiltà; si fa tanto sbandieramento di rinnovazioni e di riforme sociali nel mondo. Ebbene, o amici, se c’è un titolo che sta proprio a nostro onore e ci attribuisce il diritto di ritornare in Affrica, questo titolo è costituito dal fatto che noi italiani siamo l’unico popolo che nei vari continenti abbia fatto opera di colonizzazione, non a base di investimenti di capitali metropolitani o a scopi e a intendimenti di sfruttare il lavoro degli italiani, ma con l’impiego del nostro lavoro che ha fratrenizzato col lavoro degli indigeni in un’opera di civiltà che nessuno ha saputo compiere meglio di noi.
Questa caratteristica in un momento nel quale dappertutto si parla di democrazia politica ed economica, è quella che vogliamo sottolineare, è quella sulla quale richiamo l’attenzione di questo convegno, perché essendo il fine dell’Amministrazione fiduciaria l’avvenimento dei popoli verso l’auto-governo, non basteranno certamente a questo fine nuovi investimenti di capitali o la prosecuzione di sistemi imperialistici e non certamente questa potrà essere l’azione da svolgere ma l’avviamento sarà possibile ed efficace soltanto con l’opera disinteressata, con l’opera altrui. L’avviamento all’autogoverno, l’avviamento verso la democrazia politica, sociale ed economica nelle colonie sarà sopratutto opera di comprensione, di manifestazione chiara ed esplicita di solidarietà, dell’esempio di un senso umano che noi riteniamo – senza falsa modestia – di essere stati tra i primi ad affermare e di aver largamente e sinceramente applicato in Affrica.

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E questo nostro passato sarà certamente di guida e di indirizzo ai vostri lavori i quali dovranno preoccuparsi di approfondire le indagini affinché noi di fronte agli uomini di buona volontà che debbono capire e debbono sentire che 45 milioni di abitanti di questo nostro territorio insufficiente per la nostra vita, non possono assolutamente essere costretti a vivere in condizioni impossibili e deve esserci consentito nella maniera più esplicita e più larga di provare le innegabili capacità di realizzatori e di assertori del progresso civile nel mondo, progresso al quale abbiamo sempre ispirato la nostra opera di italiani; cosicché chi avrà occhi per vedere, chi vorrà e dovrà sentire la responsabilità che grava su tutti coloro che oggi possono e debbono preoccuparsi per le sorti del mondo, vogliamo ben ponderare la situazione e non vogliano consentire che abbiano successo i tentativi di qualcuno che si serve del facile strumento di popolazioni ancora selvagge che pretende organizzare manifestazioni e tentativi per imbastire affermazioni di pretese atrocità italiane, mai consumate e mai esistite, per toglierci l’Amministrazione fiduciaria che chiediamo e che ci compete per la nostra opera, per l’opera che testimonia dei nostri sacrifici e che sta a dimostrare che solo noi abbiamo portato nella vita e nell’attività degli indigeni un contributo di vero progresso e di civiltà sia economica sia morale sia politica. Questa nostra opera testimonia per noi e vale a dimostrare l’infondatezza dei tentativi nefandi di colpirci e di volerci mettere al disotto come grado di civiltà dei popoli indigeni stessi.

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Il prof. Corso, Presidente del convegno

È necessario o amici che proprio da questa Napoli che ha fra le tante caratteristiche nobilissime del suo animo e del suo cuore sopratutto quella della generosità parta la nostra protesta per quanto sì vorrebbe perpetrare ai nostri danni, si alzi possente la nostra voce per ottenere quella giustizia cui abbiamo diritto. Io propongo nella mia veste di rappresentante del Governo elevo la protesta contro certi sistemi a nostri danni, invoco, l’applicazione della vera giustizia non perché noi ci proponiamo di recare nei territori affricani un sistema di amministrazione per fini strategici, fini che non hanno mai ispirato e che mai ispireranno la nostra azione, ma solo ed esclusivamente per impedire che nuove ingiustizie, nuovi danni siano nuovi motivi di guerre future.
Il mondo sta attraversando un periodo molto delicato e tutti ne avvertiamo i sintomi. E per recare un contributo attivo in ogni settore e principalmente in quelli più importanti noi vogliamo dare la nostra opera di giustizia e di progresso della civiltà. Noi italiani sentiamo tutta la gravità, tutta la delicatezza, tutto l’entusiasmo che occorre nell’espletamento di questa opera e siamo pronti ti dare il nostro contributo più profondo, più concreto perché essa venga finalmente da corrispondere alla ansiosa aspettativa dei popoli.
Ma quest’opera di collaborazione, quest’opera di pace, quest’opera di giustizia, non potrà assolutamente sorridere alle aspettative dell’umanità che attende da tanto tempo, fino a che non ci sarà un senso di giustizia nelle deliberazioni che debbono essere prese.
Oggi ritornati pienamente liberi, cessato il regime armistiziale, dopo essere stati costretti a subire le condizioni che i vincitori hanno deciso, noi possiamo dire che almeno per il problema affricano ci sia resa giustizia e si riconosca il nostro buon diritto, siano riconosciuti i nostri sforzi passati, siano riconosciute le nostre possibilità e le nostre necessità future.

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Sia questo, o amici, il senso profondo e completo di questo convegno.
Il Governo a mio mezzo ringrazia i promotori di questo convegno promosso nella nobile città napoletana, ringrazia di tutto quanto hanno fatto nel passato la città di Napoli e la Società Affricana, del contributo cordiale ed entusiastico che hanno dato e potranno dare e invita tutti ad un sentimento di indispensabile doverosa solidarietà nell’opera che stiamo promuovendo, che stiamo perseguendo tenacemente e che insegna tutti a dare le loro migliori energie nella difesa degli interessi italiani. Il Governo rivolge un fervido invito a tutti di essere solidali con noi affinché su questo nostro diletto Paese non abbia a gravare il peso di altre immeritate sventure».

I lavori del convegno iniziarono il 19 dicembre, svolgendosi suddivisi in quattro sezioni:

  • 1ᵃ Sezione: Politica, Giuridica, sotto la presidenza del prof. Gennaro Mondaini
  • 2ᵃ Sezione: Storica, Filosofica, Etnografica, Sociologica, sotto la del prof. Francesco Beguinet
  • 3ᵃ Sezione: Geografica, Economica, Agraria, Patologica, sotto la del prof. Luchino Franciosa
  • 4ᵃ Sezione: Studi, Missioni, Esplorazione, Stampa, sotto la del prof. Mattia Mininni

La mozione a conclusione dei lavori fu:
«Il Convegno di Studi sull’Affrica, indetto dalla Società Affricana d’Italia in Napoli;
Uditi i relatori sui vari temi proposti in materia politica, giuridica, economica e d’altre scienze e discipline;
Rilevato con grato animo quanto autorevole interessamento numerosi Enti abbiano dedicato: ai suoi lavori e quanto largo e spontaneo consenso questi abbiano suscitato non soltanto fra gli studiosi ma fra i cittadini d’ogni categoria;
Ravvisato nella concordia delle adesioni dei partiti politici di ogni tendenza, e nella unanimità dei convenuti sulle legittime aspirazioni all’amministrazione fiduciaria dei territori italiani d’Affrica, un nuovo e chiaro segno della comune volontà nazionale;

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L’on. Brusasca inaugura la mostra del libro coloniale

Riafferma solennemente che l’opera attuata dall’Italia in Affrica costituisce, per l’evidenza dei risultati raggiunti, per lo sforzo generoso occorso a conseguirlo, per il riconoscimento stesso sempre maggiormente palese di quelle popolazioni, un’altissima benemerenza civile della Nazione italiana;
Auspica che le decisioni finali sulla sorte delle nostre terre affricane non ledano quei diritti, non deludano quelle aspirazioni, non compromettano la necessaria collaborazione europea in Affrica, non si ispirino a contingenti interessi contrari all’equilibrio fra le nazioni ed alla pace dei popoli, ma riaprano alle sobrie virtù dei lavoratori ed all’esperta saggezza degli amministratori italiani le vie dell’Affrica, l’accesso alle terre dove i nostri morti riposano e dove i segni dell’opera italiana sfidano il tempo;
Afferma che la solidarietà attuata e rinsaldata in molti decenni di comune lavoro fra gli italiani e tutte le popolazioni della Tripolitania, Cirenaica, Eritrea e Somalia sarà continuata nel nuovo spirito di collaborazione tra i popoli secondo i più generosi ideali moderni per avviare decisamente quei territori alle più elevate forme di organizzazione politica economica e sociale;
Chiede che cessando l’amministrazione militare provvisoria britannica e francese in quei territori venga affidata all’Italia l’amministrazione fiduciaria singola della Libia, Eritrea e Somalia».

Poi? Pian piano in Italia ha preso il potere una consorteria di partigiani mancati che hanno mistificato, e mistificano, tutta la storia coloniale italiana, travestendola anche di antifascismo per avere, secondo loro, una patente di superiorità morale, uno scudo col quale proteggere bugie e portafogli.

di Alberto Alpozzi

NOTE
1. Giuseppe Brusasca, fu deputato dell’assemblea costituente e della Repubblica italiana e senatore. Antifascista sin dal 1923 quando a Casale guida la minoranza antifascista in Consiglio Comunale, dal 1926 a Milano frequenta gli ambienti dell’antifascismo cattolico e dopo l’8 settembre 1943 fonda la divisione autonoma Patria nel Monferrato.
Con l’aiuto di sacerdoti amici salva in prima persona tre famiglie ebree (i Foa di Casale Monferrato, i Sacerdote di Milano e i Donati di Modena) facendole espatriare in Svizzera. Per questo sarà riconosciuto come giusto tra le nazioni dall’Istituto Yad Vashem.
2. La dichiarazione dell’on. Brusasca e la mozione conclusiva del convegno furono riportate interamente sul n. 1 del 15 gennaio 1948 da pag. 5 a pag. 10 di “Affrica – Notiziario dell’associazione fra le imprese italiane in Affrica”

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La storia coloniale italiana è ancora oggi un argomento sul quale si scontrano diverse opinioni. Per lo più ideologiche e basate su leggende e fantasie. Ma la storia e i documenti cosa dicono invece?
Il libro “Bugie coloniali” di Alberto Alpozzi, edito da Eclettica Edizioni, affronta una serie di interrogativi sulla storia dell’Italia in Africa pubblicando documenti e fonti, accessibili e verificabili da chiunque, per fornire delle risposte chiare ed inequivocabili.

IL LIBRO:
Per le bugie è sufficiente una parola ma per la verità occorrono le prove. Una sola pagina di questo testo, fonti e documenti alla mano, annulla decenni di retorica fabbricata ideologicamente sulla storia coloniale italiana.
Narrazioni fantasiose e menzognere, mai avvalorate da prove, hanno diffuso per anni miti infondati e fake news. Carte e citazioni sono state parzializzate e fatte aderire a strumentalizzazioni di comodo.
Questo libro, frutto di un meticoloso lavoro di ricerca, presentando fonti verificabili e documenti pubblici chiarisce alcuni dei principali dubbi sulla storia degli italiani in Africa.
Le colonie furono conquistate, invase o acquisite legalmente? L’Italia abolì davvero la schiavitù nelle sue colonie? I lavoratori indigeni godevano di contratti oppure erano sottoposti a lavoro coatto? Lo sfruttamento delle risorse delle colonie dissanguò quei territori? Gli indigeni potevano frequentare le scuole? Usi, costumi e religioni locali vennero soppressi?
Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui si forniscono inequivocabili risposte documentate e supportate da un ricco apparato iconografico.
L’approfondita indagine storica negli archivi, non su precedenti pubblicazioni, fornisce nuovi elementi di analisi e spunti di riflessione per completare un quadro storico ancora oggi molto controverso.
La storia esposta con i fatti non celata con le opinioni. Crederai ancora solo in ciò che vuoi credere?

SOMMARIO:
1. Cos’è una colonia
2. Colonizzare era giuridicamente legittimo?
3. I nullatenenti potevano emigrare nelle colonie?
4. Gli italiani come emigravano all’estero e nelle colonie?
5. Erano necessari documenti per emigrare nelle colonie?
6. Invasioni e conquiste?
7. L’Italia depredò le sue colonie?
8. La schiavitù nelle colonie italiane
9. L’Etiopia prima del 1936
10. I bandi di soppressione della schiavitù in Etiopia
11. L’Italia rispettava religioni, usi e costumi dei territori coloniali?
12. Quale religione si insegnava nelle scuole coloniali?
13. La manodopera indigena era schiavizzata?
14. Contratti per indigeni. Produzione e debiti
15. Discriminazione nei salari degli indigeni?
16. Gli indigeni potevano scioperare?
17. Keli Asayle. L’eccidio del “canale delle vedove”
18. Fonti parziali per una narrazione di comodo
19. Razzismo e madamato invenzioni del fascismo?
20. Con l’europeo nasce la discriminazione
21. Gli ascari erano costretti a stare scalzi?
22. Nelle nostre ex colonie ci odiano?
23. Il fascismo danneggiò le colonie?
24. Paghiamo ancora le accise sulla benzina per la guerra d’Etiopia
25. Esiste oggi una legge a favore del colonialismo?

2 thoughts on “Napoli 1948. Quel convegno di antifascisti per chiedere la restituzione delle colonie

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