Quando al PCI facevano comodo le ex colonie per avere i voti dei reduci d’Africa

Nel marzo 1948 i dirigenti del Gruppo Coloniale «Bottego» di Milano, il Colonnello Bernardo Valentino Vecchi, il dott. Angelo Balzaretti e Aldo Mortara indirizzarono al “popolo inglese” una lettera aperta nella quale si affermava “che l’Italia ha necessità assoluta di rientrare nelle sue vecchie Colonie, necessità d’ordine storico, d’ordine economico, suffragata dalle fatiche e dall’opera di civiltà di tanti anni, e lancia un appello alla comprensione e alla giustizia del popolo amico”. Non fu lettera morta. Anzi.

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Il Manchester Guardian riconobbe, infatti, che «nell’intera faccenda delle Colonie italiane il pubblico inglese è tutt’ora sotto l’effetto di qualche poco saggia propaganda condotta durante gli anni di guerra che esagerava le colpe della politica coloniale italiana, nascondendo interamente le sue virtù.
Se desideriamo mantenere l’amicizia con l’Italia, non possiamo continuare ad ignorare i sentimenti italiani su questa questione» .

Sul Daily Telegraph sotto il significativo titolo «Destra o sinistra in Italia? Le Colonie fattore vitale» il Colonnello Stevens scriveva: «Per l’equilibrio interno dell’Italia, con la quale desideriamo stabilire e rinforzare gli antichi legami di reciproca amicizia, noi speriamo che l’articolo abbia eco in quel Paese. Non potremmo anche noi aiutare gli italiani nella realizzazione di questo? Non potrebbe per essere fatto qualcosa per mostrare che il nostro atteggiamento nella questione delle Colonie italiane non è poi così avverso come i comunisti italiani vogliono dipingerlo.

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Lo Stevens, quand’era addetto militare a Roma nel 1933, fu inviato in Somalia ed in Eritrea. Nelle colonie italiane si fece sicuramente l’opinione della nostra posizione anche riguardo agli indigeni, oltre che dalle due tesi sostenute nella lettera aperta del Gruppo «Bottego»: una sui diritti dell’Italia alle sue vecchie Colonie, il cui possesso non avrebbe interferito con l’Impero coloniale inglese, e l’altra sulla propaganda comunista, che voleva conquistarsi i voti degli italiani profughi d’Africa.
L’opinione del Colonnello Stevens veniva supportata anche il 30 marzo dall’inviato a Roma Hadfiel sulle colonne del Times, che invitava l’Inghilterra a compiere «un gesto coloniale» in favore dell’Italia.
Situazione strana e surreale quella del 1948: gli inglesi amici degli italiani e i comunisti italiani a favore delle ex colonie. Un cortocircuito nel quale gli inglesi sostenevano il ritorno (??) dell’Italia nelle sue ex colonie per non dare spazio alla propaganda del PCI, mentre i comunisti italiani cercavano i voti dei reduci d’Africa chiedendo la restituzione delle colonie.

di Alberto Alpozzi

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La storia coloniale italiana è ancora oggi un argomento sul quale si scontrano diverse opinioni. Per lo più ideologiche e basate su leggende e fantasie. Ma la storia e i documenti cosa dicono invece?
Il libro “Bugie coloniali” di Alberto Alpozzi, edito da Eclettica Edizioni, affronta una serie di interrogativi sulla storia dell’Italia in Africa pubblicando documenti e fonti, accessibili e verificabili da chiunque, per fornire delle risposte chiare ed inequivocabili.

IL LIBRO:
Per le bugie è sufficiente una parola ma per la verità occorrono le prove. Una sola pagina di questo testo, fonti e documenti alla mano, annulla decenni di retorica fabbricata ideologicamente sulla storia coloniale italiana.
Narrazioni fantasiose e menzognere, mai avvalorate da prove, hanno diffuso per anni miti infondati e fake news. Carte e citazioni sono state parzializzate e fatte aderire a strumentalizzazioni di comodo.
Questo libro, frutto di un meticoloso lavoro di ricerca, presentando fonti verificabili e documenti pubblici chiarisce alcuni dei principali dubbi sulla storia degli italiani in Africa.
Le colonie furono conquistate, invase o acquisite legalmente? L’Italia abolì davvero la schiavitù nelle sue colonie? I lavoratori indigeni godevano di contratti oppure erano sottoposti a lavoro coatto? Lo sfruttamento delle risorse delle colonie dissanguò quei territori? Gli indigeni potevano frequentare le scuole? Usi, costumi e religioni locali vennero soppressi?
Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui si forniscono inequivocabili risposte documentate e supportate da un ricco apparato iconografico.
L’approfondita indagine storica negli archivi, non su precedenti pubblicazioni, fornisce nuovi elementi di analisi e spunti di riflessione per completare un quadro storico ancora oggi molto controverso.
La storia esposta con i fatti non celata con le opinioni. Crederai ancora solo in ciò che vuoi credere?

One thought on “Quando al PCI facevano comodo le ex colonie per avere i voti dei reduci d’Africa

  1. Pingback: La prima sede del PCI nella Somalia non più italiana | L'ITALIA COLONIALE

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