Gennaio 1921. Nasce in Somalia il Villaggio Duca degli Abruzzi, l’industria più fiorente di tutta l’Africa Orientale fino al 1991

Il Villaggio Duca degli Abruzzi, oggi Giohar, nella Somalia italiana fu un villaggio agricolo coloniale centro dell’attività della S.A.I.S. “Società Agricola Italo-Somala”, impresa fondata nel 1920 dal Principe Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi, nella regione dello Scidle sul fiume Uebi Scebeli.

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Nel 1919, durante il suo primo viaggio in Somalia, il Principe intravide le possibilità economiche e tecniche per fondare una nuova impresa agricola: dopo l’esame della regione e la scelta della zona da bonificare furono svolti i rilievi topografici, studiati i caratteri del terreno e della vegetazione, censiti popolazione e bestiame e studiato l’alveo del fiume. Furono quindi stipulati accordi con gli indigeni per l’acquisto di 25.000 ettari di terreno.
Nel gennaio del 1921 iniziarono i primi lavori di costruzione delle baracche per i dirigenti e per i lavoratori.
Le prime grandi opere, realizzate nel 1923, riguardarono le opere di derivazione del fiume con la costruzione di una diga, poi furono subito realizzati i canali e le arginature per impedire di turbare il regime del corso d’acqua, assicurando l’irrigazione dei terreni delle sei aziende che si estendevano su un terreno di 5.000 ettari che avrebbero prodotto intensivamente cotone, canna da zucchero, kapok, cocchi, sesamo, ricino e banane. Nel 1926 vi erano 760 km di canali, poi aumentati negli anni successivi.

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Furono quindi eseguiti esperimenti agricoli volti a determinare quali varietà di piante potevano meglio prosperare producendo i maggiori prodotti e in quali periodi dell’anno studiando i migliori sistemi di irrigazione.
Attorno, per l’indotto dell’Impresa, vennero realizzate officine per le macchine operatrici, fornaci per i mattoni, una fabbrica di cemento, abitazioni in muratura, un’ospedale, magazzini, stalle per circa 2.000 buoi e impiantati due stabilimenti industriali per la lavorazione del cotone e la canna da zucchero, un oleificio e la distilleria della Società Saccarifera Somala.
Lo zuccherificio divenne lo stabilimento più importante della Somalia, grazie anche alla larga disponibilità di mezzi, e attorno al quale sorsero, per lo sfruttamento dei sottoprodotti della canna da zucchero, l’Industria alcoolica e quella delle Banane.

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Dotato di ospedale, farmacia, cinema, campo d’atterraggio, stazione, chiesa e moschea, scuole e una casa di maternità gestita dalle Sorelle Missionarie, aveva una popolazione di 9.000 abitanti di cui 100 italiani. Era sede di Residenza con ufficio postale e ufficio radiotelegrafico.
Fu realizzata appositamente la ferrovia di 120 km per collegarlo direttamente con Mogadiscio e costruita una rete interna di decauville di 55 km per connettere tutti gli stabilimenti industriali con la stazione principale.
Le diverse aziende di “Villabruzzi” erano attraversate da 108 km di strade e messe in comunicazione tra loro con 35 km di linee telefoniche.
Il Duca degli Abruzzi, artefice di questa opera ciclopica di bonifica attraverso dighe e canali, deve essere inoltre (o forse soprattutto) ricordato, per aver studiato e applicato un nuovo contratto di lavoro basato sulla compartecipazione, invenzione assoluta per l’Africa orientale, che garantiva notevoli vantaggi per i lavoratori: ognuna delle famiglie coloniche somale riceveva in consegna un podere, bonificato e irrigato dalla Società, per coltivarlo a metà con colture alimentari (granoturco, dura, sesamo e fagioli) destinate al coltivatore, e metà con colture industriali (cotone e sesamo) che spettavano alla Società. Per le colture che invece non si prestavano all’avvicendamento regolare (canna da zucchero e ricino) vi era manodopera pagata a giornata.

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Questi contratti, detti di colonia, rispettavano il principio della libertà del lavoro cui l’Italia aveva aderito per il territorio metopolitano e per tutte le proprie colonie ratificando, nel giugno 1934 la convenzione internazionale del 1930 (n.29) per l’abolizione del lavoro forzato. Questo tipo di contratto fu ulteriormente perfezionato fino a renderlo un mezzo veramente efficace per attrarre e stabilizzare ed infine esteso a tutti gli altri comprensori agricoli della Somalia italiana dal 1929 con D.G. n.7475.
Nel 1935 nella conferenza internazionale sul lavoro di Parigi fu definito “strumento apprezzabile di progresso civile sociale ed economico a beneficio dei lavoratori interessati”.
La S.A.I.S. raggiunse il suo massimo sviluppo economico nel 1931 con la produzione di 401.783 quintali di canna da zucchero, 10.703 quintali di cotone, 37.830 quintali di mais e 5.928 quintali di banane. Il Principe vi si dedicò per 13 anni, poi, ad aziende avviate ed indipendenti a fine del 1928 partì per esplorare il corso e le sorgenti dell’Uebi Scebeli percorrendo 1.400 km in 100 giorni di marcia.

di Alberto Alpozzi

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3 thoughts on “Gennaio 1921. Nasce in Somalia il Villaggio Duca degli Abruzzi, l’industria più fiorente di tutta l’Africa Orientale fino al 1991

  1. Sergio S Brizio Carissimo Alberto, tu mi hai fatto scoprire la notevole realtà del Villaggio Duca degli Abruzzi proprio mentre io da qualche tempo stavo progettando la mia “Ville Agricole” nel deserto fronte oceano nel basso Marocco …. Caspita Alberto che gioia mi ha dato questa scoperta…che gioia constatare che altri italiani avevano progettato e realizzato un progetto così simile al mio ! ! ! …Ti ringrazio per il tuo lavoro caro Alberto …. prezioso lavoro …. ed ovviamente ammiro profondamente il Duca degli Abruzzi ! ! !

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  2. Pingback: Ferrovie coloniali. Le locomotive diesel | L'ITALIA COLONIALE

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