Padre Giuliani, cappellano delle CCNN cade a Passo Uarieu il 21 gennaio 1936

Padre Reginaldo Giuliani, domenicano, Cappellano militare (Torino, 28 agosto 1887 – Passo Uarieu, 21 gennaio 1936), Medaglia d’ Oro nella Guerra d’ Etiopia.

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Durante la Prima guerra mondiale fu volontario con gli Arditi della III Armata, di cui fu cappellano militare; meritando due medaglie di bronzo, una d’argento ed una d’oro.
Partecipò all’impresa di Fiume con D’Annunzio insieme agli squadristi cattolici (Fiamme Bianche) ed alla Marcia su Roma.
Nel 1926 scrisse un libro sulla sua esperienza nella prima guerra mondiale intitolato “Gli Arditi.”
Nell’aprile 1935, di nuovo volontario parte, come cappellano militare delle Camice Nere per la guerra d’Etiopia. Nei mesi della sua permanenza in Africa Orientale tiene incontri, confessa, celebra la Santa Messa e organizza i gruppi del Rosario. Per i cattolici, fa costruire ad Adi Caiè una piccola chiesa, di cui egli stesso diventa il buon pastore.
Morirà nella battaglia di Passo Uarieu il 21 gennaio 1936 con le Camicie Nere al comando del Generale Diamanti mentre soccorreva e confessava i morenti. Si fece onore soccorrendo i feriti, mostrando in alto il Crocefisso per rendere noto il proprio ufficio. Nonostante questo fu ferito prima da una fucilata e successivamente un colpo di scimitarra ne fece scempio.

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Così Pierluigi Romeo di Colloredo in “Passo Uarieu”: «…padre Giuliani fu visto ad un tratto afferrare la salma del capomanipolo medico Chiavellati per sottrarlo al furore di alcuni abissini che tentavano di spogliarlo e mutilare il corpo dell’ufficiale. Giuliani, già ferito, si trascinava a fatica. Con la mano sinistra si appoggiava a terra, mentre con la destra teneva alto il crocifisso. Un gruppo di Amhara gli si avventò addosso, e un colpo di guradé gli asportò quasi di netto la clavicola, uccidendolo…»
Il corpo fu ritrovato solo 3 giorni dopo dall’amico medico Alberto Lixia che disse: «…ha ancora indosso la camicia nera bagnata dal suo sangue, la clavicola sinistra spezzata da una sciabolata».
Gli venne tributata sul campo la Medaglia d’Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
“Dopo lungo, accanito combattimento in campo aperto, sostenuto contro forze soverchianti, si prodigava nell’assistenza dei feriti e nel ricupero dei caduti. Di fronte all’incalzare del nemico alimentava con la parola e con l’esempio l’ardore delle Camicie Nere gridando: “Dobbiamo vincere, il Duce vuole così“. Chinato su di un caduto mentre ne assicurava l’anima a Dio, veniva gravemente ferito. Raccolte le sue ultime forze partecipava ancora con eroico ardimento all’azione per impedire al nemico di gettarsi sui moribondi, alto agitando un piccolo Crocifisso di legno. Un colpo di scimitarra, da barbara mano brandita, troncava la sua terrestre esistenza, chiudendo la vita di un apostolo, aprendo in Dio quella di un martire di una santa crociata”. Mai Beles, 21 gennaio 1936

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“Sui morti che lasciammo a Passo Uarieu la croce di Giuliani sfolgorò” dirà il canto del Legionario.
Nel 1937 verrà pubblicato a Torino, postumo, il libro di memorie “Croce e spada”, raccolta di lettere ed articoli giornalistici scritti durante la guerra in Etiopia.
Nel 1939 la Regia Marina varò un sommergibile con il suo nome.
Alla vita di Reginaldo Giuliani fu liberamente ispirato il film di Roberto Rossellini “L’uomo dalla croce” del 1942.
Numerosi comuni italiani hanno dedicato vie o piazze al suo nome: Firenze, Milano, Bergamo, Sorrento, Roma e Bolzano.
Il suo corpo venne tumulato nel cimitero di guerra italiano di Passo Uarieu e dal 31 ottobre 1956, i suoi resti riposano nella chiesa di San Domenico a Torino.

di Alberto Alpozzi

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