Colonialismo. Discriminazione o equità nei salari degli indigeni?

Accertato che i lavoratori indigeni delle colonie italiane fossero pagati e non in regime di lavoro coatto e beneficiassero di regolari contratti, con anche premi di produzione, che normavano il rapporto di lavoro ora approfondiamo il trattamento economico. Cioè lo stipendio di un lavoratore indigeno era pari, uguale o superiore a quello di un suo omologo in Italia? In poche parole vi erano nelle discriminazioni nei salari dei popoli delle colonie italiane e i contratti erano solo il paravento per lo sfruttamento della forza lavoro?

Genale. La paga degli operai

Per fare questa analisi comparativa ho innanzitutto reperito il “Regolamento per la mano d’opera industriale indigena” con la sua “Classificazione in categorie e tabella dei prezzi unitari giornalieri per la mano d’opera indigena dal 1° Luglio 1930” della Somalia italiana (governatorato di Guido Corni), e validi ancora nel 1932, anno di pubblicazione della “Raccolta dei principali ordinamenti legislativi delle colonie italiane” a cura dell’avvocato Adolfo Parpagliolo1.
Dopo di che ho reperito i dati Istat disponibili più vicino possibile all’arco temporale al fine di realizzare una comparazione più veritiera possibile.
Le tabelle che ho reperito e utilizzato sono quelle del I Trimestre dell’anno 1937 per muratori e falegnami e tabelle del I Trimestre del 1939 per gli agricoltori. A risultati ottenuti ho effettuato una semplice rivalutazione monetaria2 dal 1932 al 1937 affinché i valori fossero più facilmente confrontabili.
Ho inoltre verificato se negli anni vi furono degli aggiornamenti (diminuzioni o aumenti) e quindi delle modifiche nei salari. Questo è avvenuto l’11 Dicembre 1935 con l’art. 5 del Decreto Governatoriale n. 112463.
Per finire quindi ho inserito i nuovi salari applicati nel 1935 per un ulteriore confronto con le tabelle Istat del 1937.

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Tabella A – Salari muratori italiani nel 1937

Come categorie campione ho utilizzato i muratori di 1ᵃ e 2ᵃ classe e i falegnami/ebanisti di 1ᵃ e 2ᵃ classe, afferenti al Decreto Governatoriale n. 8220 del 31 Luglio 1930 “Approvazione del regolamento per la mano d’opera industriale indigena ed approvazione dei salari nella Somalia italiana”.
Dette categorie, secondo il punto 5 del “Regolamento per la mano d’opera industriale indigena” venivano “provvisti a cura dell’Ufficio di lavoro di un libretto” di lavoro.

In Italia al 1° Luglio 1937 un muratore di 1ᵃ classe era pagato mediamente Lire 26,96 per giornata lavorativa. I meno pagati erano quelli di Brescia con Lire 23,6 per giornata. Mentre uno di 2ᵃ classe Lire 24,8, a Brescia di nuovo i meno retribuiti con Lire 21,28, sempre a giornata.

Secondo la tabella (Allegato A) dei contratti per indigeni in Somalia risulta che un muratore di 1ᵃ classe percepiva Lire 20 a giornata, mentre quello di 2ᵃ classe Lire 16.

Nel 1935 un muratore di 1ᵃ classe indigeno nella Somalia italiana veniva pagato Lire 22 (Lire 18 di 2ᵃ classe) per giornata lavorativa. Attualizzando Lire 22 del 1935 al 1937 vengono Lire 26, cioè 96 centesimi in meno rispetto alla media in Italia ma ben Lire 2,4 in più di un muratore di Brescia.

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Tabella B – Tabella salari falegnami italiani nel 1937

Per quanto riguarda i falegnami/ebanisti risulta che, sempre secondo le tabelle ISTAT del 1937, in Italia un ebanista di 1ᵃ classe percepisse mediamente Lire 27 a giornata, con i meno pagati a Bologna con Lire 23,6.
Mentre un ebanista di 2ᵃ classe in media percepiva Lire 23,1 al giorno, con i meno pagati a Venezia con Lire 18 al giorno.

In Somalia, sempre nella medesima tabella (Allegato A), viene indicato un ebanista indigeno di 1ᵃ classe con una retribuzione di Lire 24 al giorno, più del suo omologo di Bologna, e di 2ᵃ classe Lire 18 uguale al suo omologo di Venezia, ma se attualizziamo vengono L. 19 in Somalia, cioè 1 Lira in più rispetto alla Serenissima.
Attualizzando Lire 24 del 1932 al 1937 vengono Lire 26, cioè appena 1 Lira di differenza tra la media del Regno e la Somalia ma ben Lire 2,7 in più rispetto a Bologna.
Nel 1935, come per i muratori, vi furono aumenti anche per i falegnami. Un falegname di 1ᵃ classe percepiva Lire 22 (Lire 18 di 2ᵃ classe), il che significa Lire 26 se attualizzate al 1937, nonché Lire 1 in meno rispetto alla media italiana ma ben Lire 2,4 in più rispetto ad un falegname di Bologna.

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RIASSUMENDO: i salari di muratori e falegnami somali erano simili alla media italiana. Il che implica che vi fossero operai in Italia che percepivano un salario inferiore a quello di un operaio somalo, come nel caso di Brescia per i muratori e di Bologna per i falegnami.

ALLEGATO A – Prezzi unitari giornalieri per mano d’opera indigena dal 1° Luglio 1930 (vedi nota 1)

Invece per quanto riguarda l’agricoltura oltre alla legislazione abbiamo delle testimonianze dirette nel romanzo storico “I prigionieri del sole” di Dante Saccani. Il protagonista da poco arrivato in Somalia, ascolta un vecchio concessionario di Genale: “Trenta famiglie, cinque lire fa centocinquanta al giorno, mettiamo per venticinque: tremilasettecentocinquanta al mese, più duecento del boy e duecento il caporale fanno quattromilacentocinquanta. Calcoliamo dieci volontari a cinque lire fa oltre milleduecentocinquanta. Sono cinquemilaquattrocento”4.
Le Lire 5 del Saccani sono confermate dall’art. 5 del “Contratto di lavoro per mano d’opera indigena fissa” (comprensorio di Genale) del 10 Maggio 1929: “Il lavoratore sarà tenuto a prestare la sua opera nei lavori agricoli dell’Azienda per giorni cinque ogni settimana, dietro compenso di L. 2,25 giornaliere per gli uomini e di L. 1,75 per le donne, da riscuotere ogni cinquina”. La somma è di Lire 4, la differenza probabilmente era per la collaborazione di un ragazzo.

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Tabella C – Salari braccianti agricoli italiani nel 1939

Esattamente come avveniva in Italia: 3 quote diverse per uomini, donne e ragazzi.
Per comodità qui si prende in esempio il caso di Torino essendo quasi tutti i concessionari agricoli di Genale piemontesi, il cui costo orario nel I trimestre del 1939 per gli uomini era di Lire 1,40, per le donne di Lire 0,85 e per i ragazzi di Lire 1,15.

In questo caso il divario potrebbe apparire ampio poiché la somma per una “famiglia” italiana sarebbe di Lire 27,2 giornaliere contro le Lire 5 in Somalia.
Ma in questa differenza si deve tenere conto che ai lavoratori in Somalia veniva data l’abitazione, un tukul, “a spese dei concessionari e in buone condizioni di abitabilità”5 oltre che un terreno di mq. 3.750 già “sistemato o in buone condizioni di irrigabilità, che sarà destinato a coltivazioni alimentari a totale profitto del lavoratore”6 che permetteva l’autosufficienza alimentare con la produzione di beni per sè e vendibili anche sul mercato. Il salario quindi era solo una parte del reddito totale di una famiglia di coloni indigeni.
Inoltre, nel caso il colono avesse deciso di non vivere nel tukul fornito dall’Azienda avrebbe ricevuto, a fine anno, Lire 25 (art. 1) in caso di “Contratto di di lavoro” e Lire 50 (art. 6) nel caso di “Contratto di colonia” come indennizzo abitativo.

di Alberto Alpozzi

NOTE
1. Parpagliolo A.. a cura di, Raccolta dei principali ordinamenti legislativi delle colonie italiane, Vol. II, Provvedimenti riguardanti le colonie dell’Africa Orientale, Ministero della Colonie, Ist. Poligrafico dello Stato Libreria, Roma, 1932
2. Verificabile qui https://www.avvocatoandreani.it/servizi/rivalutazione-monetaria-storica.php
3. Basile-Giannini R., Pistolese G.E., a cura di, Codice del lavoro dell’Africa Italiana, Ministero dell’Africa Italiana, Ufficio Studi, Roma, 1938
4. Saccani D., I prigionieri del sole – Vita dei concessioanri di Genale, Eclettica, Massa, 2021
5. Art. 1 “Contratto di lavoro per mano d’opera indigena fissa” (comprensorio di Genale) del 10 Maggio 1929
6. Art. 2 “Contratto di lavoro per mano d’opera indigena fissa” (comprensorio di Genale) del 10 Maggio 1929

TABELLE ISTAT
A e B https://ebiblio.istat.it/digibib/Annuario%20Statistico%20Italiano/RAV0040597ASI1939.pdf
C https://ebiblio.istat.it/digibib/Agricoltura/RAV0031603AnnAgr1939_1942.pdf

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