Storia dell’Istituto Coloniale Italiano

L’Istituto Coloniale Italiano “ICI” nasce a Roma nel 1906 grazie alla volontà di un gruppo di politici, esploratori, diplomatici e professori universitari, tra i quali Giacomo De Martino, il futuro governatore della Somalia (1910-1916) dell’Eritrea (1916-1919) e della Cirenaica (1919-1921), dove morì a Bengasi il 23 Novembre. 

ist-coloniale-italiana_diplomaIl fine istituzionale indicato nello Statuto del nuovo organismo era il far conoscere agli italiani l’azione coloniale sia dello Stato sia privata, per sviluppare l’economia delle nostre colonie e a dirigere l’emigrazione nelle nuove terre, promuovere e incoraggiare la diffusione della cultura coloniale e la preparazione tecnica alle iniziative coloniali. Nel 1908 l’Istituto diviene a ente morale.

Il ruolo dell’ente come portavoce non ufficiale del governo, è confermato nel 1919 dall’organizzazione del convegno nazionale per il dopoguerra nelle colonie, dove vennero anticipate le rivendicazioni italiane – secondo il disatteso Trattato di Londra del 1915 – in campo coloniale alla conferenza di pace di Versailles.

.
TI PIACE QUESTO ARTICOLO? ENTRA E CLICCA MI PIACE NELLA PAGINA FACEBOOK “L’ITALIA COLONIALE”

ist-fascista_africa-italiana2Del 1919 è la creazione di appositi corsi di studi coloniali, diretti da Gennaro Mondaini, studioso di storia e di diritto coloniale italiano. Fin dalla sua nascita l’Istituto Coloniale Italiano si era dotato di un periodico: la Rivista coloniale, come proprio organo per esplicare la sua duplice natura: scientifica e pragmatica. Nei 22 anni di pubblicazione la pubblicazione ospitò le firme di insigni studiosi coloniali, fra i quali Enrico Cerulli, Enrico Catellani, Carlo Conti Rossini e Gennaro Mondaini.

ist-coloniale_fascista_cartolinaNel 1922, con l’ascesa del fascismo, l’Istituto divenne anche strumento di propaganda coloniale prendendo il nome di Istituto coloniale fascista dal 1928 al 1937, con sede centrale a Roma in via Giustiniani n° 5 e sezioni decentrate nelle più grandi città d’Italia; nel 1937 cambierà denominazione in Istituto fascista dell’Africa italiana, nome che manterrà fino al 1947. Terminata la seconda guerra mondiale con la perdita di tutte le colonie l’Istituto cercò una sua legittimazione su nuove basi nella difesa dei diritti dei lavoratori italiani rimasti nelle ex-colonie e soprattutto nella diffusione in Italia della conoscenza delle espressioni culturali africane.

È del 1947 l’organizzazione a Roma del congresso nazionale per gli interessi italiani in Africa e del 1959 del secondo congresso internazionale degli scrittori e degli artisti africani per testimoniare il suo duplice intento. Nel 1965, lo storico Teobaldo Filesi, ne assume la direzione confermando l’orientamento scientifico del periodico e dell’Istituto.

ist-coloniale_fascista_libroNel 1956, a seguito della cessazione del Ministero dell’Africa Italiana, l’Istituto italiano per l’Africa viene ristrutturato, elevato a ente di diritto pubblico e sottoposto alla vigilanza del Ministero degli affari esteri. La legge di riordinamento strutturale e funzionale specificava i beni, le attrezzature e le attività scientifiche e culturali, già appartenenti al Ministero dell’Africa italiana, che entravano a far parte del patrimonio dell’Istituto, come la biblioteca, o che venivano attribuiti in amministrazione o in deposito, come le raccolte del museo.

Il nuovo Statuto dell’Istituto italo-africano (IIA, nuova denominazione dal 1971) approvato nel 1987, assegnava ad esso il compito di promuovere lo sviluppo dei rapporti di cooperazione, solidarietà e amicizia italo-africana e, al contempo, studi e ricerche sull’Africa. In questa fase è stata determinante l’azione del segretario generale Luigi Gasbarri.

ist-coloniale_fascista_xxv_annulaeNel 1995, presieduto dal prof. Gherardo Gnoli, sorge l’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente, ente pubblico non economico sotto la vigilanza del Ministero degli Affari Esteri, dalla fusione dell’IsMEO “Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente” e dell’IIA “Istituto Italo-Africano”, continuando a perseguire i fini, salvaguardandone le competenze e l’esperienza acquisite nel corso del tempo.

L’Istituto, ponendosi al servizio della nazione, opera attivamente nel campo della promozione culturale al fine di incentivare rapporti sempre più validi e proficui tra l’Italia e i paesi dell’Africa e dell’Asia. L’IsIAO ha contribuito a una più diffusa conoscenza degli aspetti storici, linguistici, artistici, culturali, religiosi delle civiltà affermatesi nel corso dei millenni nei paesi dell’Africa e dell’Oriente, testimoniando un impegno e una dedizione costanti, nella tradizione della scuola africanistica e orientalistica italiana.

di © Alberto Alpozzi – Tutti i diritti riservati

2 thoughts on “Storia dell’Istituto Coloniale Italiano

  1. Pingback: Si chiama Iida, la prima bambina nata nel nuovo ospedale De Martino a Mogadiscio. | L'ITALIA COLONIALE

  2. Pingback: Le donne del Duce alla conquista dell’Africa | L'ITALIA COLONIALE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...