Le donne del Duce alla conquista dell’Africa

1938.francobollo dedicato alla LibiaA cominciare dalla sua affermazione nel 1922, il Fascismo assegnò una notevole importanza al discorso coloniale, nell’ottica di Benito Mussolini necessario per il rafforzamento della coscienza nazionale e per la creazione di un nuovo tipo di italiano, plasmato sugli ideali del regime.
Dagli scolari agli universitari fino ai lavoratori di ogni ordine, grado e categoria, i cittadini furono interessati e coinvolti per tutto il Ventennio da una serie continua e costante di iniziative che andavano dalla tradizionale propaganda veicolata da libri, giornali e cinegiornali, alle crociere nei possedimenti d’oltremare, dai concorsi letterari ai corsi di formazione coloniale (nel 1940-1941 venne attivato anche una sorta di master ante-litteram per i futuri funzionari dell’Africa italiana).
Particolare attenzione fu rivolta alle donne, in special modo per il fatto che “la loro presenza oltremare rappresentava una tutela per l’ordine razziale della colonia, poiché sarebbe servita a scoraggiare le unioni degli uomini italiani con le donne africane, e consentiva anche di insediare e stabilizzare in Africa le famiglie italiane e di dare vita, dunque, a una stabile e ‘normalizzata’ società coloniale” (Deplano).
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organizzazione femminile fascistaA tale scopo il Partito affidò all’Istituto Fascista per l’Africa Italiana* l’attuazione di due corsi destinati alle donne che avessero intenzione di trasferirsi in Africa.
Il primo, più elementare, era organizzato dalle sezioni provinciali dell’IFAI in collaborazione con i settori provinciali della GIL**, mentre il secondo, più lungo e articolato, dalle federazioni provinciali dei fasci femminili.
Pur differenti, i due corsi avevano una didattica sostanzialmente simile, divisa in due parti. La prima, teorica, basata su nozioni di arredamento, igiene della casa, cucina, artigianato, giardinaggio e cura dell’orto, mentre la seconda, di carattere pratico, si svolgeva nei campi coloniali (ambienti in cui si cercava di riprodurre la vita nelle colonie), oppure direttamente in Africa***. Qui, le partecipanti al corso dovevano mettere in pratica quanto imparato nella prima fase della didattica.
Secondo il regime, i due corsi furono un successo, con la partecipazione nel primo anno (il 1937) di centomila donne e ragazze.
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NOTE
Fondato nel 1906 con il nome di Istituto Coloniale Italiano (ICI), nel 1937 fu ribattezzato Istituto Fascista per l’Africa Italiana
** Gioventù italiana del Littorio
*** Nel 1938 le sedi romana, torinese e modenese organizzarono la seconda fase del corso nelle vicinanze di Tripoli.
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di © Davide Simone – Tutti i diritti riservati

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