Cesare Maria de Vecchi di Cismon, Quadrumviro della Marcia su Roma e primo Governatore fascista della Somalia debellò definitivamente la pratica dello schiavismo in Somalia
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L’8 dicembre 1923, quando il de Vecchi sbarcò a Mogadiscio, molte zone della Somalia erano ancora soggette allo schiavismo praticato da diversi clan ai danni dei clan più deboli e piccoli.Scopri i libri suggeriti dal sito “L’Italia Coloniale”. CLICCA QUI per l’elenco delle nostre pubblicazioni: libri, dossier e riviste
Dunque in Somalia un nuovo ordine andava creandosi con l’avvento del fascismo, contro l’oppressione dei forti, che avrebbe creato una nuova stabilità sociale per un miglior destino di quei clan sottomessi e schiavizzati. Non c’è dunque da meravigliarsi se fra i somali ve ne fossero, non pochi, che passarono con piacere dalla parte del Governo.ISCRIVITI AL CANALE TELEGRAM “ITALIA COLONIALE” PER RICEVERE TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
Non va inoltre dimenticato che in Africa la tratta degli schiavi era il commercio più lucrativo che ci fosse e che per secoli aveva scoraggiato qualunque altra forma di commercio e che la sua iniquità fu una tarda scoperta della coscienza europea cristiana e l’abolizione della stessa un mero interesse commerciale inglese. Nel XVIII sec. i piantatori delle Indie occidentali, che per le loro piantagioni di zucchero si servivano di manodopera servile, iniziarono a portare con sé in Inghilterra i loro schiavi domestici divenendo un facile bersaglio per gli attacchi dei Cristiani più radicali. Nella legge inglese siccome non era previsto nulla che assomigliasse alla schiavitù, nel 1772 Lord Mansfield, a capo di un piccolo gruppo di pressione, composto soprattutto da cristiani evangelici, ebbe la sua prima vittoria attraverso una implacabile campagna contro il traffico inglese di schiavi, che arrivò più tardi anche nei territori britannici d’oltremare colpendo così l’istituto della schiavitù.ACQUISTA ORA a Euro 20,00 + s.p. il libro “DUBAT – Gli Arditi somali all’alba dell’Impero fascista” inviando una mail a ilfarodimussolini@libero.it. Potrai pagare con Paypal, Postepay o bonifico. (No contrassegno)
IL LIBRO “DUBAT”:
Il testo prende le mosse dalle gesta dei Dubat, letteralmente “turbante bianco”, guerrieri somali che proteggevano gli incerti confini della Somalia dalle razzie abissine. Si tratta di una ricerca volta ad approfondire la storia coloniale della Somalia e del nuovo assetto politico negli anni Venti del 900. I dubat vennero fondati nel 1924 dal Quadrumviro Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon, Governatore della Somalia (1923-1928) e organizzati dal maggiore degli Alpini Camillo Bechis, entrambi piemontesi. I dubat, o bande armate di confine secondo la denominazione militare, costituirono un nuovo corpo di soldati coloniali d’élite alle dirette dipendenze del Governatore totalmente slegato da Roma e dal comando del Regio Corpo Truppe Coloniali. Furono protagonisti ed eroi delle operazioni militari per la pacificazione dei Sultanati del Nord Somalia (1925-1927) contribuendo alla prima creazione della nazione che oggi conosciamo con il nome di Somalia. Prima di allora la “Somalia”, come entità statale, non esisteva. Frammentata in regioni e clan in guerra costante tra loro non aveva mai conosciuta la pace. Attraverso le imprese dei dubat e della politica coloniale e “romana” del Governatore de Vecchi di Val Cismon approfondendo il panorama sociale, politico e militare si restituisce un capitolo storico poco noto. La lettura storica, basata esclusivamente su documenti, risulta un completamento del periodo esaminato. Vengono poste in luce le motivazioni sociali, storiche e politiche del colonialismo italiano per comprendere come e perché questi guerrieri somali lavorarono e combatterono spalla a spalla con gli italiani.
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