1935. Armi per cammelli. L’operazione del SIM in Arabia Saudita

All’inizio del 1935, la tensione da qualche tempo in atto fra Italia ed Etiopia stava pericolosamente salendo e ciò creava preoccupazione nei Governi occidentali, che cercavano di mediare, tentando invano di far risolvere la crisi alla Società delle Nazioni, l’antenata dell’ONU. Ma l’Italia sognava già dalla fine dell’ 800 del XX secolo di far diventare l’Abissinia terra di un unico Impero.

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Emilio De Bono

Il 16 gennaio 1935 il Generale Emilio De Bono (69 anni), già Ministro delle Colonie, veniva nominato da Mussolini Alto commissario per l’Africa orientale, con sede ad Asmara, munito di una sorta di pieni poteri per programmare dall’Eritrea l’invasione dell’Etiopia, che sarebbe poi scattata al momento più opportuno da un punto di vista politico e militare. Si intensificava, quindi, l’attività dei diplomatici e degli agenti segreti dei vari Paesi, europei e non, che, a vario titolo, erano coinvolti nella vicenda. Fu proprio De Bono a inviare il Tenente Colonnello Celso Odello del Servizio Informazioni Militare (SIM), in Arabia Saudita, presso la sede diplomatica italiana a Gedda, che era diretta da Giovanni Persico il quale aveva instaurato dei buoni rapporti con il sovrano dell’Arabia Saudita, il leggendario Re Ibn Saud che aveva fondato il nuovo Stato. Intanto l’agente del SIM Celso Odello aveva intessuto una fitta rete di rapporti con il Re e con il Sottosegretario agli Esteri Fuad Hamza; riuscendo a far si che gli arabi ricevessero dall’Italia le forniture di armi.
E proprio De Bono aveva incaricato l’agente segreto Celso Odello di procurare un consistente acquisto di cammelli sauditi per l’Eritrea, da utilizzare per i trasporti militari nelle zone impervie. Così Odello diede vita ad una trattativa che prevedeva una sorta di “scambio” con una fornitura di armi, cui i sauditi erano molto interessati. Il Ministero degli Esteri, il Ministero delle Colonie ed il Ministero della Guerra entrarono subito in azione assecondando il progetto dell’agente del Sim a Gedda. In sintesi si trattava di scambiare, entro 45 giorni, dodicimila cammelli contro armi.

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Mario Roatta

Si sarebbe trattato di 175 mitragliatrici, 5 cannoni, munizioni, autocarri Fiat, nonché 10 carri veloci. E così, dopo un frenetico scambio di telegrammi, i “campioni” venivano imbarcati. Infatti il 22 settembre 1935, quasi alla vigilia dell’attacco all’Etiopia, con il piroscafo Piemonte, sotto la regia del SIM, partiva da Napoli, in missione segreta per Gedda, un drappello di militari in abiti civili, con passaporti di copertura in cui figuravano come dipendenti della Fiat e dell’Ansaldo.
A parte l’autocarro con rimorchio, tutto il materiale richiesto dai sauditi come campione (un carro assalto veloce, un cannone, una mitragliatrice pesante e due leggere, una stazione radio) era imballato e mimetizzato in apposite gigantesche casse con la scritta “ditta Ansaldo”, senza alcuna indicazione né del destinatario né del mittente.
Il 27 settembre 1935 il Sottosegretario Baistrocchi si complimentava con il generale Mario Roatta, Capo del SIM, esprimendo apprezzamento per la pianificazione della missione relativa all’invio a Gedda del consistente “campione” di armi. Purtroppo, nonostante la buona volontà, per tutta una serie di complicazioni legate, in parte all’attività di agenti stranieri, l’operazione “scambio” non andò in porto.
Il 17 settembre 1935, con l’invasione dell’Etiopia ormai in atto da due settimane, De Bono annunciava al Ministero della Guerra ed al SIM: “Le trattative per i cammelli dell’Arabia Saudita sono definitivamente fallite”. La mancata conclusione delle trattative, non ebbe ripercussioni negative sui buoni rapporti politici italo-sauditi e, non pregiudicò la cooperazione militare fra i due Paesi che, nei mesi seguenti fu attivamente rilanciata proprio dall’invio a Gedda di una importante missione dell’Aeronautica italiana con il compito di porre le basi della nascente aviazione militare saudita.

di Gabriele Zaffiri

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