Sentinelle di bronzo. Il miglior film coloniale sui Dubat

“Sentinelle di bronzo” è sicuramente il miglior film a carattere coloniale, realizzato nel Ventennio, con protagonisti i Dubat, i leggendari guerrieri somali.
sentinelle-di-bronzo_cinemaFu uno dei 33 film prodotti in Italia nel 1937 e, presentato all’Esposizione Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, vinse la Coppa del Ministero dell’Africa Orientale per il “miglior film di soggetto coloniale”, anno dell’inaugurazione del nuovo Palazzo del Cinema, opera di Luigi Quagliata.
Girato tutto in esterni in Somalia, nei distretti dell’Alto Scebeli e di Dagabur, dal regista Romolo Marcellini, che l’anno prima aveva preso parte alla Guerra d’Etiopia.
Fu sceneggiato da Gian Gaspare Napolitano dal racconto coloniale “Marrabo” di Marcello Orano e Sandro Sandri, autore tra l’altro di “Sei mesi di guerra sul fronte somalo” che narrava il fronte sud, da Mogadiscio a Neghelli, della guerra abissina al seguito dei Dubat.
doris-duranti-sentinelle-di-bronzoCon la collaborazione delle cabile degli Averghidir, Abgal, Auadlè, Macannè che parteciparono attivamente alle riprese fu interpretato dagli attori Fosco GiachettiGiovanni Grasso Jr e Doris Duranti. Proprio grazie a questo film, la ventenne Duranti, nel ruolo della protagonista femminile Dahabo, truccata da somala, venne consacrata come la diva indiscussa e più pagata del cinema italiano del Ventennio. Fu poi compagna di Alessandro Pavolini.
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Girato in inglese con il titolo di “Dusky Sentries” narra, attraverso una storia fittizia, l’incidente di Ual Ual, al confine italo-etiopico, avvenuto il 5 dicembre 1934 e che vide protagonisti – ed eroi – il capitano Roberto Cimmaruta e i Dubat somali, le bande di confine istituite dal Governatore Cesare M. de Vecchi di Val Cismon per proteggere i confini della Somalia dalle razzie abissine. Incidente narrato poi dal Cimmaruta nel libro “Ual Ual” e spesso descritto come il casus belli che portò alla Guerra d’Etiopia.
sentinelle-di-bronzo_schieramento-dubatFilm realizzato con grande realismo e attenzione alla cultura somala tanto che lo stesso Marcellini lo definì, alcuni decenni dopo, come «il primo film neorealista italiano», e spiega di aver voluto realizzare un film «contro lo schiavismo che era purtroppo ancora praticato in Etiopia».
La schiavitù in Etiopia infatti verrà poi bandita dal Generale De Bono il 14 ottobre 1935 in seguito all’avanzata vittoriosa in Etiopia durante la Guerra d’Abissinia iniziata il 3 ottobre 1935 e conclusa il 5 maggio 1936.
sentinelle-di-bronzo_dubat-mitragliatrice“La trama di questo film – Giacomo Debenedetti su “Cinema” il 25 dicembre 1937 – è suppergiù quel tanto di trama che potrebbe esserci in un reportage giornalistico, dove la nota di taccuino, l’osservazione dal vero, l’incisiva e fedele trascrizione di un dato o di un fatto si organizzano in un discorso che, mettendo ordine e successione in quella materia, la faccia svolgere come sul filo di un racconto. (…) La bravura di Marcellini è stata quella di tradurre in cinematografo “lo stile di Napolitano” Il nuovo tipo di inviato speciale è quello d’uno (..) che si tuffa nella vita del luogo come uomo e non come semplice osservatore, come parte in causa e non come turista. I risultati che ne riporta non hanno più bisogno di essere sofisticati o romanzati, perché già di per sé sono romanzo: d’un uomo vivo tra gente viva.”
sentinelle-di-bronzo_scena-di-nudoQuello che maggiormente interessava a Marcellini era, non è tanto raccontare una semplice storia, ma calarla nella realtà quotidiana della Somalia italiana, per mostrare i suoi paesaggi, far conoscere i suoi abitanti, i suoi usi e costumi, anche con delle maliziose scene di somale nude durante il bagno nel fiume.
Da “africanista” apprezzava la cultura somala e aveva la volontà di far nascere un cinema somalo e, infine, nonostante la presenza degli attori professionisti italiani, affermò: «Gli attori più straordinari erano quelli che avevo preso nella boscaglia somala e che avevo apprezzato proprio perché avevano una cultura, avevano una capacità, avevano un’ingenuità e insieme una sapienza che spesso cerchiamo e troviamo solamente nei grandi attori».
sentinelle-di-bronzo_finale-carri-velociIn una recensione apparsa su «Bianco e Nero» sempre nel 1937 si sottolineava come «Il film traduce in impeto lirico, ma senza deformazione intesa ad effetti falsamente spettacolari, lo stato d’animo dei nostri coloni alle soglie della guerra etiopica. […] Non siamo, qui, nel campo documentario sebbene tutto il film abbia una precisione ed un rilievo realistico determinato dallo sfondo veramente documentario. […] Siamo in una forma di mitizzazione del reale».
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di © Alberto Alpozzi  – Tutti i diritti riservati
Il testo dell’articolo è una rielaborazione di alcuni contenuti del libro “Dubat – Gli Arditi somali all’alba dell’Impero fascista” di Alberto Alpozzi, prefazione Mario Mori, Eclettica Edizioni
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Il testo prende le mosse dalle gesta dei Dubat, letteralmente “turbante bianco”, guerrieri somali che proteggevano gli incerti confini della Somalia dalle razzie abissine. Si tratta di una ricerca volta ad approfondire la storia coloniale della Somalia e del nuovo assetto politico negli anni Venti del 900. I dubat vennero fondati nel 1924 dal Quadrumviro Cesare Maria de Vecchi di Val Cismon, Governatore della Somalia (1923-1928) e organizzati dal maggiore degli Alpini Camillo Bechis, entrambi piemontesi. I dubat, o bande armate di confine secondo la denominazione militare, costituirono un nuovo corpo di soldati coloniali d’élite alle dirette dipendenze del Governatore totalmente slegato da Roma e dal comando del Regio Corpo Truppe Coloniali. Furono protagonisti ed eroi delle operazioni militari per la pacificazione dei Sultanati del Nord Somalia (1925-1927) contribuendo alla prima creazione della nazione che oggi conosciamo con il nome di Somalia. Prima di allora la “Somalia”, come entità statale, non esisteva. Frammentata in regioni e clan in guerra costante tra loro non aveva mai conosciuta la pace. Attraverso le imprese dei dubat e della politica coloniale e “romana” del Governatore de Vecchi di Val Cismon approfondendo il panorama sociale, politico e militare si restituisce un capitolo storico poco noto. La lettura storica, basata esclusivamente su documenti, risulta un completamento del periodo esaminato. Vengono poste in luce le motivazioni sociali, storiche e politiche del colonialismo italiano per comprendere come e perché questi guerrieri somali lavorarono e combatterono spalla a spalla con gli italiani.

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10 thoughts on “Sentinelle di bronzo. Il miglior film coloniale sui Dubat

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