A ottobre il premier Conte volerà in Etiopia ed Eritrea

pace-eritrea-etiopia-1La data fissata per un incontro bilaterale tra il premier italiano Giuseppe Conte e il neo premier etiope Abiy Ahmed, pare sia quella dell’11 ottobre ad Addis Abeba. Seguirà poi una visita in Eritrea dove ci sarà l’incontro con il presidente Isaias Afewerki.
La missione di Conte in Etiopia e Eritrea vuole essere di supporto al recente accordo di pace tra le due nazioni dopo lo stato di guerra che le ha divise per 20 anni.
Una pace firmata a Gedda in Arabia Saudita il 17 settembre, mediata dal re saudita Salman insieme agli Emirati arabi, al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres e del presidente della Commissione dell’Unione africana Moussa Faki Mahamated, che porterà con sé conseguenze, si spera, positive per tutto l’area del Corno d’Africa.
Si tratta di una questione strategica a livello internazionale, perché la stabilizzazione dei due paesi è fattore nevralgico affinché non vi siano guai sulla sponda africana dello stretto di Bab al Mandeb, passaggio obbligato per i commerci da Oriente, attraversando il Golfo di Aden, Mar Rosso e entrando in Europa via canale di Suez.
GibutiRotte commerciali che vedono come protagonisti Gibuti, paese dove la Cina ha aperto la sua prima base extraterritoriale, che ospita circa 6.000 uomini, a poca distanza da Camp Lemonnier, la base americana dove si trova il CentCom, il centro di gestione dei droni utilizzati per colpire i qaedisti in Yemen e gli uomini di Al-Shabab in Somalia, e poco più a sud la BMIS italiana, base logistica, aperta nell’ottobre 2013.
Area nevralgica dunque anche per l’Italia, legata dai trascorsi coloniali e di amicizia che pongono il nostro paese in posizione preferenziale, basti pensare che l’Etiopia è per noi il secondo beneficiario di cooperazione internazionale nel continente.
Insieme alla nuova pace la presenza dell’Italia potrà favorire sviluppi positivi sul fronte dei flussi migratori, essendo l’Eritrea uno dei paesi (secondo solo alla Tunisia) dal quale provengono la maggior parte di coloro che tentano la traversata del Mediterraneo: solo quest’anno 2.859 persone.
L’Italia si spera si faccia anche carico di portare avanti il discorso sulla necessità di rimuovere quanto prima le sanzioni contro l’Eritrea ispirate da Obama nel 2009 e nel 2011 che ancora restano in vigore malgrado la pace siglata tra i paesi.  In presenza di tali sanzioni, infatti, nessun progetto di cooperazione con l’Occidente – l’Italia in primis – non potrà mai avviarsi.
In questa direzione si sta muovendo l’On. Paolo Grimoldi della Lega, presidente della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, che ha dichiarato: “Il mutamento della situazione politica richiede l’eliminazione delle sanzioni contro l’Eritrea, sanzioni che alimentano solo la povertà e l’emigrazione verso l’Europa. Per questo ho chiesto in un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro per gli Affari Esteri, e presentata insieme ai deputati leghisti Matteo Bianchi e Alberto Ribolla, quali iniziative il Ministro intenda assumere e promuovere riguardo, sia in ambito nazionale che europeo e internazionale”.
Non dimentichiamo che su questa fascia dell’Africa, gli attori e gli interessi sono molti, tant’è che il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, a fine agosto aveva annunciato un’intesa con l’Eritrea per la prossima apertura di un hub logistico nel Paese.

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di © Alberto Alpozzi – Tutti i diritti riservati
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