La morte di Balbo non fu un complotto. La tesi di Folco Quilici

Su quel tragico 28 Giugno 1940 a Tobruk molto si è scritto, troppo si è detto. La morte di Italo Balbo con l’abbattimento del suo aereo nei cieli libici ha sempre suscitato molte perplessità e congetture. Fu una congiura? Un complotto per eliminarlo perché uomo di fama internazionale (banale e bieca invidia?) e/o perché contrario alla guerra, all’alleanza con la Germania nazista e alle leggi razziali del 1938? Ma cosa accadde? Quali sono i fatti noti e acclarati?
Erano le 17.30. Da pochi minuti gli inglesi avevano attaccato la base italiana di Tobruk, in Libia. Tra le colonne di fumo le sagome di due bombardieri puntano a bassa quota la pista dell’aeroporto.
Nella rada si trovano il Regio incrociatore San Giorgio e il Regio sommergibile Bragadin che unitamente alla contraerea di terra sono a protezione dell’aeroporto. Si ipotizza una seconda ondata di attacca. Tutti aprono il fuoco.
Uno dei due aerei, quello di Italo Balbo, viene colpito e abbattuto dalla torretta del sommergibile, che subito si immerge e sparisce. Altri sostengono sia stata abbattuto dal fuoco del San Giorgio.
Il trimotore S.M. 79 si schianta a terra. Nessun superstite. L’equipaggio era composto dal maggiore Ottavio Frailich, dal capitano Gino Cappannini e dal maresciallo Giuseppe Berti. Volavano a bordo con lui anche il maggiore Claudio Brunelli, i tenenti Cino Florio e Lino Balbo, il console della Milizia Enrico Caretti e Nello Quilici, giornalista, amico di Balbo e capo del suo ufficio stampa in Libia.

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Dunque cosa accadde quel giorno? Una interessante lettura dell’evento viene da Folco Quilici, il noto documentarista figlio di Nello. Già nel suo libro “Tobruk 1940 – La vera storia della fine di Italo Balbo” edito da Mondadori nel 2004 propose un’interessante analisi poi approfondita nel 2010 con il documentario “L’ultimo volo. Il segreto di Balbo” prodotto e distribuito da Cinecittà Luce.
Per l’occasione Quilici rilasciò un’approfondita intervista pubblicata il 22 Giugno 2010 sul sito cinecitta.com pochi giorni prima della messa in onda del documentario.

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La domanda principe: Fu un complotto?
«Nessun complotto, nessun mandante. L’aereo fu abbattuto dalla contraerea italiana, perché a Tobruk c’era il caos, furono sparati diecimila pezzi d’artiglieria mentre erano in corso i bombardamenti inglesi. Che poi Mussolini, come dice lo storico Renzo De Felice, non abbia pianto né abbia messo il lutto, è probabile. Non dico che non ci fosse la volontà, ma di certo non c’era la possibilità organizzativa, anche perché quei voli erano improvvisati, non erano preparati. Non c’entra dunque Mussolini né tanto meno i servizi segreti inglesi. E’ stato solo un incidente».
Quale era la destinazione del volo di Balbo?
«Ho provato a rispondere, andando in quei luoghi africani e trovando questa pista di Sidi Azeis sperduta nel deserto e vicinissima alle prime linee. Sorge allora il dubbio che Balbo volesse incontrare qualcuno. Non era tipo che tradisse, era un uomo che voleva arrivare alla fine di questa storia onorevolmente. E’ probabile che Balbo, sapendo grazie ai suoi innumerevoli viaggi in Egitto che il re e tutti gli ufficiali egiziani erano contro l’Inghilterra considerata un oppressore, abbia tentato di agganciare questi cospiratori, il gruppo detto “I Giovani Colonnelli”, per portarli dalla parte italiana».
Ma su quali elementi si basa la tesi di Quilici?
«Dopo che l’aereo cadde, gli ufficiali egiziani contattarono Rommel, il comandante tedesco dell’Afrika Korps. Lui scrisse nel suo diario che fuori dalla sua tenda a El Alamein c’era la fila di chi veniva inviato dai “Giovani Colonnelli”, per offrire un’alleanza contro gli inglesi».

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Se ci fosse stato un accordo tra l’Egitto in rivolta e l’Italia in Africa Settentrionale, cosa sarebbe potuto accadere?
«Se la rivolta fosse riuscita, con un ‘se’ grande come una montagna, in un momento in cui gli inglesi non erano ancora fortissimi, Balbo avrebbe segnato una vittoria per l’Italia che arrivava fino al canale di Suez. Alleandosi con un paese arabo, e tutti i paesi arabi in quel momento erano filo Asse e anti-inglesi per tradizione, ci sarebbe potuto essere un 1940 con un successo dell’Italia. Balbo, che era antitedesco, avrebbe potuto considerarla una mossa militarmente molto importante. Un giovane storico egiziano ha trovato un testo del premier inglese Winston Churchill, citato nel film, che evidenzia come, nell’ipotesi che italiani e tedeschi fossero arrivati al Canale di Suez, lui li avrebbe fermati facendo abbattere la grande diga di Assuan, allagando la Valle del Nilo».
Dalle ricerche è venuto fuori anche un mistero, ma che rimane irrisolto e sul quale qualunque congettura sarebbe sciocca.
«Racconto anche un mistero di poche ore dopo l’incidente aereo: qualcuno sottrasse gli ultimi cinque giorni di quel diario. La considero un’azione svolta da un amico di mio padre, perché quelle pagine potevano essere allora compromettenti, ma molto importanti a fine guerra. Tant’è che questa persona, Pio Gardenghi, segretario particolare di Italo Balbo, tornato dalla Libia nel 1942 a Ferrara, disse al giovane storico Paolo Fortunati, che ne riferì poi in un convegno di studi a Ferrara, nel 1978, d’aver riportato con sé dalla Libia due valigie di documenti preziosi che avrebbero svelato il mistero di Tobruk. Ma durante il primo, terribile bombardamento su Bologna Gardenghi morì, perché l’Hotel Baglioni dove alloggiava, venne centrato e distrutto insieme a quelle valigie».

Fonte cinecitta.com 22/06/2010

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2 thoughts on “La morte di Balbo non fu un complotto. La tesi di Folco Quilici

  1. Ascoltai anni fa un commento di un testimone , ufficiale di marina della S.Giorgio dislocato in un torretta di tiro a terra, lui commento in questo modo: dato che il borbandamento inglese era finito da poco era ancora presente il polverone provacato dalle bombe, all’improvviso il rumore di un aereo in avvicinamento, fu gioco forza che tutti corsero alle armi, e si scatenò l’inferno soltanto quando l’aereo fu sulla sua verticale vide l’insegna e i tre motori caratteristici dei nostri veicoli troppo tardi per fare cessare il fuoco…

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  2. Pingback: «Un colonnello inglese ci guardò, noi gli chiedemmo aiuto, ma lui proseguì». L’eccidio di Mogadiscio nei ricordi di Anna Azan | L'ITALIA COLONIALE

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