Militare in colonia! Meglio un “Hatu” oggi che un… “ahimè” domani!

Militare in colonia!

Conosci questa maschera? È la salvezza del cittadino, se il nemico si appressa con i suoi gas velenosi.
La stessa cosa è te il preservativo “HATU”!
Le malattie delle donne sono il veleno terribile, in continuo agguato contro la tua salute. La lue africana brucia più della fiamma, uccide più di un morso di serpente. Vorrai che che i tuoi figli innocenti scontino domani la tua imprudenza d’oggi?
Non dimenticare mai di premunirti del super-profilattico “HATU”, che è la guardia italiana alla salute degli italiani, il magico scudo invincibile per la sanità della razza.
Se vuoi guardarti da ogni infezione, usa sempre “HATU”, preservativo di fabbrica nazionale, resistentissimo, sottile come un velo, che ripara e non disturba, ed è garanzia di igiene e di tranquillità.

Ufficio Propaganda
Società Italiana “HATU” S.A. – Bologna

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Questo era il testo del “bugiardino” contenuto in una confezione di preservativi Hatu-Stella Coloniale distribuiti ai Legionari italiani impegnati nella campagna d’Africa.
Hatu sin dal 1922 è stato uno storico marchio di profilattici italiani. L’azienda, fondata a Casalecchio di Reno (Bologna) dall’imprenditore locale Franco Goldoni produceva anche tettarelle per biberon, ciucciotti, guanti e simili.
Leggenda narra che Goldoni fu “testimone diretto della esuberante vitalità di concittadini e concittadine, che si esprimeva in modo particolare durante le feste a cavallo della mietitura. Conosceva gli inconvenienti, sanitari e non, che spesso ne derivavano. Per di più, la Grande guerra aveva dato uno scossone ai comportamenti e ai costumi, anche sessuali, degli italiani. Per i preservativi c’era ormai un mercato forse abbastanza ampio da giustificare l’impianto di una fabbrica; per i capitali poteva rivolgersi al Maccaferri, un solido industriale della vicina Zola Predosa.
Goldoni era sinceramente religioso, e anche uomo di mondo: una reprimenda, per non dire una condanna, non solo voleva evitarla, ma capiva che avrebbe compromesso il successo dell’impresa. Si preoccupò, dunque, della possibile reazione dei preti, della Chiesa. L’iniziativa non sarebbe stata bollata come un incentivo a peccare?
Dopo qualche giorno e altrettante notti di dubbi tormentosi, decise di tagliare la testa al toro, e chiese udienza all’arcivescovado, retto da poco da Giovanni Battista Nasalli Rocca, un piacentino di cui si diceva gran bene. L’Arcivescovo lo ricevette con cordialità e lo sollecitò, paterno: «Cosa devi dirmi, figliolo?». Goldoni illustrò l’utilità del suo apparecchio e la bontà delle proprie intenzioni, volte a tutelare la salute non solo fisica ma anche morale di tanti, maschi e femmine, mettendoli al riparo almeno delle peggiori conseguenze. In ogni caso, concluse, non avrebbe mai fatto nulla che potesse dispiacere a Santa Madre Chiesa.
Il futuro Cardinale (Pio XI lo nominerà di lì a poco, nel 1923) lo ascoltò con la massima attenzione, meditò per alcuni minuti; poi si alzò dalla sedia, offrì l’anello al bacio di Goldoni, elevò le braccia e gli occhi al cielo e scandì le parole latine: «Habemus tutorem». L’altissimo viatico riempì d’entusiasmo il
cristianissimo imprenditore il quale dall’incipit di quelle due sante parole trasse il fortunatissimo marchio “Ha…tu”.1

FONTI
Foto: per le immagini d’archivio si ringrazia Oriano Zanarini
1. https://www.larivistaintelligente.it/ai-vostri-condom-rispondiamo-con-i-nostri-goldoni/claudio-petruccioli/

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