Mario Visentini, MOVM e pilota da caccia con il record di abbattimenti

Mario Visentini fu, in ordine di tempo, il primo pilota italiano da caccia della seconda guerra mondiale. Le sue imprese in Africa Orientale vennero ampiamente pubblicate in Italia dove gli venne dedicato anche il volume “Il pilota solitario”, pubblicato nel 1942.

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Decorato con la Medaglia d’Oro al V.M. fu il primo degli assi dell’aviazione della Regia Aeronautica e il pilota con in assoluto il maggior numero di abbattimenti tra tutte le forze belligeranti, con il suo caccia biplano con il quale ottenne 16 vittorie aeree confermate e altre cinque probabili che vanno a sommarsi a quelle ottenute durante la guerra civile in Spagna con l’Aviazione Legionaria.
Nel corso di 50 combattimenti aerei abbatte almeno cinque Bleneim inglesi, un numero anche maggiore di Wellesley e tre Hurricane. A questi si devono aggiungere quelli relativi agli aerei al suolo negli aeroporti di Gadaref e Agordat, che secondo fonti britanniche costarono alla RAF decine di aerei distrutti.
Tutte le sue vittorie furono conseguite al comando del Biplano FIAT CR-42 la cui elica, per lungo tempo, fu conservata al circolo Mario Visentini di Asmara e ora si trova nella Casa degli italiani.
Il giorno 11 febbraio 1941 il capitano Visentini decollava da Asmara per la sua ultima missione, non una missione di guerra, non l’ennesimo combattimento aereo contro i caccia britannici ma, per una missione di soccorso e ricerca dopo che i suoi gregari erano stati costretti ad atterrare in pieno deserto per il maltempo. Un banco di nebbia nella Valle del Nefasit impedì a Visentini ogni visuale e lo fece schiantare sulla cima del monte Bizen. Solo due giorni prima, il 9 Febbraio, Mario Visentini aveva condotto una incursione, con la sua squadriglia contro la base inglese di Agordat.

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Il Corriere della Sera del 15 febbraio 1941 così ricorda quella missione:
”I cinque Falchi picchiano a pochi metri dal suolo, aprono un fuoco micidiale. Gli apparecchi nemici per quanto occultati sono stanati, mitragliati. I cinque caccia si sono divisi il compito e le zone di distruzione: sono impennate, cabrate, virate, rovesciate, senza un attimo di sosta; sono esercitazioni acrobatiche sopra un vulcano in piena eruzione. Di li a poco la reazione antiaerea nemica è in pieno sviluppo. Gli inglesi sanno che quella micidiale valanga deve essere arrestata altrimenti i danni diverrebbero incalcolabili. Ci sono nel campo apparecchi appena giunti: Hurricane, che sotto la grandine dei colpi si abbattono al suolo come cani colpiti a morte. I cinque caccia si lanciano tra le raffiche nemiche ed escono illesi; il loro stesso slancio li protegge. E seguitano a sparare, moltiplicando i prodigi acrobatici. Le prime vampe si levano dal suolo; gli apparecchi inglesi bruciano, sono 15. Non uno degli apparecchi inglesi si è salvato dal ciclone distruttivo. I Falchi ritornano a librarsi in aria, si separano nel cielo oramai chiaro, ripassano sopra i campi a contare gli apparecchi distrutti. Ora la reazione contraerea si fa violenta. L’impotenza rende maggiormente rabbioso il nemico che non dispone al momento neppure di un apparecchio da lanciare contro i velivoli italiani, che indisturbati rientrano alla loro base di Asmara”.

di Pasquale Santoro

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