Il Regno Unito di Libia. Il periodo post bellico nell’ex colonia italiana

Una volta conclusa la seconda guerra mondiale, il 10 febbraio 1947, fu firmato a Parigi il trattato di pace, tra gli alleati (USA, URSS, Regno Unito, Francia, Polonia, Yugoslavia, Grecia, Cecoslovacchia) e gli stati sconfitti. Con esso si sanciva anche la rinuncia italiana ai propri diritti sui territori dell’ex impero, senza definire però il futuro delle colonie prefasciste della Libia, dell’Eritrea e della Somalia. La Libia, intanto, dal 1943 era occupata dalla Francia e dal Regno Unito con l’intento di questi di pervenire ad una successiva divisione, Fezzan ai francesi e Cirenaica e Tripolitania agli inglesi. (1) L’intenzione del governo De Gasperi, che trovò il consenso di maggioranza ed opposizione, era invece di rivedere la questione coloniale non definita dal trattato del 1947.
La posizione italiana, dal punto di vista politico, era chiara: i possedimenti prefascisti, riconosciuti in passato dalle grandi potenze, erano stati acquisiti dall’Italia liberale e quindi dovevano essere esclusi dalla logica punitiva del trattato di pace. In realtà De Gasperi ed il Ministro degli esteri Sforza si rendevano conto che sarebbe stato impossibile ottenere la piena sovranità sulle tre colonie, ma contavano di conseguirne il controllo in amministrazione fiduciaria, anche per i positivi ritorni sulla politica interna. Gli inglesi si mostrano però contrari alla presenza italiana in Africa e per evitare un eventuale accoglimento delle richieste italiane di revisione della questione coloniale, ostacolarono la partecipazione dell’Italia al Patto Atlantico ed al Consiglio d’Europa. (2)
Successivamente, in occasione della firma dello statuto del Consiglio d’Europa, 5 maggio 1949, si arrivò ad un primo accordo sulle colonie tra Londra e Roma. Con il compromesso firmato tra il capo del Foreign Office Ernest Bevin e il Ministro degli esteri Carlo Sforza, Londra si mostrò favorevole alla restituzione della Somalia all’Italia, mentre per la Libia si pensò di dividere la Libia in tre parti da assegnare in amministrazione fiduciaria: la Cirenaica al Regno Unito, il Fezzan alla Francia, e la Tripolitania all’Italia a partire dal 1951. Il Sudan avrebbe dovuto incorporare l’Eritrea con le eccezioni di Asmara e Massaua per le quali fu sottolineata la necessità di uno statuto speciale per la tutela delle comunità italiane.
Il compromesso Bevin-Sforza fu inviato all’Assemblea Generale dell’ONU dove fu bocciato per un solo voto. Gli italiani restarono delusi e De Gasperi, allora, per creare difficoltà a Francia ed Inghilterra, dichiarò la disponibilità a concedere la piena indipendenza alla Libia e delle altre ex colonie. (3)
Il 21 novembre 1949 l’Assemblea Generale dell’ONU, stante le difficoltà di assegnare la Libia ad una delle potenze vincitrici, stabilì che la stessa sarebbe diventata uno Stato indipendente e designò commissario l’olandese Adrian Pelt. (4) Era questa l’unica soluzione praticabile affinché la Libia fosse inserita nell’ambito del dispositivo di difesa occidentale nel Mediterraneo senza pregiudicare gli equilibri internazionali appena creati.
1954, Tobruk, Libia - La Regina Elisabetta con Re Idris_interaNel frattempo gli inglesi, incaricati di governare la Tripolitania e la Cirenaica, iniziarono a lavorare al progetto di unificazione libica sotto la sovranità dell’ emiro Sayyid Idris, capo riconosciuto della Senussiya, con il quale concertarono la formazione del primo governo federale, insediatosi il 29 marzo 1951. L’indipendenza del Regno Unito di Libia, a cui vengono trasferiti contestualmente i poteri detenuti dalla Gran Bretagna e dalla Francia, fu proclamata il 24 dicembre 1951. La corona fu affidata a Idris Senussi che sale al trono col nome di Idris I di Libia. Il nuovo Regno aveva una struttura federale formata da tre stati autonomi corrispondenti alle tre regioni della Cirenaica, Tripolitania e Fezzan.
Il Regno Unito di Libia, appena formato, si ritrovò in pessime condizioni finanziarie, il reddito annuale procapite ammontava a circa 35 dollari, non c’erano scuole, solo 25.000 abitanti erano alfabetizzati, il 10% della popolazione soffriva di cecità dovuta alla diffusione del tracoma una malattia contagiosa della congiuntiva. La Libia si vide così costretta a far ricorso agli aiuti economici della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Gli inglesi fornirono funzionari pubblici in aiuto al governo mentre da parte americana arrivò il sostegno nel campo sanitario, dell’istruzione e delle risorse naturali. Siffatta situazione assoggettava di fatto la Libia all’influenza straniera a cominciare dalla concessione di basi militari per le quali era prevista l’extraterritorialità. Agli Stati Uniti, con un accordo del 1954, fu concesso di continuare ad utilizzare ed ampliare la base aerea di Wheelus Field, situata nei pressi di Tripoli, fino al febbraio 1970. Sarebbe stata questa una delle più importanti basi strategiche del mondo in funzione anti sovietica. Gli Inglesi, dal canto loro, si stabilirono vicino alla frontiera egiziana, nei pressi di Tobruch, ad El Adem.(5)
Da parte italiana si cercò subito di intraprendere negoziati con la monarchia libica, anche per assicurare la continuità della permanenza della comunità italiana residente in Libia. Dopo varie trattative si pervenne alla sottoscrizione dell’”Accordo tra l’Italia e la Libia di collaborazione economica e di regolamento delle questioni derivanti dalla Risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 15 dicembre 1950 e scambi di Note, concluso in Roma il 2 ottobre 1956”(6) sottoscritto dal Primo Ministro e Ministro per gli affari esteri libico Mustafa Ben Halim e dal Presidente del Consiglio dei Ministri italiano Antonio SEGNI “Allo scopo di definire in maniera amichevole e con reciproca soddisfazione le questioni in pendenza fra i due Paesi; Tenuta presente la Risoluzione del 15 dicembre 1950, n. 388 V, con cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite adottò disposizioni economiche e finanziarie relative alla Libia; Nel desiderio di iniziare una nuova fase delle loro relazioni e di instaurare una sempre piu’ intima amicizia e cooperazione fra i due Popoli”.(7)
Con la sottoscrizione dell’accordo cessarono le incomprensioni e i rapporti tra i due stati diventano ottimi. I libici assicurano il rispetto dei diritti e degli interessi dei coloni italiani della Tripolitania e con il versamento da parte italiana di 2.750.000 lire libiche e la cessione di alcuni immobili “sembrò” chiuso ogni contenzioso. Inizia la fornitura di petrolio all’Italia e molte aziende italiane investono in territorio libico come l’ENI e la FIAT. Con l’inizio dell’anno accademico 1959-1960, previo accordo intergovernativo, giovani libici vengono a formarsi in qualità di Allievi Ufficiali presso le Accademie Militari italiane.
Ma i costanti rapporti di Re Idris I con Inglesi e americani, che avevano determinano una “scelta di campo” filoccidentale, non riflettevano i sentimenti dei nazionalisti arabi libici soprattutto nel momento in cui era in ascesa il panarabismo dei paesi confinanti di cui era leader l’egiziano Nasser.(8)
Tra gli studenti universitari, i sindacalisti e gli esponenti dei disciolti partiti nazionalisti arabi, crebbe un malcontento che minaccia la precaria stabilità del Paese che diviene ancora più evidente dopo la mancata presa di posizione del Re durante la guerra dei sei giorni. Si arrivò a sommosse popolari che costringono gli ebrei residenti a lasciare in Libia i propri beni e cercare riparo all’estero.
Intanto l’incremento delle rendite petrolifere susseguenti alla scoperta di un ricchissimo giacimento di idrocarburi nel 1959 in Cirenaica determinò un aumento degli squilibri sociali ed economici. Alla Esso Standard Libya, controllata dalla famiglia dei Rockefeller, autorizzata a sfruttare i ricchi giacimenti, si aggiunsero altre compagnie, tra cui anche le italiane CORI (Compagnia Ricerca Idrocarburi) , associata all’AGIP, e l’AMI (Ausonia Mineraria) che faceva capo all’EDISON.(9)
Ma la ricchezza che affluiva nelle casse dello Stato, non era in grado di attenuare le contraddizioni socio-politiche. I giovani ed i lavoratori manifestavano nelle varie città nonostante le misure repressive messe in atto dal governo. Il Re non riuscì a reprimere le rivolte e la violenza prese il sopravvento.
A causa di sempre più crescenti problemi di salute, il 4 agosto 1969 Re Idris informò il Presidente del Senato dell’intenzione di abdicare a favore del principe ereditario Sayyid Hasan al- Rida al-Mahdi al-Senussi. In realtà ciò non avvenne.
Mentre il Re si trovava in Turchia per curarsi, con un colpo di stato il capitano Muhammar Gheddafi lo depose e fece arrestare tutta la famiglia regnante. Aveva così fine il regime della monarchia Senussita ed iniziò una nuova era.(10)
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di © Nicola Catalano  – Tutti i diritti riservati
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NOTE
1. A. Varvelli, La Libia e l’Italia,Torino, Ed. del Capricorno, 2016, pag. 66.
2. V.R. Manca, Italia-Libia, Stranamore,Roma, KOINè,2011, pag.28.
3. Ivi, pag. 29.
4. A. Varvelli, La libia e l’Italia, op.cit., pag. 66.
5. P.Sensini, Libia – Da colonia italiana a colonia globale, Milano, Jaca Book, febb 2017, pp. 41-42.
6. LEGGE 17 agosto 1957, n. 843 art. 1.
7. Preambolo all’accordo del 2 ottobre 1956
8. V.R. Manca, Italia-Libia, Stranamore, op. cit., pag.30.
9. Nel 1968 sono centotrentasette le concessioni estrattive rilasciate alle compagnie petrolifere.
10. Il Re morirà in esilio al Cairo il 25 maggio 1983.
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