Aprile 1879. La prima volta dell’Italia in terra somala

Aprile 1879. La prima volta dell’Italia in terra somala

Estratto dal cap. 11 “Celebrità a Guardafui” de “Il faro di Mussolini” di Alberto Alpozzi, Eclettica Edizioni, 2017

Regia Nave_Avviso_RapidoNella primavera del 1879 l’italiano Renzo Manzoni, nipote del più celebre Alessandro, tentò una spedizione sulla costa somala per verificare le condizioni di Assab e di altri approdi. In realtà il nipote dello scrittore è ricordato più per le sue disavventure che per i successi conseguiti durante le spedizioni.
Infatti la prima visita di una nave italiana in terra somala, che allora era sotto la sovranità dell’Egitto, risale ad aprile 1879 con l’avviso Rapido al comando del Capitano di Fregata De Amazaga che giunse a Berbera per far restituire al nostro Renzo i fucili che gli erano stati sequestrati dal Sultano locale. Ottenuta ragione per il Manzoni l’avviso proseguì verso Zeila per sbarcare gli esploratori Martini, Antonelli e Giulietti per la loro spedizione nello Scioa.
Da Viaggio del Rapido a Zeila (1879): “Poco prima della Vettor Pisani era giunto in Mar Rosso il regio avviso Rapido, che al comando del capitano di fregata De Amezaga fu inviato a Zeila nell’aprile 1879 per trasportarvi i viaggiatori Sebastiano Martini, Pietro Antonelli e Giuseppe Maria Giulietti diretti allo Scioa. Mentre la nave attendeva in Aden l’annunzio dell’arrivo a Zeila della carovana destinata alla nostra missione, pervenne al nostro Console notizia di un incidente occorso ad un nostro suddito, certo Signor Manzoni a Berbera. Il Rapido si recò in quelle acque per appurare i fatti. La missione è così descritta dal comandante De Amezaga: Ancorai a Berbera il 23 aprile.
Regia Nave_Avviso_Rapido2Vietata ogni comunicazione, extra ufficiale, con la terra, feci da una commis­sione d’inchiesta, nominata a bordo, interrogare sul Rapido il signor Manzoni, e ciò non bastando venni nella determinazione di pregare il cav. Rolph, nostro Console, di raccogliere, in paese, maggiori informazioni, assistito dal commis­sario di bordo, segretario della predetta commissione.
Non ostante ciò, la verità non emerse colla desiderata evidenza, sicché per formulare un giudizio, che mi potesse guidare rettamente, negli ulteriori passi, dovei chiedere assai più alle mie impressioni che alla risultanza dei fatti.
Due circostanze mi colpirono: il disarmo del sig. Manzoni, fatto in pubbli­co per ordine del Governatore, e le reticenze delle persone del paese interro­gate sull’incidente. Circostanze codeste che rivelano assieme all’onnipotenza dell’autorità locale, verso un suddito italiano, il timore degli abitanti di Berbera d’incorrere nello sdegno del loro Governatore, ove avessero esposto genuina­mente l’accaduto.
Mi convinsi così che il Governatore, forse più per ignoranza che per cattive­ria, si era dipartito dalle norme, che regolano in questi paesi ogni relazione fra l’autorità locale e gli europei; e, che la popolazione di Berbera poteva credere alla impotenza del Governo italiano, qualora il suddito Manzoni fosse rimasto in balia dei voleri del preaccennato Governatore.
Scorsi adunque, in primo luogo, la necessità di rafforzare il prestigio nazio­nale scosso, indi, la opportunità di dare ai nativi una impronta di savia energia, escludendo modi spavaldi, nonché minacce umilianti…”
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