Pistoia. Il liceo “Amedeo di Savoia” non cambia nome. L’Anpi piange. Il buon senso vince

Il liceo scientifico di Pistoia intitolato a “Amedeo di Savoia duca d’Aosta” l’eroe dell’Amba Alagi non cambierà il nome. Il Consiglio di Istituto ha espresso parere contrario rispetto alla decisione del Collegio il 30 giugno. Probabilmente la petizione lanciata, e sostenuta da Italia Coloniale, in difesa della storia ha sortito il suo giusto effetto.
La notizia è riportata da Reportpistoia1 e da un piccatissimo comunicato stampa dell’Anpi che conferma, in assenza di dichiarazioni da parte dell’Istituto, la buona notizia per le persone per bene.

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L’Anpi scrive: ”Dispiace che l’organo collegiale rappresentativo dell’intera comunità del Liceo Scientifico, il 30 giugno scorso, dopo 76 anni, non abbia voluto cogliere l’occasione per correggere, con un voto unanime, una delle contraddizioni della storia repubblicana – prosegue – in uno Stato democratico che avesse scelto di fare i conti con il proprio passato totalitario e coloniale, il nome di Amedeo di Savoia sarebbe stato tolto immediatamente dalla facciata del Liceo Scientifico di Pistoia, come da molte altre scuole, strade e piazze d’Italia, e sostituito con altri nomi più rispondenti ai principi fondativi della Repubblica, valori che nella Costituzione si contrappongono ai miti bellicisti e coloniali del fascismo. La sostituzione di quel nome, ieri ed oggi, non doveva essere una scelta di parte, tanto meno motivata da intenti propagandistici e di speculazione ideologica, bensì avrebbe dovuto essere condivisa in virtù della comune adesione ai valori della Costituzione Repubblicana”.
Ma i signori dell’Anpi di Pistoia quando scrivono del passato coloniale del nostro paese non ricordano il discorso del compagno Togliatti a Ragusa nel marzo 1948???
Se hanno bisogno di una rinfrescata possono trovarlo su L’Unità – Organo del partito comunista italiano del 26 marzo 1948. Eccone uno stralcio: «Il governo inglese, se proprio vuol dimostrarsi nostro amico, perché invece di cominciare da Trieste, non comincia col dichiarare di essere d’accordo che rimangano all’Italia le sue vecchie colonie?».

IL DISCORSO INTERO DI TOGLIATTI LO TROVATE SU “BUGIE COLONIALI VOL. 2”

Oppure sempre dalle colonne de L’Unità del 20 aprile 1949: «L’Inghilterra, ha soggiunto, sta mirando ad ingrandire i suoi territori coloniali a spese delle antiche colonie italiane […] È ovvio che esiste un accordo completo tra Stati Uniti ed Inghilterra per la divisione delle antiche colonie italiane. Ed è altrettanto ovvia l’inesattezza delle notizie sulla bontà dell’amministrazione britannica di quei territori. […] La questione delle ex-colonie italiane in Africa è rimasta sul tappeto per oltre tre anni. La sua storia è piena di rinvii, prostrazioni e sabotaggi da parte degli Stati Uniti, della Gran Bretagna».
O ancora il 22 aprile 1949: «Non esiste alcun motivo legittimo – ha continuato Gromyko – per giustificare la pretesa della Gran Bretagna ad amministrare una parte delle colonie italiane […]
Criticando poi le affermazioni dell’americano Foster Dulles, che aveva tessuto l’elogio della amministrazione britannica nei territori coloniali, il vice ministro sovietico ha aggiunto che le Nazioni Unite dovrebbero invece prendere in considerazione la notevole esperienza dell’Italia nell’amministrare colonie.
L’Urss ha fiducia nelle capacità del popolo italiano di districarsi dalle sue presenti difficoltà […] Gromyko ha quindi sostenuto che sotto l’amministrazione dei britannici “che non fanno che parlare del loro amore dei popoli coloniali” la situazione dei territori in questione è notevolmente peggiorata».
E che dire delle feroce critica contro il patto Bevin-Sforza pubblicata sempre su L‘Unità il 19 maggio 1949? Eccola: «Può darsi che domani si riprendano, che le sporche necessità della politica di parte e di classe nell’interno del paese e l’asservimento all’imperialismo anglo-americano inducano giornali e uomini politici a difendere un governo che ha calpestato la dignità dell’Italia, che ne ha venduto gli interessi… Venduti? No, abbandonati, rinnegati senza neppure ottenere una lenticchia. […]
Avrebbe potuto l’Italia svolgere una politica antiimperliasta, che ci avrebbe procurato le simpatie dei popoli coloniali e date quindi possibilità di emigrazione e di traffici».
E l’articolo dal titolo più che esplicativo del 29 luglio 1949: “Definitiva prova del tradimento degli interessi italiani nelle ex colonie”?

TUTTI GLI ARTICOLI CITATI LI TROVATE COMPLETI SU “BUGIE COLONIALI VOL. 2”

Chiudiamo questa rinfrescata di memoria all’Anpi con il discorso Brusasca2 pubblicato su la Nuova Stampa Sera il 30 ottobre 1951: «La Libia, l’Eritrea e la Somalia hanno chiesto la continuazione della nostra opera. Questo costituisce il più significativo riconoscimento per il lavoro italiano. I 6000 militari inviati in Somalia l’anno scorso per far fronte ad ogni eventualità sono ora ridotti a 2000; entro dicembre ne torneranno in Italia altri mille. L’Etiopia è l’unico paese che nel dopoguerra abbia conservato numerosi italiani agli stessi posti di responsabilità che avevano prima. Nei momenti più tristi la colonia e gli interessi italiani sono stati difesi dallo stesso imperatore Ailè Selassiè che ancora recentemente ha voluto sottolineare il grande contributo dato dal lavoro e dall’ingegno dei nostri connazionali».

IL DISCORSO INTERO DI BRUSASCA LO TROVATE SU “BUGIE COLONIALI VOL. 1”

Ma all’Anpi non vogliamo ancora ricordare le dichiarazioni di De Gasperi e Bonomi al Convegno dei profughi d’Africa tenutosi a Milano l’8 febbraio 1948? Clicca qui per leggerle.
Sul dibattito, perso dai gendarmi della memoria, era intervenuto anche Aimone di Savoia, pronipote di Amedeo di Savoia, con una lettera3 al preside del liceo Paolo Biagioli e il sindaco Alessandro Tomasi:
dopo aver letto su “La Nazione” di Pistoia di alcuni giorni fa – si legge nella lettera – l’articolo che si riferisce al possibile cambio di nome del Liceo Amedeo di Savoia Duca d’Aosta, mio prozio, nome scelto nel 1942, anno della sua morte in prigionia […] Cambiare il nome di una scuola è una scelta, un diritto assolutamente democratico. Non è infatti sulla scelta in sé, ma sulle motivazioni addotte che la dovrebbero giustificare e sostenere, che vorrei porre una riflessione. La storia di Amedeo di Savoia, fratello di mio nonno, come quella della Monarchia e dell’Italia tutta, passa indubbiamente per il periodo fascista, ma ciò non scalfisce minimamente la ineccepibile e gloriosa storia della sua persona. Morì per la sua patria in Africa, in un campo di prigionia inglese. Fu infatti costretto ad arrendersi dopo giorni di strenua difesa, per la mancanza di munizioni e soprattutto per poter salvare la vita ai moltissimi feriti che non potevano più essere curati. Al momento della resa, il comando inglese decise di rendergli gli onori delle armi, per l’eroico comportamento suo e dei soldati. L’onore delle armi è un atto eccezionale che non ricordo sia mai più stato concesso – e prosegue – Gli inglesi, nemici acerrimi dell’Italia fascista gli riconobbero quel valore che chi sostiene questa proposta gli vuole cancellare. Siete ovviamente liberi nelle vostre scelte ma vi chiedo di non denigrare un eroe che aveva ben chiaro quale sia il valore dell’amor di Patria e del senso del dovere al quale ha sacrificato la propria vita con orgoglio e fierezza. Un uomo valoroso, un esempio per tutti coloro che conoscono e rispettano la storia”.

Dunque per ora il nome del liceo non si cambia, la storia non si cancella e come scriveva Arthur Schopenhauer «Chi ha meriti riconosce anche i meriti altrui. Ma colui a cui manchi ogni pregio e merito desidera che non ce ne siano affatto».

di Alberto Alpozzi

NOTE
1. Qui https://www.reportpistoia.com/pistoia-lo-scientifico-non-cambia-nome/
2. Giuseppe Brusasca, fu deputato dell’assemblea costituente e della Repubblica italiana e senatore. Antifascista sin dal 1923 quando a Casale guida la minoranza antifascista in Consiglio Comunale, dal 1926 a Milano frequenta gli ambienti dell’antifascismo cattolico e dopo l’8 settembre 1943 fonda la divisione autonoma Patria nel Monferrato. Con l’aiuto di sacerdoti amici salva in prima persona tre famiglie ebree (i Foa di Casale Monferrato, i Sacerdote di Milano e i Donati di Modena) facendole espatriare in Svizzera. Per questo sarà riconosciuto come giusto tra le nazioni dall’Istituto Yad Vashem.
3. Pubblicata da La Nazione https://www.lanazione.it/pistoia/cronaca/liberi-di-cambiare-amedeo-un-esempio-1.7811434

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2 thoughts on “Pistoia. Il liceo “Amedeo di Savoia” non cambia nome. L’Anpi piange. Il buon senso vince

  1. Come sempre Alberto, spieghi e sveli in modo cristallino tutte le bugie e i comportamenti anti italiani di alcuni personaggi e associazioni.. Grandissimo e interessantissimo il tuo libro Bugie coloniali 2, per cui ti faccio ancora i complimenti. Stai togliendo la polvere delle menzogne su un periodo storico ammirevole del nostro paese. Alessandro

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