4 novembre 1945. Il pogrom dimenticato degli ebrei di Libia durante l’amministrazione britannica

Il 4 novembre 1945 per gli ebrei di Libia costituisce un triste anniversario che nessuno ricorda, o vuole ricordare.
La Libia era sotto controllo della Gran Bretagna e i liberatori non erano stati – o non vollero – garantire la tranquillità assicurata dal Governatore Italo Balbo (sempre stato contrario alle leggi antiebraiche) alla comunità ebraica.
All’epoca nell’ex colonia italiana vivevano 40.000 ebrei e 500.000 arabi. Gli ebrei vi abitavano da oltre 2.000 anni, molto prima dei mussulmani, e rappresentavano circa l’8% della popolazione.

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“Il 4 Novembre 1945 i mussulmani hanno attaccato gli ebrei ovunque fossero – testimonia Leone Nauri su amicidisraele.org – hanno dato alle fiamme centinaia di negozi, case, sinagoghe ed hanno assassinato 133 persone. Le autorità Inglesi non hanno mosso un dito per quattro giorni e quattro notti!”. Sembra di leggere i tragici fatti dell’eccidio di Mogadiscio, dove la condotta inglese fu uguale.
Sempre dalla testimonianza di Leone Nauri: “Centinaia di sinagoghe trasformate in moschee o date alle fiamme, centinaia di morti e il nostro cimitero coperto con l’asfalto di una autostrada. Non abbiamo resistito con le armi, non ci hanno ascoltato né l’ONU e nemmeno le altre associazioni internazionali”.
I massacri durarono per quattro giorni e tre notti, dal 4 al 7 novembre. Non venne istituita nessuna commissione di inchiesta da parte dell’Onu o di qualche altra associazione internazionale.
Le città assaltate contemporaneamente dagli islamici fanatici furono Tripoli, Amrus, Zanzur, Zawia, Tagiura e Msellata. Probabilmente l’attacco era stato studiato e organizzato da tempo. Sicuramente fu ben orchestrato. In diverse zone delle città, contemporaneamente, presero il via incendi, lapidazioni, saccheggi e stupri.
Solo a tarda sera di mercoledì 7 novembre fu proclamato lo stato di emergenza e ripristinato l’ordine. Una lunga scia di sangue, alcune fonti parlano di più di 300 vittime oltre alle sinagoghe distrutte, case date alle fiamme, magazzini e negozi devastati e saccheggiati.
Secondo il sito shalom.it tra le cause del pogrom “ha influito il quadro internazionale in evoluzione nel dopoguerra, caratterizzato da una parte dall’immigrazione ebraica in Palestina e dal propagarsi degli ideali sionisti, dall’altra dal nazionalismo panarabo che iniziava a diffondersi. Sullo sfondo, i negoziati diplomatici per stabilire i nuovi assetti, con Italia e Gran Bretagna in trattativa per decidere il futuro dello Libia: forse uno stato di disordine avrebbe dimostrato alla comunità internazionale l’immaturità della Libia per l’indipendenza e dunque reso necessario il mantenimento di un dominio inglese. Senza dubbio, fu evidente l’atteggiamento connivente tenuto in quei giorni dalle autorità di governo britanniche”. Di nuovo pare di leggere gli accadimenti dell’11 gennaio 1948 a Mogadiscio.
Questo evento segnò una netta cesura nei rapporti tra arabi ed ebrei in Libia, che fino a quel momento invece avevano convissuto pacificamente per secoli, anche sotto l’Italia. Non durante l’ammistrazione britannica.

di Alberto Alpozzi

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