17 luglio 1942, El Alamein. Usque ad Finem: «Sono qui venuto solo per fare la guerra»

Il 17 luglio 1942 il XXXII Btg Guastatori del Genio si immola difendendo il proprio settore ad El Alamein, tenendo fede al proprio motto “Usque ad Finem”: la sera solo 3 ufficiali e 16 guastatori rientrarono alla base.

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Con essi si immolò il S.Ten. Rolando De Angelis ricordato in questo articolo dell’epoca:
“Commossa venerazione Capua, fucina di purissimi eroi e madre di quattro medaglie d’oro, s’inchina dinnanzi al nuovo Caduto, S.Tenente Rolando De Angelis, che, dopo aver meritato due medaglie d’argento sul campo, una croce di ferro di seconda classe, una proposta di medaglia di bronzo sul campo, una proposta per onorificenza di cavaliere dell’ordine della stella coloniale, offriva alla Patria, sugli ardenti aspri campi di EI Alamein, in un supremo olocausto, il fiore dei suoi giovani anni. Studente universitario, espletato il corso di prima nomina nel Genio Minatori, anziché accettare il congedo, chiedeva ed otteneva d’entrare far parte degli arditi guastatori del Genio. Completato il periodo d’istruzione, destinato alla zona d’impiego ed inviato in A. S., dove, per il suo ardimento e le sue doti di valoroso e intelligente ufficiale, ebbe la stima dei superiori e l’alto elogio dei generali Rommel e Baldassarre. Sul fronte di Tobruk, in soli quindici giorni guadagnò, con superbe motivazioni, che qui di seguito riportiamo, due medaglie d’argento.
La prima gli fu concessa per fatti d’arme Zona di Tobruk il 1-4-41 con la seguente motivazione: «Volontario guastatore comandante di plotone, nel corso di un attacco per la conquista di munita ridotta nemica, guidava con intelligenza il proprio reparto a stretto contatto con elementi di fanteria. Occupata l’opera, ancora privo di collegamento col proprio Comando e sottoposto a violenta azione di artiglieria dell’avversario seguita da un attacco condotto da forze preponderanti, con efficace tiro delle armi automatiche e di un fucile mitragliatore, da lui catturato in precedente azione, addossati al reticolato circostante il fortino, con l’esempio e il travolgente entusiasmo riusciva, coi suoi uomini, a resistere all’attaccante infliggendogli gravissime perdite, fino a quando l’intervento di un reparto di bersaglieri respingeva decisamente l’avversario».

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La seconda gli fu conferita per fatto d’arme nella stessa zona di Tobruk il 15-5-1941-XIX: «Studente universitario, volontario appassionato ed audace comandante di plotone guastatori del Genio, in numerose azioni si distingueva per ardimento e sprezzo del pericolo e respingendo reiterati attacchi nemici contro una ridotta conquistata della quale per tre giorni egli fu l’eroico comandante. Durante un attacco contro un importante caposaldo dell’avversario, riconfermava le sue doti trascinando con l’esempio i suoi dipendenti fin sotto le postazioni attraverso terreno pericolosamente scoperto e battuto. Trovatosi improvvisamente di fronte a forze nemiche nettamente superiori, che tentavano di accerchiarlo, riusciva a sfuggire alla stretta dopo accaniti corpo a corpo e a riportare ella base di partenza i pochi superstiti».
Successivamente il 23.10.41, distintosi nella conquista della posizione 146, otteneva la croce di ferro di seconda classe. II Generale di Divisione Luigi Grosso con cartolina in data 14-11-1941, giorno in cui egli riceveva la ricompensa scriveva: «Due medaglie d’argento, una croce di ferro, l’arma del Genio è fiera, di Voi».
Allegro, valoroso, modesto, fu fratello dei suoi gregari, di tutti che mai volle lasciare sia pure per breve tempo. Ebbe numerose profferte di licenze premio e licenze ordinarie: non una fu da lui accettata. Alle insistenze dei famigliari, che da circa un anno e mezzo non aveva più abbracciato, egli rispose: «Giusto adesso che c’è da menare le mani! E’ pazza mia sorella!».
Gli fu proposto il passaggio in S.P.E. Rifiutò: «sono qui venuto solo per fare la guerra, diceva, non posso accettare; debbo ritornare per completare i miei studi». In ogni suo scritto, in ogni sua parola, è stato vivissimo il desiderio dell’azione e nell’azione ha immolato la sua fiorente giovinezza. Rolando De Angelis ha accolto la morte con quella serenità che solo dagli eroi è conosciuta; ed allorché il forte petto, squarciato dal piombo nemico, si abbatteva sulla terra conquistata, due sole parole pronunziavano le labbra esamini: «Italia… mamma!» due sole parole che racchiudevano un caro ideale raggiunto e un dolce sogno infranto. Degno esempio di eroismo e di spirito volontaristico della gioventù studiosa di tutti i tempi.”

di Federico Pirola

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