Il primo sciopero in una colonia italiana

Siamo nel 1938, in Migiurtinia, la regione più a nord della Somalia italiana. La punta estrema del Corno d’Africa, dove il Golfo di Aden incontra l’oceano Indiano. Dove i bastimenti devono doppiare il famigerato Capo Guardafui, ora protetto dal grande faro littorio, il faro Crispi.

1938, Alula, Somalia. Il Commissario Aurelio Laurenzi

La località più vicina al faro è Alula, sede di commissariato. Il Residente del governo italiano è Aurelio Laurenzi, classe 1898. Arrivò in Somalia a bordo del postale Porto di Alesandreta nel 1924, con il corpo di spedizione per la presa di possesso dell’Oltregiuba, appena ceduto dagli inglesi come compenso all’Italia per la prima guerra mondiale. Prima a Chisimaio poi a Candala con diversi incarichi governativi. Infine approderà ad Aprile 1937 come Commissario ad Alula.
Un piccolo villaggio indigeno con l’ospedale “Regina Elena” inaugurato nel 1928 e la garesa, sede del commissariato, su due piani, tutta merlata e con due torri agli angoli. Non vi è corrente elettrica e acqua corrente. Veniva portata quotidianamente dai kamali (portatori) in otri o taniche a dorso di cammello e poi distribuita.
Il lavoro è molto. Oltre all’amministrazione quotidiana spesso le Regie Navi vi fanno scalo: campagne idrografiche, aggiornamenti delle carte nautiche, questioni strategiche. Alle volte anche i sommergibili della base di Massaua, in Eritrea, fanno la loro comparsa.

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Nei pressi di Durbo, sui monti tra Alula e Candala, è attiva da un paio di anni la COMINA “Compagnia Mineraria Africana” attiva nelle ricerche minerarie. Qui si cerca la lignite e il carbon fossile. Compito del Commissario è assistere la società ma anche di controllarne l’operato.
Capo della squadra Migiurtina della Comina è il signor Renato Zoppis, il quale il 15 Marzo 1939 scrive ad Aurelio Laurenzi affinché intervenga per risolvere uno sciopero.
Infatti, come si legge nella lettera: “tutta la popolazione, capi compresi, sono fortemente contrari a questi lavori che non vorrebbero e mi stanno ostacolando in mille modi. Ieri sono stati convinti anche i più volenterosi e tutti i somali hanno abbandonato in massa il lavoro”.
Si tratta decisamente di uno sciopero. Forse il primo sciopero che una colonia abbia mai visto. Ma non basta, perché anche “tutti i cammellieri si sono rifiutati di fare perfino il servizio dell’acqua”.

Ma la cosa interessante di questo sciopero, comunicato al Commissario, è che oggi ci permette di avere con tutta certezza la conferma che tutti i lavoratori erano stipendiati, non quindi soggetti a lavoro coatto, come una certa letteratura vorrebbe far credere.
Infatti prosegue lo Zoppis: “dietro le loro imposizioni ho aumentato loro la paga a L. 9 giornaliere”. Si tratta quindi di una vera e propria vertenza sindacale! E ancora: “Ho stabilito che lavorassero un giorno si e un giorno no. Purtuttavia non ho ottenuto nulla. Per far viaggiare due cammelli ieri sera per un caso urgente gli ho dovuto promettere L. 28 per cammello”. Ecco dunque che i coloniali italiani non si imponevano con la forza delle armi o della frustra, ma pagando.
Laurenzi si attiva subito e fa le sue indagini. È il suo mestiere e lo sa far bene ma soprattutto conosce i connazionali. Infatti scoprirà presto che gli indigeni non sempre venivano trattati bene e che quindi qualcuno infrangeva la legge.
“Mi viene riferito che Voi molto spesso punite gli operai somali per futuli motivi legandoli al palo per qualche ora, o schiaffeggiandoli”. Un pessimo comportamento. Laurenzi laggiù rappresenta il governo, l’Italia e si, possiamo dirlo, il fascismo. Prosegue quindi nella sua comunicazione allo Zoppis: “Sapete bene che tutto ciò è contrario alle direttive del Regio Governo e che solo l’autorità locale, nei limiti consentiti, dalle leggi, spetta di eseguire provvedimenti a carico dei disobbedienti e dei trasgressori”. Nei li-mi-ti con-sen-ti-ti dal-le leg-gi. LEG-GI! Ecco quindi che si evince come quegli uomini non fossero dei bulli o dei criminali come, e tocca ripeterlo, una certa letteratura ha tentato di farci credere.
Ma non è finita, infatti il Commissario precisa: “Vi prego quindi di abbandonare tali sistemi; contrariamente sarei costretto a riferire ai miei Superiori tali Vostri abusi”.
Quindi le direttive del Governo – fascista – erano chiare e gli uomini del Governo – fascista – erano sempre pronti e solerti a farle rispettare quando ravvisavano qualche infrazione. Se poi qualche singolo privato si prendeva delle libertà o abusava della propria posizione, questa è una colpa che va imputata al singolo, non ad una nazione intera. Sopratutto quando i suoi rappresentanti, come Aurelio Laurenzi, erano integerrime figure rappresentanti la Nazione.

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Ma il Laurenzi non si limitò ad una lettera di richiamo per lo Zoppis. Si recò personalmente a Durbo alla miniera di lignite per verificare la situazione: “ho avuto occasione di constatare quanto sia gravoso il servizio giornaliero che svolgono i cammellieri per il rifornimento di acqua al personale addetto ai lavori, e come siano male ricompensati in base alla tariffa che stabilisce lire otto giornaliere”.
Quindi abbiamo di nuovo conferma che in Somalia, colonia italiana, non vi era il lavoro coatto. Gli indigeni non erano schiavizzati. Non erano sfruttati. Anzi c’era chi verificava le condizioni di lavoro e che stabiliva “per questo speciale servizio, che sia corrisposto ai cammellieri un nolo giornaliero di L. 14 quando essi svolgono il lavoro continuativo, e di L. 10 quando il lavoro è a giorni alternati per ogni giorno di presenza”.
Quindi non ci resta che chiudere qui la questione – inventata – della schiavitù nelle colonie italiane. Ringraziare uomini come Laurenzi che hanno saputo far rispettare le leggi, ma soprattutto hanno rispettato gli indigeni e compresa la gravosità del lavoro richiesto e fatto aumentare il salario per i lavaratori.
Chi dirà il contrario o mente o è in malafede. Delle due l’una.

di Alberto Alpozzi

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ECCO LE LETTERE INTERCORSE TRA LO ZOPPIS E IL LAURENZI
per i documenti si ringrazia Raffaele Laurenzi

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One thought on “Il primo sciopero in una colonia italiana

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