Dirigibili e “draken” nella guerra di Libia

dirigibili_guerra di Libia 1911 (1)Il genere di guerra che si combatteva in Africa settentrionale dopo lo sbarco a Tripoli, e le particolari caratteristiche di quello speciale teatro di guerra, suggerirono, in base all’esperienza fatta durante le Grandi Manovre nel Monferrato, l‘utilità di far partecipare alle operazioni in corso i due dirigibili P. 2 n e P. 3.
L‘impiego previsto era principalmente l’esplorazione. Si avevano in dotazione anche piccole bombe e si prevedeva, quindi, qualche azione di bombardamento, limitata a tiri su accampamenti e apprestamenti difensivi nemici; ma si attendevano i suggerimenti della prossima esperienza, per chiarire le idee in proposito.
Il Comando in capo si preoccupava soprattutto di aver notizie sul nemico. Il Gen. Frugoni, Comandante del Corpo d’Armata, dichiarava ad un ufficiale osservatore, che si attendeva dai dirigibili «un prezioso aiuto», dato il forte logorio subito dagli aeroplani nell’intensa attività già svolta. In quanto al servizio informazioni terrestre restava il fatto che gli informatori erano restii ad uscire per paura di essere impiccati, e la cavalleria non poteva spingersi molto lontano.
D’altra parte i primitivi aeroplani dell‘Aviazione libica non potevano neanche loro penetrare troppo in fondo nel deserto; in quanto poi al lancio delle bombette dai velivoli, la mancanza di un apparecchio che consentisse il puntamento rendeva problematica l’esattezza del tiro.
Riusciremo meglio con i dirigibili? Ecco la domanda che Comando ed osservatori si rivolgevano con una certa ansia. In quanto alla vulnerabilità dai tiri nemici, si sapeva che l’aeroplano di Moizo era stato raggiunto, a 700 metri di quota, dalla fucileria, senza danni. Comunque, l’opinione generale era che la quota di sicurezza si aggirasse sui 1.000 metri.
I dirigibili per l’impiego restavano alla diretta disposizione del Comando in capo, tenuto dal Gen. Caneva; però su richiesta, potevano essere messi a disposizione del Comandante del Corpo d’Armata.
Il Sottocapo di S.M. di quel Comando dava le seguenti iniziali direttive: riconoscere agglomeramenti nemici e bombardarli; intercettare le carovaniere e battere le carovane di cammelli ai punti di raccolta; colpire le grandi tende dei Capi arabi e turchi. Previsto l’impiego notturno nelle notti lunari.
Su queste basi il 5 marzo 1912 i dirigibili iniziarono la loro attività.
In quella giornata le due aeronavi compirono una ricognizione nella zona di Zanzur, dove il P. 3 lanciò anche 2 bombe, una delle quali esplose a una decina di metri da una ridotta, mentre l‘altra cadde per traverso per difetto di impennaggio.
ll 19 marzo si riconobbe il campo nemico di Suani-Beni-Adem da 1.250 metri di quota: 5 grossi gruppi di tende sparsi su ampia zona. Il nemico aprì un nutrito fuoco di fucileria colpendo le aeronavi: 22 fori al P. 2 e 17 al P. 3. Le previsioni sulla quota di sicurezza, dunque, si dimostravano fallaci.
dirigibili_guerra di Libia 1911 (2)I danni furono gravi per il P.2 che, ridotto in cattive condizioni di stabilità, a stento poté rientrare al campo, tanto gas aveva perduto. Era stato colpito il primo scompartimento, che conteneva 790 metri cubi di gas e non poteva essere alimentato perché stagno; esso era il più importante, reggendo i piani di poppa, per cui i piani verticali toccarono terra prima della navicella. Inoltre, i proiettili del Mauser a 1.250 metri avevano mantenuto una grande forza di penetrazione, attraversando nel cilindro di alluminio due lastre spesse 3 cm. Il P. 3 ebbe danni meno gravi, ma anch’esso rientrò zoppicante all’hangar.
Indubbiamente i «P.» non erano fatti per l’offesa: lanciarono una quarantina di bombe, ma gli informatori dissero che i colpiti non avevano raggiunto la cifra di una ventina; nessun effetto, poi, sulle cose. Magro risultato adunque!
Si compirono altre missioni durante il mese e l’8 aprile successivo, per ricognizioni di località; si eseguirono fotografie e si lanciò qualche bomba, ma con esito incerto; del resto non tutte esplosero.
Il 12 aprile i due dirigibili effettuarono un grande raid, con partenza alle ore 7, per la rada di Sidi-Said, dove si effettuava lo sbarco della Divisione Garioni. Data la distanza, era previsto a Zuara rifornimento di idrogeno, bombe e benzina, da effettuarsi in mare. A tale scopo il piroscafo «Hercules» con il Cap. Bastico, il Ten. Biffi e 12 marinai e soldati era partito tre giorni prima con i mezzi predetti per Zuara.
Il P.2 a Zuara si separò dal P.3 e continuò lungo la costa fino alla frontiera tunisina, portandosi indi nell’interno su Ragdaline, dove avvistò tre tende turche nella piazza; seguendo, poi, la carovaniera di Ben Gardane, si diresse al luogo di sbarco. Su 5 bombe sganciate sopra Rigdaline solo una scoppiò.
Il P.3 intanto dopo aver esplorato la zona fra Zuara e Bu-Kemesh, lanciava sul pontile di sbarco della Divisione Garioni il seguente messaggio: «Ad est sino a Zuara nessuna traccia del nemico; questa località sembra assolutamente sgombra e così il territorio a sud ed a ovest per un raggio di 15 km.».
Il dirigibile rilevò con schizzo la posizione della Divisione Garioni a sbarco avvenuto, dopo di che i due dirigibili tornarono a Zuara per rifornirsi. A causa della maretta non fu possibile rifornire di gas il P.2, per il pericolo che si spezzassero le maniche di presa; assai difficile riuscì, dopo eseguito il rifornimento di 6 latte di benzina, la partenza dell‘aeronave, che dovette alleggerirsi lasciando bombe, cavi, ancore ed altro. In seguito alla perdita di gas subita nell‘atterraggio la forza ascensionale era poca; oltre a ciò un forte vento di prua tendeva a trasportare il pallone verso terra. Si decise di mettere in moto il motore alla terza velocità e con i piani, dopo sbalzi sensibili sulle onde, si riuscì a far salire il pallone a 50 metri.
Finalmente, ripresa la marcia, si rilevò che la benzina imbarcata era insufficiente, la via lunga, minima la velocità per il vento contrario e si decise di rientrare all’hangar, dove si giunse con un litro e mezzo di benzina e senza zavorra.
Il P.3 si trovò in peggiori condizioni: ammarando l’aeronave, le onde invasero la navicella spegnendo il motore, per cui il dirigibile non riusciva più ad innalzarsi. Finalmente, riacceso il motore, l’aeronave partì, ma a Zavia il motore improvvisamente si spense per un’avaria ed il P.3 andò alla deriva verso terra, in balia del vento; riacceso per la seconda volta il motore, si arrivò finalmente all’hangar.
In conclusione: fallito il rifornimento a mare di idrogeno; impiego dei dirigibili inadatto allo sforzo ed all’obiettivo.
dirigibili_guerra di Libia 1911 (4)Era previsto l’impiego del M.1, già pronto a Roma, ed il Comandante Scelsi era partito per l’Italia il 22 aprile per collaudarlo. Ma non se ne fece niente e fu saggia decisione.
Nei mesi successivi seguirono altre ascensioni con le stesse caratteristiche durante le operazioni che portarono all’occupazione di Zuara e Zanzur. Spesso durante le ricognizioni venivano lanciati proclami a migliaia sugli accampamenti avversari.
Un interessante esperimento fu eseguito il 7 agosto 1912 dal dirigibile, su proposta del Ten. di Vasc. Giulio Valli, del Reparto Dirigibili: la ricerca di mine subacquee ed il tentativo della loro distruzione a mezzo di bombe lanciate dal dirigibile stesso..
A tale scopo vennero preparate ed affondate nelle condizioni delle ordinarie torpedini da blocco, 3 botti di legno robuste e dipinte a colori diversi, bianco, rosso, turchino.
Anzitutto si ricercarono le botti da varie quote, prendendo nota della maggiore o minore loro visibilità, dipendente dal colore delle botti, dallo stato del mare, dalla luminosità atmosferica, ecc. I recipienti, opportunamente ancorati, galleggiavano a 3 metri sotto il pelo d’acqua a conveniente distanza l’uno dall’altro.
Le botti furono individuate da 600 metri di quota: prima quella dipinta in bianco, poi la turchina, quindi la rossa.
Da 350, 450 e 550 metri vennero lanciate contro di esse le bombe allora in uso presso i reparti e quindi destinate a bersagli terrestri. Il risultato fu praticamente nullo, perché le bombe esplosero sulla superficie liquida e lontane dal bersaglio, a causa del vento che perturbò la loro giusta traiettoria.
In una relazione molto accurata, comunque, Valli faceva considerazioni tecniche di grande interesse sul problema, che veniva affrontato per la prima volta.
Altri esperimenti compirono i dirigibili per il lancio di bombe su bersagli galleggianti in moto.
Nello stesso mese di agosto 1912, essendo stata segnalata la presenza di aeroplani francesi in Algeria, destinati ai turco-arabi, per ogni eventualità sempre il Ten. di Vasc. G. Valli propose al Comando del Corpo di Occupazione d’iniziare una serie di esercitazioni di tiro di fucileria contro l’aeroplano, rappresentato da una sagoma di tela, simile in dimensione e forma, alla parte vitale dell’apparecchio, e rimorchiato dal dirigibile ad una distanza di 200-250 m.
La sagoma doveva essere formata da due piani normali tra loro, in modo da presentare sempre la stessa proiezione vista dal basso.
Si suggerivano anche modalità pratiche per lo svolgimento delle esercitazioni, in maniera da ricavarne elementi sperimentali per l’impostazione del problema su basi concrete.
La proposta, dopo l’esame di una Commissione, fu approvata, e le esercitazioni eseguite sulla spiaggia dettero risultati abbastanza soddisfacenti.
In ausilio alla navigazione dei dirigibili fu organizzato un interessante servizio meteorologico ed aerologico che comportava, tra l’altro, il lancio di palloncini, tre volte al giorno, ad altezze variabili superiori ai 2000 metri.
 
dirigibili_guerra di Libia 1911 (3)Gli aerostati iniziarono la loro attività con una prima ascensione il 10 novembre 1911.
Il pallone frenato (draken), dopo aver rilevato al mattino le posizioni avversarie, diresse nel pomeriggio il tiro delle nostre artiglierie, che bombardavano il concentramento nemico di Ain Zara.
Quasi giornalmente, a meno di condizioni atmosferiche assolutamente proibitive, le ascensioni si susseguirono a scopo esplorativo ed a servizio dell’artiglieria.
II 26 novembre, durante l’avanzata nel settore Henni-Sidi Messri, nonostante il fortissimo vento che seriamente ostacolava la loro opera, gli aerostieri dettero il loro efficace contributo all’andamento dell’azione.
Per mettere il Parco aerostatico nelle migliori condizioni per dirigere i tiri navali contro le posizioni avversarie, il 1° dicembre fu provveduto all’imbarco di un draken sul brigantino Caval Marino che, appositamente disalberato, a rimorchio di una nave faceva la spola lungo la costa a seconda delle necessità. Nella navicella salì un giorno anche il Ten. di vasc., direttore del tiro della Carlo Alberto, per rendersi conto dell’efficacia del tiro della sua nave.
Il servizio dei draken a terra migliorò notevolmente, allorché al posto delle segnalazioni ottiche di così difficile efficacia a distanza fu possibile stabilire con le batterie un collegamento telefonico che, nonostante la precarietà del suo funzionamento, rese notevoli servizi.
Le numerose fotografie eseguite da bordo dei palloni servirono a completare il rilevamento di determinate zone e ad integrare cosi il compito già affidato ai velivoli.
Un draken, montato su carro Cantono» si spostava per effettuare esplorazioni ove se ne fosse manifestata la necessità: così alla Bu Meliana, ad Henni, ad Ain Zara, a Sidi Messri, intorno a Zanzur.
Alla fine del marzo 1912 il Parco venne trasferito al forte Sultaniè; il 5 aprile, nonostante il complesso e pesante lavoro di traslazione degli allestimenti, delle fotoelettriche e degli accessori, era già in grado di compiere in quella località la prima fruttuosa ascensione.
I tenaci aerostieri salivano giornalmente nella navicella sotto l’involucro ondeggiante, spesso squassato dal vento, talora fatto segno alla reazione nemica, per guardare innanzi ai compagni d’arme e sventare l’insidia annidata fra le dune, o per spianare loro la strada, dirigendo il fuoco dell’artiglieria.
Li accompagnava la gratitudine delle truppe, che trovava eco nelle parole che ebbe loro a rivolgere il Gen. Caneva, dopo aver seguito le prime ascensioni condotte a termine con tanta perizia e ardimento: «L’efficacia delle artiglierie ha bene e spesso trovato un prezioso ausilio nelle osservazioni del tiro fatte e trasmesse dai draken-ballons innalzati da terra o su apposito galleggiante. Ond’è che associo qui gli arditi ed intelligenti Ufficiali aerostieri alla lode, che tributo ampia e altissima, ai Comandanti, agli Ufficiali ed agli artiglieri tutti, di terra e di mare, senza distinzione di specialità e di impiego».
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Testo estratto da “I primi voli di guerra del mondo – Libia MCMXI”, Uff. Storico dell’Aeronautica Militare, 1951
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