Da Camicia Nera a 007 per gli Alleati. L’appello per ricostruire la vita di Antonio Selvaggi in Africa Orientale dal 1935 al 1956 – VIDEO

CHI L’HA VISTO? Appello per ricostruire la vita di Antonio Selvaggi, Camicia Nera, in Africa Orientale dal 1935 al 1956. Noto anche come il Principe di Guardafui o il Barbiere di Mogadiscio. A fondo pagina il VIDEO APPELLO

Contattare Michelangelo Pulci michepul@gmail.com oppure incontinenzmarket@gmail.com

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Mio zio, Antonio Selvaggi, calabrese della provincia di Cosenza, si trovava a Mogadiscio, Somalia, dal 1937, e vi rimase fino al 1945. Dal 1940 al 1941 Antonio fu richiamato nel Genio Militare di Mogadiscio. Frequentava spesso il Parco Auto, i locali alla moda: la Croce del Sud e l’Aldebaran.
Dal 1941, Antonio Selvaggi divenne prigioniero in territorio nemico, restando a vivere a Mogadiscio. Un suo amico tassista, Vittorio Pignacelli, fu spedito in campo di concentramento in Kenia fino al 1947.
Gli italiani che rimasero in città erano circa tremila. Si conoscevano tutti, e sicuramente chi viveva là conobbe mio zio, il calabrese Antonio Selvaggi. Come altri italiani mio zio si improvvisò barbiere, e cominciò a tagliare i capelli ai “nemici”, come li chiamava lui: gli “Inglesi maledetti Inglesi”. Si impegnava apposta a tagliar male i capelli, con un taglio trasversale, rovinando così la testa dei britannici. Ma dato che loro erano sempre ubriachi, il taglio diventò alla moda e il barbiere Antonio Selvaggi divenne famoso nella povera e semideserta città, in balìa della terribile Gendarmeria Africana voluta dai Britannici.
I Gendarmi, soldati africani di etnie ostili, si approfittavano delle donne italiane e chiedevano soldi in continuazione. So che mio Zio ebbe degli scontri con uno di questi Gendarmi, che si divertivano a puntare alla gola la baionetta dei nostri vecchi Carcano 91, ad ogni italiano che passava davanti al Banco di Roma, divenuto la Barclays Bank. Tutto ciò dal ’41 al ’49, per chi rimase a Mogadiscio!!!!
guardafui-sull'Artemis_-santoni_Antonio SelvaggiChi l’ha visto? Chi ha foto, ricordi, lettere di quella Mogadiscio italiana sotto l’occupazione Britannica? Mio zio, dopo anni di terribile isolamento e vivendo come uno sbandato, ebbe la fortuna di collaborare con gli inglesi, procurando loro donne, e giocando a carte con i soldati, sempre ubriachi.
Nel ’45 lasciò Mogadiscio: gli inglesi si fidarono di lui e gli affidarono un incarico molto importante, sul corno d’Africa, fino 1957: guardiano del faro di Guardafui. (Tutta la storia di Antonio Selvaggi, Guardiano del faro, è narrata nel capitolo 37 del libro “Il faro di Mussolini” di Alberto Alpozzi, Eclettica Edizioni)
Diventò un uomo di fiducia degli inglesi e della C.I.A., tanto da diventare 007 della Nato, negli anni ’60.
guardafui_radiotelegrafista e capo guardie_Antonio SelvaggiChi l’ha visto? Antonio Selvaggi, ragazzo simpatico, calabrese che parlava anche veneto e friulano, terribile barbiere dei peggiori saloni di Mogadiscio?
Scavate nei ricordi dei vostri nonni, intervistate i nipoti, cercate lettere, cartoline, fotografie sbiadite in soffitta o in cantina, come abbiamo fatto noi in famiglia: abbiamo ritrovato, impolverato dopo anni, il diario segreto dello Zio.
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Scrivete, per favore! Indagate!
Antonio Selvaggi, a Mogadiscio 1940-1945: CHI L’HA VISTO?
Contattare Michelangelo Pulci 

michepul@gmail.com oppure incontinenzmarket@gmail.com . Grazie mille.

La Storia di mio zio è la Storia di milioni di italiani come lui. La sua guerra “durò poco”: pensate, partì dall’Italia nel 1935, e tornò dall’Africa appena nel 1956!!!!
Con il vostro aiuto potrò finalmente completare il mio romanzo, tratto dalla storia vera dello Zio, il Barbiere di Mogadiscio. Grazie ancora, Michelangelo Pulci.
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