Ethiopia: riflessioni libere di un imprenditore italiano

di Agostino Siccardi
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Sono un imprenditore italiano e sono venuto in Ethiopia alla ricerca di nuove opportunità, consapevole dello sviluppo dinamico che oggi sta interessando il Continente Africano; sono stato accolto molto bene e ormai sto entrando nel 5° anno di frequentazione del paese, con cadenza pressoché mensile. Si legge da più parti che il 2020 sarà per l’Ethiopia l’anno della svolta: sono state indette le Elezioni Politiche, che inizialmente avrebbero dovuto svolgersi a Maggio, e che di mese in mese vengono posposte; la scorsa settimana sono state ufficialmente previste il 16 Agosto: la speranza di buona parte degli Etiopi e della Comunità Internazionale è la conferma dell’attuale Primo Ministro Abiy Ahmed Ali, insignito l’anno scorso del Premio Nobel per la pace.
 
Il Dott. Abiy è in carica da circa 2 anni e ha portato una ventata di aria nuova in Ethiopia, effettuando molte riforme, che hanno inciso sull’economia, proponendo la politica della distensione, favorendo la dialettica e legittimando l’opposizione, anche con azioni forti: molti prigionieri politici sono stati liberati; azione molto lodevole umanamente e politicamente, ma che in alcuni casi non ha avuto gli effetti sperati: nel corso del 2019 non sono mancati incidenti e gli scontri tra le varie etnie dominanti nel paese, culminati con i tragici fatti del giugno scorso, dove hanno perso la vita 3 importanti figure politiche del paese.
 
Oggi l’Ethiopia è la seconda nazione più popolosa d’Africa, dopo la Nigeria, con la prospettiva del raddoppio del popolazione entro il 2050; ha una economia in forte espansione, con tassi di crescita importanti, ma con forti contraddizioni, che destano alcune preoccupazioni sulle prospettive future ai più attenti osservatori.
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Il Paese da anni soffre la mancanza di valuta pregiata, e attualmente la moneta locale non è convertibile in dollari o euro: le importazioni superano in modo deciso le esportazioni; e come spesso accade in tutte le economie moderne, spesso si importa il superfluo a scapito del necessario; le esportazioni attualmente sono ancora insufficienti a generare l’inversione di tendenza in quanto basate su prodotti a scarso valore aggiunto; l’agricoltura, che è certamente la prima forma di lavoro per la popolazione, è poco efficiente e molto arretrata: è comune imbattersi nell’aratura ancora compiuta con il bue e l’aratro.
 
Il sistema industriale è ancora giovane, e spesso preferisce l’impiego della manodopera, dai costi veramente contenuti, a scapito della produttività e dell’efficienza. Di questa situazione ne hanno approfittato gli investitori stranieri, rappresentati in maggioranza dai Cinesi: nelle imprese tessili Cinesi la manodopera di base viene impiegata in massa con un salario medio di 30$, che oggi non rappresenta neppure il minimo per la sopravvivenza; stanno appena meglio gli impiegati pubblici e privati, il cui salario medio è intorno ai 100 $.
 
Anche i laureati, oltre ad avere talvolta difficoltà a trovare un lavoro, non ricevendo un salario adeguato, spesso espatriano grazie a parenti ed amici, usciti dal paese nei momenti in cui opporsi alle politiche governative non era possibile.
 
Come in buona parte del Continente Africano, le politiche di sviluppo hanno richiesto e richiedono massicci investimenti nelle infrastrutture; certamente per tutti e anche per l’Ethiopia, è stato possibile finanziarsi sul mercato solo grazie alla World Bank, all’African Development Bank, o grazie alla Cooperazione Internazionale; ma spesso, il destino dell’Africa si è incrociato con la visione Cinese di sviluppo del Continente; la Cina ha fornito il supporto finanziario per sostenere gli investimenti nelle infrastrutture, in modo che l’Africa diventasse il terminale di acquisto delle merci di loro produzione.
 
Il meccanismo è molto semplice: il Governo Cinese mette i capitali per le infrastrutture (ferrovie, strade, energia, parchi industriali, e….); in cambio “richiede” che le opere siano eseguite da imprese cinesi, pagate in valuta pregiata con lo stesso finanziamento, che quindi rientra alla base in tempi rapidi, essendo quasi tutte le aziende cinesi pubbliche o para pubbliche; agli Stati Africani rimane il debito da pagare con un tasso di interesse e un tempo di rimessa spesso difficile da onorare, con i proventi che l’opera pubblica dovrebbe garantire; e non dimentichiamo che il Governo Cinese, che non è un ente “No Profit”, ha richiesto in garanzia beni pubblici tali da eventualmente ripagare il debito. E, anche se non ufficialmente provato, spesso l’opera costruita dalle imprese cinesi non è risultata conforme qualitativamente ai contratti stipulati; abbiamo diversi casi di opere pubbliche anche in Ethiopia, costruite dai Cinesi, che non hanno dato i risultati attesi e che si sono dimostrate di bassa qualità.
 
Questo sistema ha fatto aumentare non solo per l’Ethiopia, ma per tutto il Continente Africano, l’indebitamento nei confronti della Cina; e su questo argomento vi sono due opinioni differenti: una vede la Cina come un benefattore per l’Africa, in quanto senza la Cina, l’Africa oggi sarebbe ancora a livelli di grande arretratezza; la seconda, forse più realistica, vede invece la Cina come la nuova potenza colonizzatrice dell’Africa, con il sorriso e senza uso delle armi.
 
Ma nulla possono fare i Governi?; una possibilità di garantire uno sviluppo sostenibile ci sarebbe: rallentare le politiche del tutto subito a qualunque costo, per fare spazio ad una politica di programma a media scadenza basato su alcuni semplici punti essenziali.
 
E quindi cosa serve all’Ethiopia per consolidare l’economia e procedere con un nuovo piano di sviluppo:
 
  • Ridurre le importazioni, con attenzione soprattutto al superfluo.
  • Aumentare la produzione volta principalmente al mercato interno.
  • Un massiccio piano di investimenti sulla scuola, con la creazione di scuole professionali, che formino gli operai per le fabbriche, i lavoratori per l’edilizia ed i contadini per l’agricoltura.
  • La formazione di una classe dirigente capace di raccogliere le sfide.
  • La riforma del fisco affinché tutti paghino le tasse, soprattutto le grandi imprese che oggi generano in Ethiopia grandi profitti.
  • L’aumento graduale dei salari dei dipendenti pubblici e privati, aumentandone l’efficienza e la produttività.
  • Una legge sul salario minimo, soprattutto nelle imprese straniere.
  • L’eliminazione totale della corruzione.
 
L’Ethiopia, grazie alla sua posizione geografica, e alla presenza della più grande Compagnia Aerea di tutta l’Africa, l’Ethiopian Airlines, è collegata con tutto il mondo quotidianamente; inoltre con un servizio cargo molto efficiente, ha creato la via per velocizzare le esportazioni; la linea ferroviaria che collega la Capitale Addis Ababa con il porto di Djibouti, consente collegamenti via mare in tutte le zone del mondo.
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Per dare vita ad un sistema industriale efficiente, l’Ethiopia ha investito, sempre attraverso i capitali cinesi, nel progetto dei Parchi Industriali per potersi dotare di zone di produzione, che fossero appetibili per gli investitori stranieri; tra realizzati e progettati, sono circa 12 i Parchi Industriali Etiopi, ma per adesso non hanno ancora generato lo sviluppo sperato; ed inoltre spesso sono carenti di infrastrutture di base, quali per esempio le case dove alloggiare i lavoratori provenienti dalle aree rurali, che sono le zone più povere del paese. In questo caso abbiamo un’altra criticità rappresentata dai bassi salari che la manodopera impiegata nei Parchi Industriali percepisce: per attrarre investimenti stranieri, vengono concessi benefici oltre il necessario.
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Ecco ….. l’Ethiopia deve fermarsi un attimo e decidere cosa vuole fare da grande.
 
La presenza Cinese in Ethiopia ha avuto anche risvolti positivi, perché ha permesso uno sviluppo di base; Europa e Stati Uniti sono stati a guardare per anni e solo recentemente si sono accorti delle potenzialità del Continente Africano, inteso come volano di sviluppo, e non come problema a causa della forte emigrazione.
 
Per ora l’espansione economica africana non è stata ancora in grado di creare una classe media, tale da incrementare i consumi e quindi fare da traino all’ulteriore sviluppo, ma ha per lo più reso sempre più ricca la minima parte della popolazione già benestante, e aumentato gli indigenti, cioè coloro che sopravvivono o che sono costretti a vivere di espedienti, con il rischio di aumento della microcriminalità e dei disordini.
 
L’Ethiopia deve “in primis” sviluppare la filiera legata all’agricoltura: il terreno etiope e molto fertile, e c’è abbondanza di acqua, anche se sono insufficienti i bacini per contenerla; questo crea spesso carenza di acqua in un paese dove la stagione delle piogge dura 3 mesi. Basterebbe poco per rendere più efficiente l’agricoltura; girando l’Ethiopia si trovano spesso ai bordi delle strade alberi spontanei di frutta tropicale; il clima permette certamente di provare nuove coltivazioni; il TEFF è il prodotto principe dell’agricoltura dell’Ethiopia: si tratta di un cereale finissimo totalmente privo di glutine; oggi è alla base dell’alimentazione del paese, ma uno sviluppo della sua coltivazione, grazie alle proprietà organolettiche, potrebbe diventare un buon prodotto da esportazione.
 
Una agricoltura efficiente potrà poi fornire tutta la materia prima necessaria per l’industria della trasformazione, al fine di generare prodotti finiti per il mercato locale e per l’esportazione; io spesso visito i supermercati, per avere qualche informazione in più sui paesi che visito, e per esempio in Ethiopia, dove il Mango è buonissimo, mi è capitato di vedere interi scaffali di succo di frutta al Mango importato.
 
E la pastorizia: in Ethiopia la carne è buonissima, ma spesso dura, perché non viene lasciata a frollare, dopo il macello; infatti le bestie vengono macellate e la carne venduta subito: i negozi sono privi di frigoriferi e quindi la carne deve essere venduta in giornata, oppure viene buttata.
 
La creazione della catena del freddo è essenziale per l’industria della trasformazione dei prodotti dell’agricoltura e della pastorizia.
 
Anche i prodotti derivati della pastorizia, tipo latte e formaggi, necessitano della catena del freddo.
 
Però i contadini ed i pastori devono essere aiutati: devono essere formati al fine di comprendere come rendere le terre nelle loro mani più profittevoli e devono essere create delle piccole Cooperative, dove ognuno conferisca i propri prodotti, in modo da creare una rete di vendita, con la conseguente divisione dei profitti.
 
Per esempio, nel caso dei pastori possessori di mucche da latte, sarebbe sufficiente la raccolta porta a porta del prodotto, pagato a tutti una cifra prefissata; con il latte raccolto, il centro di produzione provvede alla trasformazione in formaggi, yogurt o latte per la vendita; ai guadagni della vendita parteciperanno in parti uguali tutti i Soci della Cooperativa, con riferimento a quanto avevano conferito; questo sistema crea un incentivo a migliorare la produzione, in quanto maggiore conferimento, significherà maggiori guadagni.
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Ma come abbiamo detto, grazie agli incentivi governativi e al basso costo della manodopera, e alla sua posizione strategica l’Ethiopia ha catalizzato molti investitori stranieri, spesso però più attratti da questi benefici, che dal voler creare benessere per il paese ospitante. Ho conosciuto e visitato diverse realtà, dove ho visto con i miei occhi come il beneficio finanziario dell’imprenditore sia sopra ogni cosa; ma sono anche stato testimone di realtà diverse, dove si è compiuto il beneficio comune per l’imprenditore e per i lavoratori, che riporto di seguito.
 
Una multinazionale straniera ha deciso di aprire, attraverso la sua filiale italiana, un Centro di Ingegneria ad Addis Ababa: si tratta di Bombardier Transportation, che opera nel trasporto ferroviario; l’Ing. Luca Nobili è il General Manager di Bombardier Ethiopia e vorrei che fosse Lui a completare questo mio articolo, spiegandoci i motivi che hanno spinto la sua Società a fare questo investimento.
 
Ringrazio l’Ing. Agostino Siccardi per avermi dato la possibilità di contribuire al suo articolo sul paese Ethiopia descrivendo brevemente la nostra esperienza di Società multinazionale, che svolge i propri progetti con risorse provenienti da diversi paesi.
 
Nel 2014, a seguito della aggiudicazione del nostro primo contratto di segnalamento ferroviario ERTMS L1 (European Railway Traffic Management System Level 1) in Ethiopia (Linea Ferroviaria Awash – Kombolcha Hara Gebaya), la Società iniziò a considerare questo progetto come un’interessante opportunità per consolidare la propria impronta “footprint” sull’area Sub-Sahariana dell’Africa; seguirono periodi di studi e di approfondimento della situazione politica, economica e sociale che portarono nel 2015 a fissare in Ethiopia e precisamente ad Addis Ababa una nuova sede che potesse lavorare con ingegneri etiopi ai nuovi progetti ferroviari di Bombardier, con particolare riferimento a quelli che sarebbero arrivati negli anni a seguire nei paesi africani.
 
Fu evidente a noi di Bombardier che proprio l’Ethiopia era il paese con la crescita economica e sociale più interessante di tutto il panorama africano ed anche la scolarizzazione risultava alta, soprattutto nell’ambito del numero di Università e di giovani che intraprendevano ogni anno studi scientifici; in particolare ingegneri negli ambiti civili, delle telecomunicazioni, elettrici e meccanici; Addis Ababa poi, in qualità di sede permanente dell’Africa Union, costituiva il miglior modo per collettare tutte le esperienze e le necessità di sviluppo di infrastrutture (ferroviarie nel nostro caso) dei restanti paesi africani.
 
Attraverso il trasferimento di “knowhow” agli ingegneri etiopi, Bombardier si è prefitta di rendere concreto in Africa il suo impegno: partire dall’Ethiopia nella crescita economica e sociale dei paesi africani con nuove infrastrutture, nel rispetto sempre dei più alti standard tecnologici e di sicurezza.
 
Ad oggi la sede di Bombardier in Ethiopia conta 30 ingegneri che lavorano per i progetti nel frattempo acquisiti in Algeria, Morocco, Egitto, Ethiopia, Tanzania e per quelli che in Africa verranno sicuramente nei prossimi anni. Il Continente Africa è il nostro Presente!!!
 
Grazie Luca…. Questo è il tipo di investitore straniero di cui l’Ethiopia, e l’Africa tutta, ha bisogno: una Società che investa nel paese per progetti a medio-lunga scadenza, che condivida eventualmente la sua avventura con imprenditori etiopi, che contribuisca a trasferire tecnologia nel paese e che dia ai lavoratori la possibilità di crescere, di aumentare le conoscenze e l’esperienza, in un ambiente sano.
 
E POI BISOGNA LASCIARE CHE IL TEMPO FACCIA IL RESTO, SENZA FORZARE I TEMPI PER NON FARSI DEL MALE.
 
BUONA FORTUNA ETHIOPIA

2 thoughts on “Ethiopia: riflessioni libere di un imprenditore italiano

  1. Se possibile vorrei essere contattato. Mi chiamo Albano Dario di Milano e per lunghi anni ho cercato una strada per avviare un’attività. Sono in contatto con alcuni Ethiopi trapiantati in Italia che vorrebbero avviare un’attività agro alimentare in Tigray Makalle’ tipo trasformazione del pomodoro e produzione di pasta secca da grano duro. Grazie ho lasciato la mia email nel vostro archivio.

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