Quando Mussolini voleva dare in Somalia una patria agli ebrei perseguitati dai nazisti

Ebrei Stranieri – Mussolini pensò a un angolo di Somalia per loro fin dal 1938.

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Ebrei_SomaliaL’idea di Hitler era di trasferire gli ebrei in Madagascar, cosa poi rivelatasi impraticabile per l’impossibilità per i paesi dell’Asse di intraprendere viaggi in nave nel Mediterraneo e nel Mar Rosso senza il rischio di essere silurati o bombardati dalla marina britannica, sempre che il governo di Vichy da cui dipendeva il Madagascar fosse favorevole a concedere la colonia.
Invece fin dal 1938, cioè prima ancora della pubblicazione delle leggi razziali in Italia Mussolini ebbe l’idea di mandare gli ebrei stranieri presenti in Italia nell’ex sultanato della Migiurtinia, la punta del Corno d’Africa.
Il Duca d’Aosta incaricò il colonnello Adami di trovare spazio per un primo nucleo di 1.400 capifamiglia ebrei dove già abitavano delle minoranze ebraiche chiamate falascià e si aspettava che Adami trovasse un vero “paradiso terrestre”. Il documento è del 1938.
Il Duca d’Aosta, dopo avere annunciato che lo avrebbe incaricato di un lavoro molto interessante ed importante, passò a dargli con molta chiarezza, come era sua abitudine, le seguenti istruzioni: doveva trovare una zona idonea ad ospitare, in un primo tempo, una colonia di circa 1.400 capifamiglia ebrei, suscettibile, in un secondo tempo, di ospitarne un numero doppio e successivamente sempre aumentabile.
La zona doveva essere ottima dal punto di vista sanitario: niente malaria, niente mosca tzè-tzè, niente mandef, ecc; avere un clima moderato, risorse idriche abbondanti, terreno suscettibile di un ottimo sfruttamento agricolo-industriale, non essere sulle direttrici di traffico principali ed abitata da popolazioni pacifiche, prevalentemente pagane, dove esistessero il minor numero di chiese Copte e di Moschee, onde evitare dissidi di carattere religioso…
Il Duca di Aosta dopo avere opportunamente illustrato questi concetti, aggiunse che l’indicazione di tale zona era stata richiesta da Mussolini, d’accordo col governo inglese, per ospitare le famiglie ebree che, con ritmo sempre crescente, venivano scacciate dalla Germania, Austria e Cecoslovacchia dal nazismo.
Tale era il numero di ebrei costretti ad espatriare che il governo inglese ne era preoccupato perché prevedeva che sarebbe stato politicamente pericoloso consentire l’affluenza in massa in Palestina dove anche le condizioni di vita si sarebbero fatte difficili.
Orientando invece una corrente migratoria nell’AOI, che avrebbe potuto offrire un territorio meraviglioso nei confronti di quello palestinese, si sarebbero potuti forse evitare attriti con il mondo arabo e facilitato la vita materiale della colonia palestinese.
Il Duca congedò cordialmente e sorridendo il capo ufficio topocartografico aggiungendo che aspettava a lui la scoperta di un vero piccolo ‘Paradiso terrestre’.
Questo intento promosso dal governo fascista, è confermato sia dalla Informazione diplomatica n° 14 che da due brani del Diario di Ciano*:
30 agosto 1938 
Il Duce mi comunica anche un suo progetto di fare della Migiurtinia una concessione per gli ebrei internazionali. Dice che il paese ha notevoli riserve naturali che gli ebrei potrebbero sfruttare.
E ancora:
4 settembre 1938
(…) il duce non parla più della Migiurtinia, bensì dell’oltre-Giuba, che presenterebbe condizioni di vita e di lavoro migliori.
L’intendimento di Mussolini ad un certo momento si scontra con quelli internazionali. Prima timidamente d’accordo poi sempre più defilati.
L’ultima lettera di Mussolini, che auspicava una conferenza internazionale per risolvere il “problema ebraico”, era indirizzata agli americani e chiuse l’interessamento internazionale alla vicenda per vari motivi opportunistici. Ad esempio l’America non voleva schierarsi troppo a favore degli ebrei per non alienarsi le simpatie arabe e gli inglesi non volevano urtarsi con la Germania…
11 gennaio 1939
La questione ebraica esiste, in forme diverse, in quasi tutti gli stati d’Europa, e deve essere quindi considerata come una questione generale europea, per poterla risolvere su linee costruttive.
A mio avviso, i soli Paesi che possono accogliere e organizzare una considerevole emigrazione ebraica sono quelli che dispongono nel loro territorio nazionale di grandi estensioni scarsamente popolate e di grandi risorse che possano essere adeguatamente sfruttate e messe in valore… Ma quello che io ho sempre considerato e considero come la soluzione più pratica è la creazione, in qualche parte del mondo, di un vero e proprio Stato ebraico. L’esperimento della Jewish Home in Palestina è fallito per condizioni storiche che erano assolutamente sfavorevoli alla creazione di uno Stato ebraico palestinese, ma l’idea di creare tale Stato non dovrebbe essere abbandonata. Anche se questo fosse territorialmente un piccolo Stato, gli ebrei avrebbero tuttavia in esso, come hanno tutti gli altri popoli, il loro centro e la loro base nazionale. Gli ebrei, divenuti cittadini di questo Stato, avrebbero così una nazionalità ed una posizione definita e, anche se stabiliti in altri Paesi, troverebbero da parte di questo Stato quella normale assistenza e quella tutela che hanno tutti gli stranieri. Solamente così il problema ebraico cesserebbe di essere in Europa il problema insolubile di una minoranza, la sola, che è priva di una nazionalità.
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A questa lettera Mussolini non ebbe risposta e, via via, i governi internazionali lasciarono cadere la proposta.
Nonostante questo, Mussolini non abbandonò il progetto, anche se i tempi di attuazione si allungarono e la defezione internazionale gli creò problemi.
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di Abdullahi Elmi Shurie
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NOTE
W. Laqueur, Il terribile segreto
M.Gilbert, Auschwiz and the allies
B. Wasserstein, Britain and the jews of Europe (1939-45)
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