Eritrea. Gli scavi archeologici della città perduta di Adulis nelle pubblicazioni del Ministero delle Colonie

Adulis_Eritrea_Scavi Paribeni (3)I monumenti del periodo aksumita, pure avendo aspetti e caratteri propri che li distinguono dai monumenti coevi di altre regioni, dimostrano chiaramente di aver subito l’influenza della civiltà greco-egizia, a sua volta permeata di romanità, fiorita nel bacino orientale del Mediterraneo e sulle rive del Nilo nei primi secoli dell’era nostra. Sulla costa il centro più cospicuo è quello di Adúlis presso l’odierna Zúla: la comodità dell’approdo e la facilità delle comunicazioni con l’altipliano dovettero naturalmente indurre le prime popolazioni, che navigarono il Mar Rosso e commerciarono con l’Etiopia, a stabilir qui una stazione: onde, anche se il suo nome ricorre per la prima volta in Plinio, è certo che la sua vita risale ad età assai più antica: e di ciò hanno dato conferma i saggi in profondità eseguiti dal Paribeni.

Nel VI secolo d. C., quando la visitò lo scrittore bizantino Cosma Indicopleuste, che, ce ne lasciò una descrizione particolareggiata e la copia di due lunghe epigrafi narranti le imprese di un re d’Egitto, Tolemeo Euergete, e di un ignoto re etiope, essa era una città popolosa e fiorente. Con il decadere del regno di Aksum essa decadde fino a scomparire del tutto, forse anche in seguito a violente azioni di forze naturali.

Adulis_Eritrea_Scavi Paribeni (4)Le rovine sono segnate da una sassaia sparsa o raccolta in cumuli, che si estende per una superficie di circa 20 mila mq. sulle rive del torrente Haddàs, alla distanza di circa sei km. dal mare. Gli scavi del Paribeni non poterono trovar traccia di mura o di porte, ma misero in luce edifici isolati di una certa importanza. Il più notevole di essi, che parve dapprima doversi riconoscere come un’ara del Sole, anteriore all’introduzione del Cristianesimo, ma che non è invece probabilmente che la sostruzione di una basilica cristiana, è costituito da un ampio grandioso basamento. È di forma quadrangolare, costruito in pezzi irregolari di basalto e in lastre di arenaria; conforme un sistema assai frequente nell’Etiopia, le pareti, conservate per un’altezza che va in media dai due ai tre metri, non salgono verticali, ma formano di tratto in tratto delle piccole riseghe, sì che il complesso prende l’aspetto di un tronco di piramide a gradini; i lati lunghi inoltre non si stendono in linea continua, ma presentano parti sporgenti e parti rientranti. Avanti alla fronte di levante si vedono le basi di quattro colonne in basalto, più tardi incorporate in un muro; i tamburi di altre colonne; che, come sempre nella regione, non sono a pianta circolare, ma quadrangolare con gli angoli smussati, sono sparsi al di sopra del basamento. Adulis_Eritrea_Scavi Paribeni (1)All’intorno di esso furono trovati frammenti di marmi scolpiti, appartenuti alla decorazione dell’edificio. In età più tarda furono a questo addossate numerose case private, una delle quali merita particolarmente di essere ricordata, perché vi furono trovati gioielli, croci d’oro iscritte con catenelle, e pezzi di verga in oro con traccia di lavorazione a scalpello: la presenza di alcuni fornelli, completando il ritrovamento, fece convinti essere stata qui la bottega di un orefice. Un’altra basilica, meglio conservata nelle sue strutture superiori, fu esplorata nel lato orientale della città: essa è degna di speciale attenzione per una particolarità, non comune, della pianta. Nell’interno infatti, anziché essere spartita, come di consueto, in navate, essa è occupata da un colonnato ottagonale, sul quale doveva poggiare un padiglione di materiale leggero, che non ha lasciato alcuna traccia di sé, quindi probabilmente di legno: e dello stesso materiale doveva pur essere quanto era posto sotto il padiglione, forse l’altare.

Adulis_Eritrea_Scavi Paribeni (5)La basilica, che aveva la fronte rivolta verso occidente, era preceduta da uno spazio lastricato scoperto: da questo si entrava nel nartèce, e di qui nell’interno della chiesa: le soglie delle porte erano costituite da travi di legno, alcuni dei quali sono ancora in posto, carbonizzati; alle imposte della porta principale appartenevano d’altro lato due battenti in bronzo, in forma di protome leonina con anello fra i denti, rinvenuti nello scavo. L’interno terminava in fondo con un’abside, ai lati della quale erano le due stanzette consuete: in quella di destra fu collocato il battistero, vasca circolare con gradini per discendervi nel fondo. Un largo gruppo di abitazioni private, fiancheggianti delle strade, e una cospicua messe di rinvenimenti sporadici, fra i quali, accanto ai prodotti ceramici di fabbricazione locale, sono frammenti di marmi decorativi con motivi di derivazione greco-romana, bronzi di fabbrica alessandrina, lucerne romane, ampolle egizie per gli olii sacri del tipo detto di S. Mena, completano i risultati dell’esplorazione del Paribeni. Assai più a mezzogiorno di Adúlis, a sud anche di Assab e presso al confine meridionale della colonia, è, sempre sulla costa, Rahèita: situata proprio sulle rive dello stretto di Bab el Mandeb, essa, non poté non essere fin da tempo molto antico una frequentata stazione commerciale: di questa sua lontana esistenza fanno fede alcuni resti di costruzioni, sparsi fra la sabbia. Molto più frequenti e importanti sono i centri monumentali dell’altipiano, fra i quali debbono essere ricordati fra i primi quelli dell’Acchelè Guzai, presso Addi Caièh, nell’immediato retroterra di Adúlis.

Testo e immagini tratti da “Le vestigia del passato (monumenti e scavi)” a cura di Pietro Romanelli, Ministero delle Colonie – Ufficio Studi e Propaganda – Anno 1930 – VIII

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