Asmara. La nostra “fontana di Trevi”

“se in amor vuoi fortuna getta un soldo e spera ancor”

Guardate dalla foto quanta gente assiepata sulla fontana di Ghezzabanda. Chissà se sanno chi l’ha costruita e quando e chissà se riescono ad immaginare cosa ha rappresentato quell’acqua che scorre dai gradoni nell’immaginario collettivo di noi, tanto ex, da non averla mai dimenticata.
La fontana racconta attraverso lo scroscio dell’acqua storie d’altri tempi
Quante giornate passate seduti su quei gradoni a organizzare nuovi giochi, inventarsi un avventura, giocare a “spaccamuro” con i 25 centesimi del “carroarmato”. Marinare la scuola era semplice: bastava saper imitare bene la firma della mamma sul libretto delle giustificazioni. Il controllore dell’autobus non ti diceva niente se facevi un giro a sbafo per la città, salendo e scendendo con il mezzo ancora in movimento. Non entravi al cinema se non con i cartocci pieni di chichingioli o semi di baobab e non esisteva il divieto di fumare.
Li, su quei gradini, nascevano nuovi amori sotto la musica dell’acqua che scendeva copiosa mentre fratelli dispettosi e gelosi correvano a fare la “spia”.
C’era tempo per tutto, anche quello di crescere velocemente per intrufolarsi al Circolo Universitario a guardare i balli “della mattonella”, oppure incuriosirsi dell’elica che troneggiava al “Mario Visentini”.
Si faceva a gara per guadagnarsi la prima fila dietro la rete del Circolo Tennis, dopo un bel bagno al laghetto vicino, per guardare le gambe delle ragazze mentre battevano con le racchette perfetti rovesci.
Alla piscina ci andavano i figli di papà e gli altri si divertivano alle pozze di Ghezzabanda a catturare i “girini”.
I più spericolati si buttavano a rotta di collo con i carrettini, dalle discese che circondavano la fontana e le scommesse sul più bravo si facevano con le cartine ritagliate dei pacchetti vuoti di sigarette americane.
Molti si ingegnavano a costruirsi le trottole con il nocciolo della palma dum e a scuola prima di entrare in classe una rapida “cavallina” ti metteva in forma, salvo quelli che stavano sotto.
Mentre al Teatro si rappresentava “il cappello a sonagli” di Pirandello, la Filodrammatica metteva in scena commedie e tragedie dove la Miserocchi e Remo Girone davano sfoggio della loro bravura..
Quando era tempo di circuiti, ti inebriavi del rombo dei motori e dell’odore dell’olio di ricino che diluito nella benzina migliorava le prestazioni e via, contro le balle in fieno o il testa coda sulla curva della “croce del Sud”
Non c’era tempo da sprecare tra la battuta di caccia, la vacanza sul Mar Rosso, l’escursione fuori porta a Decamerè o Adi Ugri o la visita guidata alle piantagioni di Elaberet mentre i più snob si godevano le gare di ippica all’ippodromo di Campo Polo.
I veneti allevavano in serbatoi d’acqua dolce le rane, ottime alla piastra,mentre gli emiliani preparavano tagliolini e ravioli. Lo zighinì è venuto dopo.
Non c’era tempo da sprecare per i boy scout delle varie parrocchie,nelle loro belle divise raggruppati a centinaia durante la visita in Asmara di mr. Thompson, la guida dell’organismo a livello mondiale. Partite di calcio,corse campestri,percorsi ad ostacoli,lanci con il “lazo”, colazione al sacco.
Botte da orbi e liti continue tra i giovani dei vari quartieri per la supremazia del territorio, poi tutti assieme allo stadio per fare il tifo per il “G.S.Asmara”
Il primo vaccino contro il vaiolo con un pennino che ti graffiava l’avambraccio, poi quella contro la tubercolosi che ti lasciava a vita una piccola bolla .
Dolori quando dovevi prendere per ricostituente l’olio di fegato di merluzzo o purgarti con l’olio di ricino o il sale inglese.
Già, gli inglesi oltre al sale ci avevano portato il “Proton”, ricostituente eccellente, le “ toffy”, gustose caramelle al latte e i Sali di frutta ma a noi andavano meglio quelli dell’italianissima “Alberani”
Le ragazze a scuola con il grembiule nero e il fiocco bianco iniziavano a mettere il mezzo tacco e se la sera le incontravi sul viale delle palme potevi solo guardarle tanto erano controllate a vista da genitori, fratelli, cugini a difesa della loro illibatezza.
Erano gli anni in cui, tutti incollati alla radio, ascoltavamo Nilla Pizzi vincere il primo Festival di S. Remo con “Grazie dei Fiori” mentre la voce suadente di Nunzio Filogamo ripeteva “amici vicini e lontani, buonasera”
E negli anni successivi canticchiavamo tutti “Vola colomba” e “ Papaveri e papere”.
E’ stato quello il nostro “ tempo delle mele”. E lì, su quei gradoni, la fontana racconta di noi. Sembra piangere.
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di Pasquale Santoro
Asmara, Mai Jah Jah, fontana Ghezzabanda (4)
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