La falsa neutralità francese contro l’Italia durante la guerra italo-turca

di Filippo Del Monte

Cartolina_Tripolitania_e_Cirenaica_1911Quando il 29 settembre 1911 il Regno d’Italia dichiarò guerra all’Impero Ottomano la Francia si rivelò il più aggressivo ed infido degli avversari di Roma. Se gli italiani avevano “comprato” la neutralità dei francesi chiudendo un occhio – anzi, tutti e due – durante la crisi marocchina con la Germania, non si può comunque dire che questa neutralità transalpina fosse benevola nei nostri confronti. Per comprendere a fondo l’atteggiamento francese nei confronti dell’intervento militare italiano in Libia è fondamentale analizzare l’interpretazione data al concetto di “neutralità” da parte delle autorità politico-militari transalpine in Tunisia.
Tra l’ottobre ed il dicembre 1911 la fascia costiera libica poteva dirsi praticamente occupata e tenuta saldamente dagli italiani. La temuta controffensiva turca infatti era stata arginata a fine novembre ed il comando ottomano aveva scelto di evitare lo scontro in campo aperto utilizzando le oasi dell’interno ed al confine tunisino quali perni di manovra per rapide puntate contro i forti italiani. Da parte sua il generale Carlo Caneva, comandante delle truppe italiane sullo scacchiere libico, affidò al suo Stato Maggiore il compito di studiare come arginare quello che stava diventando problema: il controllo turco delle oasi.
Secondo le informazioni in possesso degli italiani infatti i francesi non stavano propriamente rispettando la neutralità al confine tunisino: ingenti quantitativi di armi e munizioni, nonché di viveri e rifornimenti di vario tipo pare transitassero dal confine tunisino verso gli accampamenti turco-arabi nelle oasi. Per di più era acclarata la presenza di ufficiali turchi travestiti da civili che varcavano indisturbati la frontiera per prendere poi il comando delle bande irregolari di arabi che tanto fastidio stavano dando alle postazioni più avanzate del Regio Esercito nell’area di Tripoli.
Dapprima il compito di “mettere a conoscenza” (leggasi “avvertire con linguaggio diplomatico di conoscere bene la compiacenza”) le autorità coloniali francesi di quanto avveniva alla frontiera libico-tunisina fu affidato al console a Tunisi Bottesini ed all’ambasciatore a Parigi Tittoni. I due diplomatici sondarono il terreno e capirono quanto, tanto presso l’opinione pubblica quanto presso i più accreditati circoli politici e militari di Tunisi e Parigi, fossero invise le scelte italiane dell’intervento militare prima e della proclamazione dell’annessione della Libia poi.
Tripoli_Libia.jpg--Tittoni inviò a Roma rapporti particolareggiati sulla situazione politica francese, sulle diverse interpretazioni date da parlamentari e giornalisti sulla questione libica, nonché su quella che era la strategia più in voga negli ambienti governativi: spingere l’Italia ad accontentarsi di un protettorato accettando la sovranità religiosa piena e nominale politica del sultano; evitare il consolidamento del dominio italiano nell’entroterra. La sovranità italiana piena sulla Libia avrebbe messo in discussione, secondo Parigi, la divisione delle aree d’influenza nel Mediterraneo ed intaccato la tenuta di un confine (quello tunisino) considerato ormai consolidato e non più negoziabile. Il “non nocet” francese del 1905 ad un potenziale intervento italiano in Libia era stato volutamente interpretato dal ministro Antonino di San Giuliano in modo estensivo ma esso mai era stato l’accettazione di una piena sovranità italiana sulla Libia. Anzi, per i francesi la guerra italiana avrebbe dovuto assumere le sembianze di una grande operazione di polizia ma essere priva di quei tratti caratteristici delle guerre d’annessione. Garantire gli interessi del Banco di Roma era un conto, riscrivere a proprio favore gli equilibri nel Mediterraneo un altro.
 
Bottesini aggiunse alle considerazioni di Tittoni qualcosa in più: in Tunisia era forte la presenza della comunità italiana (la stessa per la quale il giovane Regno aveva tentato l’annessione coloniale nel 1881 ricevendo il famoso “schiaffo” dai francesi) che non aveva fatto mancare il suo appoggio all’intervento militare della Madrepatria con manifestazioni entusiastiche per le strade di Tunisi. L’atteggiamento degli immigrati italiani, giudicato come “eccessivo” dalla polizia francese, aveva in poco tempo causato tensioni con gli arabi tunisini. Qualche italiano fu aggredito per le strade di Tunisi e la stampa di lingua araba non aveva esitato a pubblicare articoli di fuoco non solo contro la condotta italiana della guerra ma anche contro la presenza di una così vasta comunità italiana sul territorio tunisino. Su espresso ordine di Antonino di San Giuliano il console aveva protestato presso le autorità francesi invitandole a frenare i “bollenti spiriti” della stampa tunisina filo-turca ed anche di quella “ufficiosa” sotto il diretto controllo del governo coloniale.
Generale_Caneva_a_tripoli_stato_MaggioreLe proteste, salvo qualche rassicurazione di circostanza, non sortirono effetto. Addirittura, a fronte di un nominale aumento dei controlli alla frontiera, il numero di ufficiali turchi arrivati in Libia dalla Tunisia aumentò.
A fine novembre l’esercito italiano lanciò attacchi mirati contro i “santuari” della guerriglia turco-araba nelle oasi. Furono conquistate le oasi di Tripoli (26/11) ed Ain Zara (4/12) mentre per l’inizio di gennaio era prevista la conquista delle oasi di Zanzur e Zuara, entrambe al confine con la Tunisia. Il 22 dicembre le truppe italiane imbarcate ad Augusta per la conquista delle oasi furono costrette a restare in Sicilia al sopraggiungere di una tempesta che ritarderà l’inizio delle operazioni fino ad aprile. Dunque il problema della frontiera “colabrodo” tunisina proseguiva con l’indifferenza interessata dei francesi.
L’11 gennaio 1912 il console Bottesini stilò un rapporto riassuntivo della interpretazione data al concetto di neutralità da parte delle autorità francesi in Tunisia. Il rapporto fu inviato all’ambasciata a Parigi (da cui dipendeva gerarchicamente il consolato di Tunisi) e trasmesso anche al Ministero degli Esteri. Nel documento di trasmissione (telegramma 182/16 del 12/01/1912) Bottesini scrisse che tale rapporto era stato reso necessario visto il “perseverare di un tale stato penoso (complicità francese con i turchi ndr) delle cose”. Qui il testo completo:
“Ho l’onore di rispondere ai due suoi pregiati telegrammi di ieri, concernenti i signori Lemoine e Michel. Che il primo di essi, specialmente, socio o dipendente del noto Simon, sia uno dei principali fornitori dell’esercito in Tripolitania e fra i più attivi organizzatori delle carovane, che passano la frontiera cariche di provvigioni di ogni natura, è cosa qui nota da tempo, talché anche di lui parlai sovente ne’ miei colloqui coi funzionari della Residenza e col generale Pistor, chiamando la loro attenzione su questo vero rifornimento dell’esercito nemico e facendo le più vive rimostranze. Ma, com’ebbi l’onore di riferire più d’una volta tanto all’E.V. quanto a S.E. il ministro degli esteri, questi signori mi hanno sempre risposto che, in presenza del noto articolo 7 della Convenzione dell’Aja, ciò non si poteva impedire. Alle mie insistenze aggiungevano che si doveva tener conto dei bisogni del commercio locale, aggravati quest’anno dalle deficenze dei raccolti in quelle regioni, e finalmente che, al postutto, non era provato che quelle merci andassero al campo ottomano. La stessa convenzione m’era opposta ogni qualvolta faceva loro rimarcare che, per quanto isolato, il passaggio di ufficiali turchi, ripetendosi parecchie volte al giorno costituiva un altro vero rifornimento del personale dello Stato maggiore nemico. E finalmente, tornando io continuamente alla carica nel lagnarmi anche dei frequenti passaggi di grosse somme e richiamando il loro vecchio proverbio che l’ argent est le nerf de la guerre, mi ripetevano ch’esso non costituiva contrabbando di guerra. Sono arrivati sino al punto di dirmi francamente che tali non erano neppure gli aeroplani coi rispettivi aviatori, e che se fossero giunti in Tunisia, gli avrebbero lasciati senz’altro passare. Ho dunque io un bel affermare che in questa guisa la tanto vantata neutralità francese si riduce ad un mito, le cose continuano allo stesso modo. E anche le armi e munizioni credo fermamente sieno passate prima che l’E.V. fosse riuscita ad ottenere dal ministro De Selves che ne fosse impedito il transito, e per far ciò andarono ad esumare un vecchio decreto beilicale che ne proibiva l’importazione nei paesi di Protettorato. Ma anche questa tardiva concessione temo sia molto illusoria, perché la visita delle casse, dei sacchi, degli involti, eccetera è fatta molto superficialmente e sommariamente, fors’anche per deficienza di personale specialmente delle dogane: senz’osservare che vi sono punti della vasta frontiera, ove non esiste sorveglianza di scorta, né uffici doganali.
Il_governatore_Borea_D'Olmo_e_il_generale_CanevaSe a tutto questo si aggiunge il continuo andirivieni di uffici e funzionari turchi, e di certi loro amici tedeschi, inglesi e francesi, coi quali si trovano in continua comunicazione, e insieme lavorano allo stesso scopo, a piena conoscenza delle autorità locali, presso le quali invano io mi reco per segnalarne le gesta, i luoghi di convegno, gli acquisti, i trasporti, eccetera son tratto dolorosamente a concludere che la Francia vuole bensì avere tutte le parvenze di una neutralità benevola, e spenderne in Italia la desiderata credenza, ma realmente essa non è che una solenne mistificazione. A queste parvenze tuttavia ci tengono enormemente, tanto che insorgono violentemente quando si osa metterle anche leggermente in dubbio, come avviene sempre a coloro che sanno di trovarsi nel torto; bisogna leggere questi loro giornali! Non nego, tuttavia, che qualche rara carovana sia stata fermata, che qualche gruppo di ufficiali sia stato respinto dalla frontiera, ma ciò evidentemente al solo scopo di meglio colorire il disegno di una efficace neutralità, che nel fatto, ripeto, non esiste. E non esiste perché l’esercitarla seriamente urterebbe contro la politica attualmente dominante nelle sfere dirigenti francesi della famosa associazione coll’elemento arabo, il cui recente risveglio improvviso e insospettato, ha sgominato ogni intendimento di governo sin qui seguito ne ha dimostrato, se non la fallacia, almeno la fragilità. Una riprova di quanto vengo esponendo, l’avemmo nella recente sommossa, nella quale si volle assolutamente e niente altro vedere che un movente anti-italiano, mentre ad ogni spirito imparziale ed osservatore che vi si trovò presente, anche francese, risultò quale essa fu veramente un movimento anticristiano, anti-europeo. Ma guai a chi osa dirlo o scriverlo; tutta la muta dei cento organi ufficiosi gli si avventa contro per combatterlo, per sbranarlo, quando non lo si tratti d’imbecille. Basta leggere cosa pubblicano questi organi officiosi, che da qualche mese son diventati tanto numerosi (et pour cause!) contro di noi, contro i nostri giornali, persino contro i pochi francesi, che dissero francamente la verità. Il signor Bertrand della Revue des Deux mondes che si trovò presente a quella sommossa e ne scrisse una relazione seria assennata, documentata, veritiera, ne sa qualche cosa. A questo concetto politico predominante conviene poi aggiungere come corollario, la opportunità (pel Governo del Protettorato) di mantenere fra la due popolazioni maggiori della Reggenza (l’indigena e l’italiana) un certo antagonismo di razza, alimentato da interessi economici opposti, in modo da renderle costantemente fra loro diverse, diffidenti ed ostili e così averle più e meglio inoffensive e soggette.
teaserbox_4100532837Ma per tornare al signor ingegnere Lemoine, dico dunque che egli è tra i principali fornitori dell’esercito nemico che va e viene dalla frontiera, ha continui rapporti con ufficiali turchi, con negozianti e fornitori fa acquisti, provvede cammelli, eccetera tutto questo a piena conoscenza delle autorità locali: ma considerato tutto quanto ho detto sopra, a che approderà il mettergli alle calcagne qualcuno che ne segua minutamente le gesta, quando l’azione sua non sarà affatto ostacolata? Se l’E.V. lo desidera, io troverò facilmente la persona adatta che convenientemente retribuita, faccia questo servizio, ma a che pro? … Per concludere, poi, per essere intieramente esatto, aggiungerò che queste autorità, civili e militari, mi dissero parecchie volte (forse per rendere men dure le loro ripulse) che se ordini precisi e categorici, nel senso da noi desiderato, venissero loro da Parigi, sarebbero ben liete di applicarli”.
Dunque ancora una volta i francesi avevano risposto a Bottesini, e perciò all’Italia, che lo stato delle cose non sarebbe mutato; la neutralità francese rispetto al conflitto italo-turco era veramente un “mito”. Se è vero che molti avventurieri e commercianti francesi (ma anche inglesi e tedeschi) con base in Tunisia videro nella presenza massiccia di truppe turche al confine un modo per fare affari, non rispondendo ad altri interessi che non a quelli delle proprie tasche, è fuor di dubbio che le autorità della colonia, con il loro sospetto “laissez faire”, tentarono di spingere l’Italia ad abbandonare ogni pretesa d’annessione e controllo totale dei mercati libici. Ad aprile, con l’arrivo della bella stagione, le truppe italiane sbarcarono a Tripoli e conquistarono dopo una battaglia furibonda le oasi di Zanzur e Zuara. Il 23 aprile gli italiani respinsero i contrattacchi turchi al fortino di Bu Chamez ponendo fine alla battaglia. I turchi furono così scacciati dalle oasi al confine con la Tunisia interrompendo i traffici illeciti favoriti dai francesi. Una pagina, quella della finta neutralità francese durante la Guerra di Libia, che fa parte a pieno titolo della storia coloniale italiana.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...