In un documentario la negligenza del Regno Unito verso i suoi soldati africani di epoca coloniale

“Mio padre avrebbe dovuto essere pagato correttamente perché ha combattuto per la Gran Bretagna”, mi ha detto Amer. “Mi dispiace per lui, ha fatto del suo meglio, meritava le scuse e si meritava il pagamento, mi chiedo sempre: perché non sia stato pagato quello che gli era dovuto?”

Articolo tradotto da The Forgotten Heroes of Empire – aljazeera.com

People & Power indaga sulla scandalosa negligenza del Regno Unito nei confronti dei suoi soldati africani di epoca coloniale

Gershon Fundi and Eusebio Mbiuki pay respects to their fallen comrades at the Nanyuki war cemetery near Mount Kenya. Both men fought for Britain in World War IIDurante la seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna mobilitò nel continente dalle sue colonie un enorme esercito di soldati africani, ormai dimenticato, per combattere le potenze dell’Asse (Germania nazista, Italia e Giappone) in campi di battaglia in Africa, Asia e Medio Oriente.
Ma quando la pace arrivò nel 1945, l’Impero Britannico in rapido declino cinicamente tradì questi uomini, sottoponendoli nel dopoguerra a discriminazioni sistematiche e negando loro gli stessi benefici dei soldati bianchi.
Questo episodio veramente vergognoso di disprezzo dell’era coloniale si risente ancora oggi.
Anche se il loro numero si è ridotto dagli anni passati, i pochi sopravvissuti continuano a sopportare grandi povertà, difficoltà e alienazione, nonostante abbiano rischiato la vita per gli sforzi bellici alleati e nonostante alcuni dei migliori sforzi di alcuni membri del l’establishment militare del Regno Unito abbia cercato di affrontare gli errori del passato.
Con un cast di personaggi avvincenti, tra cui alcuni straordinari veterani del Kenya e dello Zambia, questa inchiesta dei cineasti Jack Losh e Alessandro Pavone porta finalmente alla luce questa terribile ingiustizia e solleva inquietanti domande sull’atteggiamento del Regno Unito nei confronti dei suoi dimenticati eroi africani.
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Per leggere tutto l’articolo in lingua originale CLICCA QUI

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