1955, con la definizione di “Terzo Mondo” nascono l’imperialismo e il colonialismo sovietico

Sovietici (e alleati) brava gente? Il colonialismo dell’Est
 
Entrata nell’immaginario collettivo e usata dalla pubblicistica per indicare i paesi meno sviluppati, l’espressione “Terzo Mondo” vide il suo battesimo alla Conferenza di Bandung (Indonesia) del 1955, allestita dalle nazioni uscite dal giogo coloniale per confrontarsi sui temi della decolonizzazione e sulle strategie di cooperazione e sostegno reciproco.
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1955-Conferenza di Bandung

1955, Indonesia. Conferenza di Bandung

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Nelle intenzioni dei partecipanti, tuttavia, il concetto di Terzo Mondo descriveva un’idea di equidistanza e di neutralità, se non proprio un’alterità, rispetto ai due blocchi dominanti, quello occidentale e quello comunista. La posizione nasceva dalla consapevolezza dei rischi derivati, per i paesi più deboli, dallo scontro bipolare e dagli appetiti delle due superpotenze verso zone strategicamente vitali. A tal proposito ci sembrano esemplificative le dichiarazioni del primo presidente tunisino, Habib Bourghiba, in un suo articolo di quegli anni: “Essi (gli africani, ndr) non desiderano venire attirati in un conflitto armato, né vedere il proprio paese trasformato  una volta in un campo di battaglia per questioni che interessano principalmente le grandi potenze”.
Questa postura conobbe un’ulteriore evoluzione e definizione sei anni dopo, nel 1961, con la prima conferenza dei “paesi non allineati”. Ospitato a Belgrado, nell’allora Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, il meeting vide l’adesione di cinque capi di Stato* e si concluse con un documento ufficiale di ventisette punti che invitava alla coesistenza pacifica e alla riduzione delle tensioni tra Est e Ovest.
Agli incontri di Bandun e Belgrado seguì la Conferenza di solidarietà dei popoli dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, tenuta a L’Avana nel 1966 con la presenza di delegazioni governative, non governative, partiti di opposizione legali o clandestini e movimenti di liberazione nazionale di 82 stati. Anche stavolta furono sviluppati i temi della cooperazione tra gli ex colonizzati, della loro indipendenza dai blocchi e l’auspicio di un allentamento delle tensioni internazionali.
Oltre al neutralismo, al pacifismo ed alla solidarietà, altro tema cardine di questi appuntamenti era il panafricanismo, un movimento di rivendicazione identitaria nato nel secolo XIX e maturato nel corso del ‘900. Come sostiene lo storico britannico Raymond F. Betts, “nelle deliberazioni delle oltre venti principali conferenze regionali e internazionali tenute in tutto il mondo i questa fase, quattro sono state le principali preoccupazioni costantemente espresse: innanzitutto, l’eliminazione del colonialismo e dell’imperialismo; in secondo luogo, lo sviluppo economico; al terzo posto, il rispetto della sovranità dei singoli stati; infine la creazione di un ordine pacifico mondiale nel quale le nazioni più potenti rispettassero quelle di media e piccola dimensioni”.
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L'impero sovietico_esteso al Terzo Mondo

L’Impero sovietico esteso ai paesi del Terzo Mondo

Benché molti movimenti di liberazione si ispirassero anche ai principi marxisti e leninisti della lotta d classe e dell’autodeterminazione dei popoli, dal quadro proposto emerge la consapevolezza nitida e chiara, nei dirigenti terzomondisti, dell’esistenza di un imperialismo sovietico e comunista, invasivo e pericoloso come quello occidentale. Basata anch’essa sulla grossolana e manichea contrapposizione “noi-loro” e finalizzata al dominio di aree di fondamentale importanza sotto il profilo economico, strategico e militare, la filosofia proiettiva di Mosca e dei suoi alleati andava infatti ad impattare nelle vicende dei paesi poveri alla stregua di quella occidentale, minando le fragili strutture democratiche sorte da pochi anni in Africa, Asia e Sud America e alimentando le guerre intestine che per decenni insanguinarono (e ancora insanguinano) quelle zone.

Prospettiva del tutto ideologica, l’idea secondo cui l’imperialismo comunista non sarebbe esistito, o avrebbe avuto finalità “buone”, diverse da quello occidentale, non può trovare quindi spazio in un’analisi storiografica razionale basata su una ricognizione scientifica e metodologica del fatti; come abbiamo visto, il neocolonialismo dell’Est non era solo presente ma era anche ben percepito da chi lo subiva.
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di © Davide Simone – Tutti i diritti riservati
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NOTA
*Nehru per l’India, Sukarmo per l’Indonesia, Nkurumah per il Ghana, Nasser per la Repubblica Araba Unita e Tito per la Jugoslavia. Le conferenze sarebbero state complessivamente sette, fino al 1986 e con un’adesione massima di cento paesi

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