Le cannoniere della Regia Marina

di Guglielmo Evangelista
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Accanto alle unità d’altura e da combattimento destinate ad affrontare eventuali scenari di guerra con altre nazioni l’Italia ha tenuto in servizio sui mari coloniali delle navi di seconda linea utilizzate soltanto nei quotidiani servizi di presidio, nel contrasto della pirateria e del contrabbando o per l’eventuale appoggio alle “operazioni di polizia” dell’esercito.
2 Cannoniera Biglieri (Da Internet)Cercheremo di ricostruire succintamente la vita di queste quasi sempre sconosciute unità, un’impresa non facile a causa della lacunosità e della sommarietà delle fonti che, ovviamente, hanno sempre privilegiato la “grande” storia. Erano navi piccole, spesso antiquate, ma che meritano egualmente di essere ricordate perché l’impegno, i sacrifici e la professionalità degli equipaggi sono sempre stati allo stesso livello di quelli degli uomini delle unità maggiori.
In tutte le nazioni gran parte di queste navi sussidiarie venivano chiamate genericamente cannoniere e non costituivano una categoria omogenea perché le loro dimensioni e le altre caratteristiche variavano notevolmente in relazione alle necessità specifiche dell’ area di impiego.
Poiché le disparità fra le marine coloniali e quel poco di cui disponevano pirati, contrabbandieri e “ribelli” era ovviamente estremamente sensibile, ne consegue che alle unità coloniali non era richiesta né una grande velocità né una corazzatura, ma solo un armamento idoneo a battere bersagli a distanza ravvicinata.
Sia in Italia che all’estero, al momento di progettare una buona nave coloniale, bisognò però affrontare due problemi costruttivi non irrilevanti. Il primo era quello dell’autonomia dato che queste unità, anche se piccole, dovevano sempre affrontare lunghi viaggi di trasferimento o navigare a lungo in mari dove poteva essere difficile trovare depositi di carbone o di nafa ma, dato che come abbiamo detto prima, erano navi lente ed alle quali non erano mai richiesti spunti di velocità, la loro navigazione con la macchina si dimostrava molto economica ed inoltre, anche se ormai fra ‘800 e ‘900 l’uso della vela andava scomparendo, tutte le unità coloniali avevano ancora un’attrezzatura velica completa che in caso di bisogno ne rendeva l’autonomia illimitata.
Il secondo problema, che non fu mai risolto a fondo, era quello dell’abitabilità: le eccezionali temperature dei mari caldi imponevano che gli ambienti di vita dal personale fossero ampi e molto areati: era opportuno evitare il più possibile l’affollamento e la promiscuità nei locali destinati all’equipaggio e i soffocanti cubicoli degli alloggi degli ufficiali.
L’importanza di quest’ultimo fattore era già stato avvertito fin dai tempi della navigazione con la sola vela e degli scafi in legno, ma divenne drammatico sulle navi più moderne dato che lavorare circondati da lamiere arroventate era al limite della sopravvivenza fisica, specialmente nei locali di macchina. Si tentò di risolvere questo spinosissimo problema con ventilatori, prima a vapore e poi elettrici e quando le navi erano ferme in porto venivano stesi spessi teloni che ombreggiavano l’intero scafo, ma solo dopo gli anni ’30 cominciarono ad essere introdotti, e solo sulle unità principali, i primi impianti di aria condizionata.
 
LE CANNONIERE DELLA PRIMA GENERAZIONE
 
Quando nella seconda metà del XIX secolo l’Italia non aveva ancora una decisa linea di politica coloniale ci si limitò ad utilizzare nel mar Rosso e nell’Oceano Indiano navi non specializzate che, con diversi nomi (fregate, avvisi, incrociatori torpedinieri, golette), alternavano la permanenza in Africa con il normale servizio di squadra nelle acque nazionali. Fra queste ricordiamo l’avviso Vedetta, che fu la prima nave italiana a visitare Assab, l’avviso Rapido, che fu ad Assab nel 1881, il Messaggere, lo Staffetta, la goletta Chioggia e la fregata Garibaldi che fu trasformata in nave ospedale per la base di Massaua.
3 Cannoniera Governolo (Foto ANMI Taranto)Ben presto prevalse la tendenza ad utilizzare soprattutto le cannoniere, scelte fra quelle più grandi. Erano unità progettate più che per compiti bellici per compiti sussidiari come le ricerche idrografiche, la ripetizione dei segnali o il servizio di rappresentanza all’estero, con equipaggi e armamento ridotti ed ancora ben dotate di un apparato velico di tutto rispetto cose che ben rispondevano alle necessità di abitabilità e di autonomia.
La loro presenza non va considerata come finalizzata solo ai servizi nelle colonie africane, ma venivano assegnate, supportando l’azione diplomatica, anche in Estremo Oriente, in America Latina e nell’impero turco alternando le missioni in acque lontane anche con attività di routine nella madrepatria.
Benché fossero costruite in epoche e su progetti diversi, queste cannoniere erano sostanzialmente simili, di basso costo e di buona tenuta del mare.
Il Curtatone, costruito nel 1885, da 1192 tonnellate, operò in Mar Rosso nel 1895-96 e nel 1912-13 e ad esso si affiancarono il Volturno del 1887 (1056 tonnellate) e il Governolo (1222 tonnellate), del 1891, che fu la prima nave a disporre già di uno specifico apparato di ventilazione. Per tutte era previsto un armamento standard da 4 cannoni da 120 mm.
Nel 1896 parte dell’equipaggio del Volturno e dell’avviso Staffetta, altra nave veterana del servizio coloniale, scortò verso l’interno della Somalia la spedizione condotta dal Console Generale Cecchi per esplorare il corso dell’Uebi Scebeli; presso il villaggio di Lafolè, a venti chilometri da Mogadiscio, nella notte fra il 25 e il 26 novembre, la spedizione venne attaccata dai somali e, nonostante la resistenza e il tentativo di fuga verso territori amici, quasi tutti i componenti vennero trucidati fra i quali il capitano di fregata Mongiardini comandante del Volturno.
 
LE CANNONIERE DELLA SECONDA GENERAZIONE
 
Dopo la guerra italo-turca e il primo conflitto mondiale la lunghezza delle coste dei possedimenti italiani si era enormemente estesa rispetto a quella di dieci anni prima: il litorale libico e la miriade di isole dell’Egeo imponevano una moltiplicazione di servizi locali, senza contare la necessità di supporto all’esercito impegnato nella “pacificazione” della Libia e in varie operazioni di polizia coloniale in Somalia.
1 Cannoniera Cirene (Da cartolina)La Regia Marina costruì attrezzate basi navali a Bengasi e a Lero, ma come abbiamo detto prima un conto erano le navi da combattimento e un conto quelle destinate alle attività di seconda linea dove un’unità irta di cannoni e ben corazzata, oltre a rappresentare alti costi di gestione, era praticamente inutile dal punto di vista funzionale.
Le cannoniere e le altre navi minori impiegate nei tempi precedenti erano diventate obsolete e ormai erano state radiate.
Che fare?
Durante la guerra 1915-1918 si era visto un massiccio impiego delle mine e, per la prima volta, dei sommergibili. Per far fronte a tale situazione la Regia Marina si era dotata di un gran numero di rimorchiatori-dragamine, di vedette-dragamine e di altre navi medio-piccole destinate ai servizi di scoperta e al dragaggio, ma ovviamente dopo il termine del conflitto il loro numero era esuberante rispetto alle esigenze del tempo di pace e quindi si decise di “riciclarle” impiegandole a tutto campo nel servizi ausiliari in madrepatria e in quelli coloniali.
In particolare le vedette-dragamine, acquistate in Giappone e costruite secondo i piani dei pescherecci d’alto mare si mostravano unità molto robuste, semplicissime ed economiche e così la scelta cadde principalmente su di esse benchè non avessero prestazioni eccezionali, disponessero di sistemazioni spartane e la linea fosse sorpassata e poco attraente: non erano certo navi da rappresentanza.
Era una flottiglia che forse non incuteva paura, ma queste unità si dimostrarono col tempo perfettamente idonee a svolgere i compiti richiesti e, quanto alla loro robustezza, basti ricordare a titolo di curiosità che un’altra unità di questa serie trasformata in nave cisterna, il Frigido, sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, prestò onorevole servizio “con le stellette” fino al 1975. Un’altra, venduta negli anni ’20 come mercantile, risultava ancora attiva nel 1988!
Dopo qualche lavoro di trasformazione parecchie di queste navi vennero quindi classificate cannoniere e con l’occasione ricevettero anche un nome mentre in precedenza erano identificate solo da una sigla.
A queste si aggiunsero varie altre unità abbastanza simili – se non altro per prestazioni e impiego – alcune provenienti dall’adattamento di navi mercantili, talvolta piuttosto anziane, fino a raggiungere, complessivamente, un numero piuttosto elevato di esemplari in servizio. Per tutte era previsto un armamento composto da solo uno o due cannoni da 76 mm.
Queste unità minor,i di cui abbiamo finora parlato, e che hanno prestato servizio lungo le coste coloniali, sulla cui vita diamo anche alcune informazioni sintetiche, furono le seguenti:

 

Nome

Anno di trasformazione o di acquisto

Tonnellate

Radiazione o perdita

Note

Berenice (ex G1)

1922

1929

Nel 1926 in Somalia.

Toselli (ex G3)

1920

1930

Nel 1922-23 in Somalia.

Cirene (ex G13)

1922

1941

Affondata a Bengasi

Porto Corsini (ex G15)

1923

1941

Catturata intatta a Massaua degli inglesi e ribattezzata General Platt. Fu usata per servizi locali e demolita a Massaua nel 1946

Alula (ex G23)

1921

1943

Nel 1926 in Somalia. Catturata dai tedeschi in Grecia dopo l’8 settembre 1943

Mario Bianco (ex G24)

1921

1941

Servizio fari in Libia. Affondata a Bengasi

Dante De Lutti (ex G34)

1921

1941

Affondata a Tobruk

Augusta (ex G37)

1923

1932

Servizio in Libia.

Palmaiola

1921

1943

Ex rimorchiatore-dragamine. Nel 1926 in Somalia e poi in Egeo. Nel 1940 a Tobruk. Affondata a Siracusa

Riccardo Grazioli Lante

1921

1941

Ex rimorchiatore-dragamine. Dal 1939 in Libia. Affondato nella Sirte.

Giovanni Berta

1938

667

1940

Ex peschereccio. Affondato a Tobruk

Giuseppe Biglieri

1938

667

1941

Ex peschereccio. Autoaffondato a Massaua. Recuperato dagli inglesi e usato come dragamine, mantenendo il nome italiano. Radiato e demolito nel 1946

Mario Sonzini

1938

667

1943

Ex peschereccio. Servizio nel Dodecanneso. Catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943

Valoroso

1929

434

1941

Ex rimorchiatore. A Tobruk nel 1940. Affondato nella Sirte.

Arimondi

1921

580

1934

Ex mercantile. Nel 1925-26 attività bellica in Somalia.

Bu Meliana

1921

388

1923

Ex rimorchiatore Linosa

Giuliana

1912

1050

1928

Ex Yacht inglese. Nel 1914 nel Mar Rosso.

Misurata

1912

880

1924

Ex mercantile inglese

Tobruk (poi Galileo)

1912

850

1924

Ex mercantile inglese

Cunfida

1912

618

1924

Cannoniera ex turca catturata nelle acque di Cunfida in Mar Rosso

Capitano Verri

1911

639

1926

Cannoniera ex turca catturata a Prevesa, nel basso Adriatico. Servizio in Libia, Mar Rosso ed Egeo

 

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