Esplorazione dell’Acefer e del Meccià

All’alba del 27 gennaio 1937-XV, il sottoscritto, il Seniore Ferrero dott. Domenico, il Centuriore Ferrari Bravo dott. Alberto, il Capo Manipolo Morganti Vincenzo, con un drappello di 30 CC. NN. e 23 quadrupedi,
partiamo dall’accampamento della 107a Legione, ad Adi Acomà, presso il Torrente Buie, a q. 1520 per effettuare la ricognizione nel Goggiam, disposta da S. E. il Governatore dell’Amara.
Dopo sei giorni di rapida e dura marcia, con una media di oltre 35 km. giornalieri, e superando un dislivello di 1500 metri, toccando Adi Areai, i torrenti Enzò ed Anzià, il passo del Golimà, il fiume Zerimà, la salita lungo il letto dell’Arbarat con i suoi 44 guadi, Debivar, la tremenda salita dell’Uolcheffit, Debarech, Dabat ed Amba Gheorghis, raggiungiamo nel pomeriggio del 31 gennaio la capitale del Governo Amara.
Da quel Governo mi viene affidato l’incarico di percorrere e di studiare la regione dell’Acefer, ad ovest della pianura di Bahar Dar, obiettivo considerato come il più urgente ed il più interessante.
Partiamo all’alba del 2 febbraio da Gondar, e compiamo il percorso di 160 chilometri in tre giorni e mezzo di marcia, raggiungendo il Nilo Azzurro in ottime condizioni; la magnifica prova delle nostre Camicie Nere ha dimostrato quali possibilità di resistenza e capacità abbia la razza bianca in terra d’Africa.
itinerario gonzelà-gondarAncascià, la pianura popolosa e coltivata di Arno Gamo, il grosso centro di Ifag, la grande e desolata pianura del Fogherà, piatta e spoglia, i fiumi Reb e Gumarà ed infine il verde letto del Nilo Azzurro, si sono susseguiti in una rapida successione, mentre sulla nostra destra la riva orientale del Lago Tana, verdeggiava con le sue acque e la sua lussureggiante vegetazione.
Raggiungiamo così Bahar Dar, dopo avere traghettato il maestoso Nilo Azzurro, fiume già avvolto nella leggenda, dalle rive folte di vegetazione intricata e superba.
Da Bahar Dar abbiamo cominciato ad effettuare il rilievo speditivo della regione; non avendo coordinate geografiche di partenza, né la possibilità di calcolarle, si è preso come punto di partenza la costa del Lago Tana nell’insenatura di Bahar Dar, cosi quale risulta dalla carta geografica 1:1.000.000 (Addis Abeba) dell’Istituto Geografico Militare.
I giorni 8 e 9 febbraio vengono impiegati per la ricognizione delle cascate del Nilo Azzurro a Tis Isat. Lungo il percorso, nel villaggio di Savat Ammen, si ritrova un aggruppamento di indigeni di razza Uoitò, assolutamente primitivi; si nutrono di topi e di serpenti e non è possibile al giovane unirsi in matrimonio senza prima avere dato prove evidenti del suo valore personale. Da tutti sono considerati di razza inferiore.
La puntata su Tisisat ha avuto lo scopo di osservare da vicino le grandi cascate e poterne meglio giudicare le possibilità di sfruttamento industriale. Con una ardita cordata, alcuni ufficiali si calano sino in fondo alla forra, per alcuni accertamenti e per la ripresa fotografica dell’imponente spettacolo. Tutto intorno vive una fauna ricca e svariata.
I giorni 10 e 11 vengono impiegati per effettuare una puntata sui Monti Ievav e sull’Avianecc, onde effettuare da quelle quote le rilevazioni goniometriche. Il mattino del giorno 12 febbraio, partiamo da Bahar Dar per l’assolvimento del compito principale affidatoci; e poiché risultava dalla documentazione cartografica in distribuzione, che il corso del Piccolo Abbai, uno dei più importanti fiumi del Goggiam, era completamente sconosciuto, il sottoscritto si attribuiva anche l’obiettivo secondario di risalire buona parte del corso di questo fiume, e di fissarne sulla carta l’andamento, almeno per la parte media e finale.
Tocchiamo Atangussà, la penisola di Zeghiè, ricoperta di piantagioni di caffè, il grosso centro di Latà Mariam, il Piccolo Abbai, al guado per Conzelà, largo circa 80 metri, incassato e fra due rive foltemente ricoperte di vegetazione.
Oche, anitre, volatili di ogni sorta volteggiano in numero grandissimo lungo questo fiume, destando tutta la meraviglia dei legionari. Campi ricchi di foraggere, mandrie numerose e pigre.
Si sale il Monte Adiscià, dal quale si domina la grande pianura, in cui tortuoso e lento scorre il Piccolo Abbai, e si toccano i villaggi di Cimbà Jesus e di Sciovelà Micael, accolti dalle popolazioni che fanno atto di omaggio alla piccola colonna di nazionali, e poi il villaggio di Chidane Tararà e la chiesa di Ensui Gheorghis.
Anche qui, al giungere della piccola colonna, i paesani si riuniscono ed improvvisano una fantasia in onore dei bianchi, i «frengi», che per la prima volta, secondo le loro concordi affermazioni, giungono nella loro regione. La caratteristica scena si protrae a lungo.
Si raggiunge, sotto l’acqua, il villaggio di Deleches Micael, posto in una grande ansa del fiume, in una regione assolutamente sprovvista di vegetazione arborea.
La natura piatta del terreno muta ed il quadro tutto intorno si fa più vario. Si salgono i Monti Amriver e si attraversa il F. Kild, grosso affluente del Piccolo Abbai, e che delimita le regioni Acefer e Agaumeder. Si susseguono il villaggio di Cercusquam e quello di Debican Mariam, nascosto in mezzo a una fitta piantagione arborea di Graua, di cui gl’indigeni si servono per fabbricare una specie di birra, e si raggiungono le cascate del Piccolo Abbai, situate all’altezza del guado per Gutà.
Il salto delle acque non è molto alto, poiché supera appena i 15 metri, ma è assai esteso data l’ampiezza del fiume, che raggiunge i 60 metri. Lo spettacolo è molto suggestivo, data anche la verde e folta vegetazione che ricopre tutto intorno le rive.
Si marcia in direzione nord, verso il villaggio di Azana Mariam. La regione è cosparsa di chiese, facilmente identificabili per il folto boschetto che le circonda, mentre tutto intorno la zona è assai poco alberata. Currach Gheorghis, Ahuri Mariam, Cantafà Micael ed infine il grosso centro di Azana Mariam (Madonna addolorata) la cui popolazione, con in testa i capi ed i notabili viene a fare atto di omaggio ed a portare i doni di rito.
Questa cura delle popolazioni di offrire i doni agli armati di passaggio, trae la sua origine dalla legge del Ghebbar, vecchia consuetudine, trasformata poi in imposizione dallo stato negussita, in base alla quale le popolazioni sono tenute a fornire gli alimenti, o, in mancanza di questi, una tassa in denaro alle truppe in transito. Mentre i doni vengono accettati, per gradire l’omaggio, si provvede a contraccambiarli con regalie in denaro per i poveri o con somministrazioni di sale; e questo fatto, cosi nuovo per i paesani, abituati a ben altri sistemi, provoca nuove manifestazioni di devozione e di entusiasmo, accompagnate da una assordante fantasia.
Lasciata Azana Mariam, si attraversa una regione collinosa, con quote rotondeggianti, e che rappresenta le ultime propaggini orientali dei monti Sciambilà; la zona è coltivata, e s’incontrano numerose mandre di bovini di di buona taglia.
Si raggiunge Ismalà Gheorghis, centro di notevole importanza, la cui chiesa merita tutta l’attenzione per la vastità e la natura della sua costruzione in cicca, con un porticato che forma corpo con l’edificio centrale. Si continua a marciare verso nord; lungo la dorsale di una catena collinosa fra le pianure dell’ Acefer ad est e le profondi valli dei fiumi Beles e Cinfà ad ovest, nei cui profondi valloni si aggira anche l’elefante insieme con l’altra fauna caratteristica dei paesi torridi; la profonda frattura del terreno determina condizioni di clima cosi diverse, da rendere quella zona pressoché disabitata.
carta_itinerario_acefer-mecciaSi risale la carovaniera che da Danghilà porta a Gondar. Poiché Danghilà ha rappresentato per molto tempo il mercato più importante di schiavi nel Goggiam, proprio da questa via è passata per secoli la triste mercanzia umana che veniva inviata nel settentrione, nell’Amara e nel Tigrai, per i bisogni dei dominatori.
Questa stessa via è stata seguita da Ras Immerù, quando con il suo esercito marciava verso il nord, alla fine del 1935. Si raggiunge infine, dopo otto giorni di marcia, il grosso centro di Conzelà sulla riva del Lago Tana, dove incontravo la missione scientifica Dainelli. Ritengo opportuno richiamare l’attenzione su alcune conclusioni raggiunte con la diretta osservazione del terreno percorso, e con l’interrogatorio dei capi delle popolazioni locali.
Anzitutto ho potuto constatare come le possibilità di uno sfruttamento a carattere agricolo, con nostri coloni, nella regione del Meccià e dell’Acefer, non sembrino troppo favorevoli, qualora si vogliano impiantare aziende agricole sulla stessa base economica cerealicola su cui poggiano quelle della Madre Patria; nella relazione agraria, mi soffermo particolarmente su questo argomento della maggiore importanza.
Una popolazione bianca troverebbe certo nell’Acefer e nelle regioni costiere a sud e ad occidente del Tana, le condizioni ambientali favorevoli per vivere, e vi potrebbe prosperare una colonizzazione che si dedicasse allo sfruttamento delle coltivazioni a carattere coloniale e all’allevamento del bestiame.
Il problema idrico, nei suoi aspetti industriale ed agricolo, è stato pur esso oggetto di una attenta osservazione; la ricognizione su Tisisat, ha confermato le conclusioni favorevoli a cui giunsero molti altri tecnici che già studiarono tale problema.
La portata e l’altezza di caduta di tali cascate, osservate in tempo di magra, autorizzano ogni più rosea prospettiva al riguardo. L’osservazione del Piccolo Abbai e dei corsi d’acqua che in esso confluiscono, mi consente di affermare che esistono buone possibilità per una razionale irrigazione nell’ Acefer e nel Meccià; irrigazione che, migliorando le condizioni fisico-chimiche del terreno, potrebbe aprire maggiori orizzonti nel campo delle coltivazioni.
Il Piccolo Abbai ed il .fiume Kilti, che hanno un andamento ben diverso da quello indicato sulla carta alla scala 1:1.000.000, possono offrire anche qualche possibilità di sfruttamento industriale per le cascate di. una certa importanza che si incontrano nel loro corso medio.
Da Conzelà decidevo di proseguire direttamente per Gondar e studiare e riconoscere cosi la costa occidentale del Lago Tana, e realizzare anche una notevole economia di tempo nella via del ritorno.
Il giorno 20, partiamo da Conzelà, costeggiamo la sponda del lago, e attraversiamo il piccolo torrente Danchiè che limita le regioni Acefer ed Alefà. Questo torrente aveva una triste notorietà nella regione, perché era il punto preferito dai briganti per le loro grassazioni sulle carovane; briganti che si rifugiavano poi nel villaggio di Denghelber Mariam, che si attraversa poco dopo. Si incontra indi il torrente Tacuon, che delimita secondo l’indicazione delle guide, i territori un tempo governati da Ras Immero a sud, da quelli governati dal Degiacc Uonduassen Cassa a nord.
Infatti la regione Tacussà è quella parte dell’Alefà a nord del torrente, che dipendeva amministrativamente da questo Degiacc traditore, cosicché gli indigeni chiamano con l’unico nome di Beghemeder, le regioni che si affacciano sul lago Tana, ad oriente, a settentrione e ad occidente.
Superato il villaggio di Abbenov, si notano sulla destra, in prossimità del lago, i ruderi del grosso villaggio di Siedever, che fu distrutto dai Dervisci all’indomani della battaglia di Metemmà, dove trovò la morte il Negus Giovanni. La carovaniera si avvicina al lago, e l’azzurro delle acque e il paesaggio costiero vario e pittoresco per la vegetazione arborea, offrono uno spettacolo assai suggestivo, che riaffaccia alla memoria il ricordo dei nostri laghi lombardi; completano il quadro gli isolotti e gli scogli che affiorano sulle acque in vicinanza della costa e con la loro vegetazione sono come una macchia verde sull’azzurro del lago.
Numerosi torrenti asciutti, i villaggi di Acerà Mariam, di Gallaghiè, ed ecco il grosso borgo di Mascalà Cristos, poco lontano, sulla costa del lago, nelle cui acque spicca il verde intenso delle due isolette Desiect, sedi di monasteri, ove il ben noto brigante Babbi! si rifugiò per lungo tempo, allorché era inseguito dagli armati di Ras Ailu.
Bahatà, Ferdebbà, Macuontà, la chiesa di Delchl Mariam, torrenti, fossi, e poi su un poggio il grosso villaggio di Aloà Mariam, che offre un suggestivo quadro, con l’azzurro del lago che gli fa da sfondo. Numerose mandrie di bovini, si muovono lenti e pigri nella scelta del mangime.
Si percorre il Dembeà, si supera il villaggio di Uombertf e quello di Genda, interessante per le costruzioni in muratura e cicca create da funzionari svedesi, e di cui è interessante in particolare la scuola.
Alternative di regioni coperte di vegetazione od arse e sterili, ed eccoci a Gondar, obiettivo .finale della nostra marcia di ritorno. Cosi un reparto della 107a Legione per primo ha compiùto l’intero periplo del lago Tana, dopo avere visitato alcune zone del Goggiam, ove mai bianclù avevano posto piede.
Nel chiudere questa breve relazione riassuntiva, sento il dovere di segnalare una volta ancora, l’entusiasmo e lo spirito di sacrificio delle CC. NN. ai miei ordini.
Senza la loro tenacia, senza la loro abnegazione unita alla più temprata resistenza fisica, non sarebbe stato possibile percorrere in perfette condizioni circa 900 chilometri, nel lasso di 40 giorni, ivi compresi solo 8 giorni di riposo, con una media di oltre 28 km. al giorno, e stabilire cosi una prova che, anche dal lato militare, può ritenersi fuori del normale.

di Alessandro Lusana, da “Gli Annali dell’Africa Italiana” Vol. 1-4 Anno I

a cura di Vito Zita

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