1917-19. Il corpo di spedizione italiano in Sinai

Durante la Grande Guerra molti furono i corpi di spedizione inviati dai vari paesi a sostegno di propri alleati, creando così storie singolari, ma molto affascinanti sui suddetti. Si potevano vedere corpi di spedizione inglesi e francesi sul fronte italiano e vedere corpi di spedizione italiani in Macedonia, Francia e, ed è di quest’ultimo che andremo ora a parlare, persino in Sinai.
La storia di questo corpo inizia nel 1917, in Marzo.
Francia ed Inghilterra erano attivamente impegnate in Medio-Oriente per combattere l’Impero Ottomano ed i relativi Corpi di Spedizione tedesco ed austroungarico inviati in supporto. Già l’anno precedente si erano avviate le trattative per l’accordo Sykes-Picot, ma nessuno aveva informato gli italiani.
Questi ultimi tuttavia, per comprovata esperienza precedente, erano ben attenti a cosa succedeva nei comandi alleati e presto vennero a sapere di questa volontà anglo-francese di spartirsi il Medio-Oriente… proprio in quel momento l’ambasciatore italiano a Londra Marchese Imperiali (su proposta del ministro Sonnino) faceva formale richiesta (il 14 Marzo) al Foreign Office britannico, ed al segretario di stato inglese Balfour, di inviare un corpo di spedizione da affiancare alle truppe anglo-francesi già dispiegate. L’intento italiano era chiaro: non farsi tagliare fuori dalle future trattative e spartizioni in Medio-Oriente! Lo avevano capito facilmente anche Inglesi e Francesi, che infatti mal vedevano questa proposta italiana, ma data la vistosa irritazione (per altro giustificata) dei delegati italiani per non essere stati informati delle trattative in corso, essi non potevano fare altro che accettare… così il 9 aprile dello stesso anno (1917) giungeva il responso del Foreign Office britannico che accettava la proposta italiana a patto che il nostro governo inviasse un corpo di spedizione meramente rappresentativo e non più grande di un centinaio di unità.
Bersaglieri_Italiani_imparano_il_funzionamento_di_una_MaximAnche qui l’intento era palese: si accettava la risposta italiana (perché oggettivamente non si poteva rifiutare), ma si stava cercando di ridimensionarla al massimo.
Ciò detto è di fondamentale importanza dire che altre fonti affermano in realtà tutto il contrario ovvero che gli inglesi stessi avrebbero chiesto al nostro governo per l’invio di un corpo di spedizione numeroso e ben armato con artiglierie ed aerei in aiuto delle proprie forze in Sinai e Medio-Oriente.
Ad ogni modo, qualsiasi sia la versione che si vorrà prendere in oggetto, è indubbio che se il ministro Sonnino ben accettava questa evoluzione dei fatti, il Generale Cadorna, allora ancora Comandante Generale di Stato Maggiore delle nostre forze armate, aveva già cominciato a dimostrare molte perplessità sulla questione (già si era opposto all’invio del Corpo di Spedizione in Macedonia l’anno prima) adducendo come giustificazione delle sue lamentele l’eccessiva dispersione di truppe lontane dal fronte nazionale.
Per appianare le problematiche interne il governo decise che il corpo di spedizione sarebbe stato inviato, ma a patto che quest’ultimo fosse creato utilizzando truppe nazionali presenti già nelle colonie e non sottraendo truppe nazionali al fronte primario in Friuli e Veneto.
Essendo tutti d’accordo finalmente il corpo veniva formato ufficialmente il 24 Aprile quando il ministero della Guerra italiano diramava la circolare riservata in cui disponeva la costituzione del “Distaccamento Italiano di Palestina”.
Come rappresentanza dell’esercito prendevano parte trecento bersaglieri tratti dalla Libia italiana, e cento Carabinieri Reali provenienti dall’Italia. In pochi giorni fu costituito il contingente dell’Arma composto, oltre dagli ufficiali, da tre marescialli, quattro brigadieri, sei vicebrigadieri, due appuntati, ottantacinque carabinieri, dei quali sessanta provenienti dalla Legione Allievi, ed era sotto il comando del Capitano Angelo Scalfi della Legione di Bologna. Il Distaccamento italiano di Palestina dipendeva dal deposito del I reggimento bersaglieri di Napoli mentre il comando generale era affidato al Maggiore dei Bersaglieri Francesco D’Agostino. Secondo le previsioni iniziali, al Distaccamento doveva essere aggregato in estate un gruppo di cinque aerei monomotori SAML S.2 della 118ª Squadriglia da ricognizione. Il reparto aereo tuttavia, sarebbe stato costituito soltanto nel settembre del 1917 ed, una volta creato, si era poi deciso di inviarlo a Campoformio, sul confine italo-austriaco, e non in Medio Oriente. In aggiunta però, il corpo di spedizione venne dotato di un reparto di cavalleria.
Il 6 maggio 1917, il comando salpava da Napoli giungendo il 10 a Tripoli. La sera del 13 maggio dal porto libico s’imbarcavano anche la compagnia di Bersaglieri e la salmeria (quarantasei quadrupedi). Due giorni dopo, il distaccamento al completo, salpava da Tripoli effettuando il 17 maggio una breve sosta a Tobruk per ulteriori rifornimenti, ma senza sbarcare.
Il 19 maggio finalmente il contingente italiano sbarcava a Porto Said. Il Maggiore D’Agostino, mettendosi subito in contatto con il locale comando britannico, avviava subito una prima fase collaborativa nella quale gli inglesi avrebbero fornito rifornimenti, viveri e munizioni in cambio di una piena ed immediata operatività del contingente in caso di necessità.
Carabinieri_a cavallo_in_PalestinaFortunatamente, nonostante il maggiore tenesse sempre pronti i suoi uomini, non c’era stata necessità di interventi. Questo aveva fatto sì che il contingente fosse riposato, preparato e ben armato (infatti gli inglesi avevano dotato i nostri uomini di alcune mitragliatrici Vikers e Maxim che, sebbene di grande potenza ed affidabilità erano in gran parte sconosciute ad i nostri uomini, infatti presto era stato necessario avviare corsi d’istruzione all’uso delle suddette armi come in fotografia) proprio durante la visita ufficiale del generale britannico Archibald Murray (il 4 giugno) al quale era stato affiancato il nostro contingente. Il generale rilevava nei nostri uomini “l’ottimo stato di salute, il buon livello di addestramento e il lodevole senso di disciplina”, facendo presto spiccare il nostro contingente fra le preferenze dei britannici.
Il Maggiore D’Agostino tuttavia ben aveva inteso che la visita del generale preannunciava un’imminente entrata in scena… per questo ordinava ai suoi uomini un’intensa fase di addestramenti al tiro.
Neanche 10 giorni dall’inizio delle esercitazioni ed ecco arrivare il primo ordine, il maggiore aveva visto giusto!
Il generale Murray infatti, aveva lanciato una poderosa offensiva che aveva come obbiettivo Gaza.
Il contingente veniva assegnato alla sorveglianza della ferrovia di Rafa, già oggetto di raid turchi e di ribelli berberi nonché fondamentale via di approvvigionamenti per le forze dell’Intesa (vi erano infatti dislocati anche la 49^ Brigata di Fanteria Indiana di circa un migliaio di uomini, un parco aeroplani, due stazioni antiaeree, un parco genio, una riserva munizioni, una brigata di cavalleria indiana, un battaglione del 101° Granatieri Indiani ed altri reparti inglesi).
Per tutta la durata della sorveglianza italiana, la stazione di Rafa e la sua ferrovia erano state lontane da sortite di qualsiasi tipo, infatti al contrario delle altre forze, gli italiani avevano creato un perimetro di difesa estremamente mobile e fluido, formato da grandi “pattuglioni montati” in grado non solo di prevenire attacchi di ogni genere, rilevandoli da grande distanza, ma anche di andare a caccia delle singole unità nemiche sparpagliate in giro per il deserto… l’eredità della caccia alle tribù Senusse alleate dei turchi in Libia stava dando i suoi frutti.
Se tuttavia la ferrovia più importante, come detto sopra, non era stata minimamente intaccata da rischi o minacce di qualsivoglia tipo, grazie agli uomini di D’Agostino, lo stesso non si poteva dire dell’offensiva generale sfociata in un totale fallimento!
Il Generale Murray veniva così sostituito dal Generale Edmund Allenby, giunto il 28 di Giugno.
La prima cosa intrapresa dal nuovo comandante era presto detta: riorganizzare le truppe e preparare una nuova offensiva sulla linea Gaza-Bersheeba, per poi marciare verso Gerusalemme!
Nonostante potesse sembrare prematura una cosa del genere data la batosta appena subita, in realtà si rivelerà presto una mossa vincente! Infatti il generale era stato informato dai servizi d’informazione che vi erano sconti e conflitti all’interno del comando Turco-Tedesco (il generale Von Falkenhayn, che faceva visita a Damasco per consultazioni con il Comando turco, avrebbe voluto scatenare una controffensiva in Mesopotamia per riconquistare Bagdad, occupata dagli inglesi l’11 marzo del 1917, ma il generale Jemal Pasha si opponeva definendo indispensabile la difesa ad oltranza della Palestina, per evitare la caduta della città santa di Gerusalemme e l’isolamento della numerosa armata turca arroccata a Medina, nell’Hegiaz).
Passato in rassegna il corpo di 450 soldati italiani e dopo i risultati ottenuti nella difesa della ferrovia di Rafa, il Generale Allenby (forte anche di due nuove divisioni inglesi), aveva deciso che era ora per gli italiani di avere un incarico ancora più importante!
Il Maggiore D’Agostino, ben felice di questa occasione, obbediva agli ordini inserendosi coi suoi uomini nel XX Composite Force (al comando del Generale Watson) insieme all’Imperial Service Cavalry, alla 20a brigata indiana di fanteria (Patiala-Gwalior e Alwar) e a sei compagnie del contingente francese. Agli Italiani era affidato uno dei compiti più importanti che nella terza ed ultima Battaglia di Gaza si rivelerà fondamentale: la difesa del saliente di Khan Yunis (un piccolo distaccamento di carabinieri era stato invece lasciato a presidio della ferrovia di Rafa).
Alla vigilia dello scontro l’intesa disponeva di oltre 60.000 combattenti di prima linea con oltre 500 cannoni e almeno 15.000 fra muli, cavalli e cammelli, un centinaio di aerei di tutti i tipi, più 230.000 soldati e ausiliari egiziani appartenenti alla riserva e addetti ai servizi logistici, ai trasporti (con 80.000 quadrupedi) e agli impianti ferroviari, questi ultimi costruiti dal genio in tempi molto rapidi per fare giungere in prima linea un fiume ininterrotto di rifornimenti. I turchi fronteggiavano questa notevole massa con circa 200.000 soldati peggio armati ed equipaggiati nonostante la presenza di qualche ottimo reparto di mitraglieri e artiglieri germanici e austriaci (i tedeschi disponevano anche di un dozzina di ricognitori Rumpler e di alcuni caccia Pfalz).
Tutto era pronto! E il 7 novembre 1917, il Generale Allenby scatenava una violentissima offensiva sulla linea Gaza-Bersheeba.
unità_Carabineri_in_PalestinaDopo alterne vicende, finalmente la svolta! I turco-Tedeschi resisi conto di non poter più ancora per molto tenere testa alle armate dell’intesa tentavano il tutto per tutto scatenando un violento contrattacco proprio sul saliente di Khan Yunis cercando di aggirare le truppe britanniche, ma non avevano fatto i conti con i nostri Bersaglieri!
Le truppe turco-tedesche venivano arrestate e violentemente respinte dal nostro contingente, trasformando la ritirata nemica in una rotta disorganizzata con nuclei nemici che scappavano terrorizzati in direzioni a casaccio per il deserto.
Questo disastro aveva causato un crollo del fronte grazie al quale i britannici stavano ottenendo grandi successi!
Bersheeba veniva infatti occupata il 31 ottobre grazie ad una violentissima carica della cavalleria australiana. Il 7 novembre, i Turchi, temendo l’accerchiamento, si ritiravano da Gaza, che avevano difeso strenuamente per molti mesi; i bersaglieri italiani intanto, grazie alle loro truppe montate che garantivano loro estrema mobilità si erano ripetutamente rivelati fondamentali (soprattutto il 4 e il 5 novembre) per tamponare eventuali aperture. Alla metà di novembre l’esercito dell’Intesa sfondava e marciava su Gerusalemme che veniva conquistata il 9 dicembre.
In questa occasione il Generale Allenby, in procinto di entrare in città, era sceso da cavallo togliendosi il cappello per entrare a piedi ed in religioso silenzio nella Città Santa con ai suoi fianchi il Maggiore d’Agostino (promosso nel frattempo a Tenente Colonnello) ed il parigrado francese De Piépape.
Per il loro valore e per le loro incredibili doti di adattamento e di controllo, vennero scelti proprio i Carabinieri del corpo di spedizione Italiano per l’incarico forse più delicato della campagna: la protezione dei luoghi santi! (Successivamente l’impegno dei Carabinieri nella protezione dei suddetti verrà riconosciuto anche da tutte e tre le autorità religiose – Cristiana, Ebrea e Mussulmana – tanto da richiedere l’estensione di tale incarico fino al 1921,cosa che poi nei fatti accadeva).
Il 15 dicembre, un altro reparto italiano veniva inviato a presidiare Beit Hanun (otto chilometri a nord di Gaza) per difendere la linea ferroviaria litoranea, così da prevenire eventuali “ritorni di fiamma” nemici.
Infatti se anche la campagna era stata vittoriosa molti erano ancora i nemici da piegare, ed infatti proprio vedendo le eccezionali qualità dei Bersaglieri italiani, il comando britannico (secondo alcune fonti) chiedeva all’Italia un aumento del contingente.
Tuttavia, purtroppo per noi, l’autunno non era andato bene in patria… gli Austriaci avevano sfondato a Caporetto e per questo Cadorna era stato sostituito con Diaz, causando un momentaneo “blocco” di tutte le richieste non strettamente inerenti al fronte veneto.
Ad ogni modo, una volta passata questa fase, la richiesta veniva presa in osservazione, ma anche in questo caso, nonostante la più che favorevole opinione di Sonnino, il Generale Diaz sollevava perplessità… ma, al contrario di Cadorna, Diaz proponeva anche soluzioni! Infatti, se non era possibile distogliere (giustamente) nemmeno un uomo dal fronte veneto si potevano prendere direttamente dall’Egitto! Infatti Diaz era a conoscenza della grande massa di italiani emigrati in quella terra in tempi precedenti, ma ancora ufficialmente cittadini italiani! Così veniva diramato un ufficiale e specifico bando (con il consenso delle autorità britanniche) con il quale si aprivano gli arruolamenti per “Tutti quei Italiani residenti in Egitto, ma detenenti ancora cittadinanza italiana”. Il Bando veniva accolto con molto favore dagli Italiani lì residenti e così il contingente poteva contare su nuovi rinforzi (sebbene ovviamente in misura minore di quelli in realtà richiesti dagli inglesi)! Il corpo così mutava il suo nome e diveniva “Compagnia dei Cacciatori di Palestina”, il cui comando veniva affidato al Capitano dei Bersaglieri Felice Mercuri, coadiuvato da altri 4 ufficiali.
Nel febbraio 1918 gli italiani venivano assegnati al controllo del nodo ferroviario tra Giaffa e Gerusalemme. Nell’estate dello stesso anno, D’Agostino veniva sostituito dal Tenente Colonnello degli Alpini Gustavo Pesenti che, tuttavia, iniziava a lamentare una certa inattività delle forze italiane, sempre relegate alle retrovie dagli inglesi per protezione delle stesse e non più partecipi come un tempo alle operazioni congiunte.
Nell’ottobre 1918 il ministro degli Esteri Sidney Sonnino, volendo riportate all’attenzione quella zona ed i nostri uomini, annunciava di volere inviare in Palestina una brigata di 6000 uomini chiamata ufficialmente “Corpo di Spedizione per la Siria e la Palestina”.
Il contingente, tuttavia, non aveva avuto tempo per essere costituito, perché l’avanzata alleata aveva travolto la residua resistenza turco-tedesca conquistando Damasco e Aleppo sancendo la fine della guerra in quello scacchiere.
A questo punto lo Stato Maggiore, di concerto con il governo, aveva stabilito – pur mantenendo la nomenclatura “Corpo di Spedizione per la Siria e la Palestina” – di cambiare obiettivo della spedizione: l’Anatolia! Questo per rivendicare quanto promesso all’Italia negli accordi di San Giovanni di Moriana.
Qualche giorno prima dello sbarco (fissato per il 6 gennaio 1919), il governo tuttavia annullava l’operazione e il Corpo veniva sciolto.
Tutti i reparti italiani in Palestina ed Egitto, dislocati a Porto Said, Giaffa e Sarona, conclusa felicemente e con grande onore combattivo la loro campagna al fianco degli alleati, rientravano in Italia nell’agosto del 1919.
Per quanto riguarda la Palestina rimaneva – come detto in precedenza – soltanto un nucleo di Carabinieri appiedati che aveva assunto la denominazione di “Distaccamento Italiano Carabinieri di Gerusalemme”, che dall’agosto 1919 al febbraio 1921 aveva svolto servizi di polizia militare, di guardia al consolato italiano, di guardia d’onore al Santo Sepolcro, staffetta e corriere tra Egitto, Palestina e Siria.
Il 1º marzo 1921 giungeva anche per loro il momento del rientro in patria. Una volta raggiunta la Patria, il corpo veniva sciolto con tutti gli onori del caso.
In conclusione, la storia – in gran parte misconosciuta – di questo corpo e delle sue gesta, ci dimostra come gli Italiani abbiano saputo mantenere forza, coraggio ed onore combattivo costantemente, in qualsiasi situazione, fino alla vittoria in ogni luogo in cui essi abbiano combattuto. Dal Friuli-Venezia-Giulia/Veneto alla Francia fino alla Macedonia, dalla Cina all’Africa, passando per Sinai e Palestina! Ricordatevi queste storie, quando alcuni vi diranno che “gli italiani non sono mai stati capaci a nulla di buono nella Grande Guerra!
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di Leonardo Sunseri
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FONTI
Libri
1) Martin GILBERT, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Arnoldo Mondatori Editore, Milano 1998.
2) B. H. LIDDELL HART, La Prima Guerra Mondiale 1914-18, Rizzoli Editore, Milano 1972

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