11 Ottobre 1893 – Maurizio Talmone, il figlio dell’industriale torinese del cioccolato, ucciso in Somalia

Giovane ufficiale della Regia Marina in servizio coloniale nell’Oceano Indiano assassinato a tradimento su di una spiaggia della Somalia

Il Sottotenente di Vascello Maurizio Talmone ucciso a Merca dai somali. Foto Bettini, Livorno

Maurizio Talmone, figlio dell’industriale torinese del cioccolato aveva frequentato l’Accademia Navale di Livorno, dove fu compagno di studi del Duca degli Abruzzi e dalla quale uscì con il grado di guardiamarina, per poi seguire il corso superiore ed essere promosso luogotenente di vascello.
Successivamente arruolato nella Regia Marina si distinse per la sua cultura geografica e coloniale. Imbarcato sulla Regia Nave Staffetta in servizio coloniale tra il Mar Rosso, Golfo di Aden e Oceano Indiano, venne ucciso in un agguato l’11 ottobre 1893 a Merca, in Somalia.
Lo località somala si trova poco a sud di Mogadiscio, dove solo due anni prima i Sultani Iman Mamhud, Sultan Otoman e Ab Bacher avevano firmato, dietro compenso, la “Dichiarazione di protettorato sotto il Governo italiano”.
Il giovane ufficiale venne “colpito alle spalle nel fianco sinistro – scrive lo storico della marina Ceci nel 1940 – da un somalo datosi poi alla fuga. Tragico quanto doloroso episodio avvenuto in un baleno, tantoché sentendo i colpi di fucile e vedendo un compagno cadere, gli ufficiali credettero che gli ascari si fossero messi a far fuoco loro addosso e si prepararono a vender cara la vita. Similmente l’equipaggio della lancia, filato per occhio il cavo dell’ancorotto ed impugnate le carabine, già armate a ripetizione, si preparavano a far fuoco contro i soldati, quando il comandante, accortosi subito, per fortuna, dell’errore, fece abbassare le armi, ed imbarcato nella lancia il ferito con molta difficoltà, causa il grosso mare, lo spedì a bordo (della Staffetta, nda), dove la sera, ad onta delle più sollecite ed affettuose cure sanitarie, il t.v. Talmone spirava serenamente senza un lamento, nella costernazione di tutto l’equipaggio.

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Fatti attivare i fuochi il Comandante Incoronato, col proposito di dar sepoltura alla salma del compianto ufficiale in terra italiana, condusse la nave ad Itala, dove la salma si ebbe l’indomani le più solenni onoranze. Compiuta la pietosa missione, la Staffetta, nel pomeriggio del 13, ritornò a Merca, ove procedette alla deposizione del Valì ed alla cattura dei capi più influenti della città, ritenendosi per certo che l’assassino fosse strumento dei capi che mal tolleravano la presenza degli europei.
Venne deciso di bombardare Merca, per dare una salutare lezione agli indigeni ed ai loro capi, perciò il 15, essendo la nave ancorata a circa 800 metri da Merca, fu eseguito il bombardamento della città somala e di altri villaggi sparsi sulla collina circostante. I danni materiali furono rilevanti, specialmente nel villaggio abitato dai bimal, distante circa 3 chilometri dalla nave. Le capanne di Merca furono in gran parte distrutte, nonché diverse case in muratura, ed in molte parti fu danneggiato anche il muro di cinta. I colpi sparati furono 157; i morti accertati 21, ma di fatto essi dovettero essere indubbiamente molti di più dato che quei fieri ed indomabili somali solevano nascondere i cadaveri dei caduti”.
La salma dell’ufficiale venne sepolta il 12 ottobre 1893 a Itala, da dove poi nel 1895, per volere della famiglia venne esumata per essere definitivamente tumulata nel cimitero evangelico di Torino, città natale del tenente, dove ad attenderla vi era il Duca di Genova, dopo essere stata ricevuta all’Arsenale di La Spezia dall’ammiraglio Racchia con il suo Stato Maggiore.

di Alberto Alpozzi

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